La prima puntata di Confederation Music del 2026 ci porta nel sottobosco musicale ginevrino da cui sono emersi, tre anni fa, Yalla Miku.
Yalla Miku
RSI Cultura 01.01.2026, 11:46
Ha senso aprire l’anno nuovo con questo progetto perché è di buon auspicio, è un bell’augurio per un mondo che possa (sempre di più) abbracciare il cambiamento, la diversità e il melting pot culturale che stanno alla base dell’evoluzione. «Alla base c’è l’idea di dedicarsi all’incontro», spiega Cyril Yeterian, uno dei fondatori, nell’intervista di Marco Kohler. «Mi rendo conto che il progetto si è evoluto perché di fatto abbiamo realizzato un secondo album con nuovi musicisti. È come un nuovo primo album, come raccontare una seconda storia piuttosto che continuare la prima».
Yalla Miku, nati nelle teste di Yeterian e Cyril Bondi (attivi anche come Cyril Cyril) è un collettivo affiatato, libero e sperimentale, in cui si fondono post-punk, afro-funk, disco, dub, kraut rock e un tocco di Africa orientale (questa volta). Sì, perché il nuovo album 2, pubblicato il 7 novembre 2025 con Les Disques Bongo Joe, è una storia diversa da quella del primo disco omonimo del 2023. Non è più rappresentato il Maghreb per esempio; da 7 membri Yalla Miku sono diventati cinque, due dei quali (o meglio, delle quali) sono delle new entry, come la freak dell’elettronica ginevrina Emma Souharce e la jazzista losannese Louise Knobil. Torna invece il musicista d’origine eritrea Samuel Tesfagergsh.
«Per me era importante vedere dove saremmo andati noi cinque, come ci saremmo trovati», è il pensiero di Souharce. «Credo che essere riusciti a offrire questo album sia già tanto. Questo disco mi sembra uno sguardo plurale sul mondo».
Yalla Miku
RSI Cultura 01.01.2026, 11:47
Siamo in quel delizioso limbo creativo in cui non esistono limiti se non quelli che imponi tu a te stesso. Come sottolinea Yeterian: «Io amo sorprendere prima di tutto me stesso. C’era qualche premessa iniziale, ma per il resto la direzione era libera, con nuove personalità e nuovi strumenti. Troppo bello. Tutte queste cose hanno stimolato la nostra creatività senza che dovessimo chiederci dove stessimo andando. È stato esaltante farlo».



