Lunedì allenamento di calcio. Martedì corso di inglese. Mercoledì chitarra. Giovedì di nuovo calcio. Venerdì magari nuoto o teatro. Nel fine settimana: compleanni, atelier, attività culturali, feste di ogni genere.
È uno spaccato sempre più comune dell’infanzia contemporanea, in Ticino come nel resto d’Europa.
A prima vista, si tratta di un progresso. I bambini di oggi sono generalmente molto più impegnati di un tempo, soprattutto per via della crescita del benessere economico, che ha reso attività sportive, artistiche e formative accessibili a un numero sempre maggiore di famiglie. D’altro canto, oggi sappiamo quanto sia importante praticare sport, imparare una seconda lingua o coltivare la sensibilità musicale. Sono esperienze che contribuiscono allo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale dei più giovani.
Tutto giusto e tutto vero, ma forse si è perso di vista un altro essenziale tassello nella crescita dei bambini: l’immaginazione. L’infanzia, per sua natura, necessita di momenti non programmati. Tempi vuoti, apparentemente improduttivi, nei quali il bambino non riceve stimoli dall’esterno ma è chiamato a cercarli dentro di sé.

Un bambino, per sviluppare la fantasia e l’immaginazione ha bisogno di annoiarsi. Può sembrarci forse un controsenso, ma a pensarci bene non c’è niente di più logico. Quand’è che da piccoli ci inventavamo i giochi più strampalati, immaginando di essere pirati con un semplice bastone, o di cucinare prelibatezze con fango e foglie? Proprio quando non c’era altro da fare.
Il cervello funziona così, lo dicono anche gli esperti: la noia è il primo elemento allo sviluppo della creatività e della fantasia. Se noi offriamo già tutto pronto, il bambino non avrà bisogno di ingegnarsi per divertirsi.

Al contempo, proprio come accade a noi adulti, se la settimana è già fitta di impegni e scadenze prestabilite, appena ci sarà un momento libero si rischia di essere cognitivamente sovrastimolati.
L’effetto potrebbe dunque essere controproducente: se è vero che i bambini sono in grado di assorbire grandi quantità di informazioni, grazie a un cervello in evoluzione che sta creando nuove connessioni, gli studi ci confermano che un’eccessiva stimolazione può portare a iperattività, calo dell’attenzione e difficoltà di apprendimento.
https://rsi.cue.rsi.ch/info/svizzera/Pure-i-bimbi-in-burnout--1102317.html
Non mancano riscontri empirici. Secondo uno studio di Pro Juventute, i bambini e gli adolescenti che dispongono di tempo sufficiente per riposarsi e gestire liberamente il proprio tempo mostrano livelli di stress più bassi e un migliore benessere complessivo. Al contrario, i giovani maggiormente stressati riferiscono più ansia, relazioni sociali più fragili e un uso più intenso dei media elettronici. Un dato che suggerisce come non sia soltanto la quantità di attività a fare la differenza, ma anche la qualità del tempo libero a disposizione.
https://rsi.cue.rsi.ch/info/mondo/Quasi-un-bambino-su-tre-%C3%A8-dipendente-da-social-e-telefono--2916192.html
L’idea di fondo, come spesso accade, è mossa da buone intenzioni: dare ai figli tutti gli strumenti possibili per affrontare una società competitiva e, talvolta, spietata. E dietro le agende sempre più affollate dei bambini si intravede spesso anche l’ansia degli adulti. In una società orientata alla performance, molti genitori cercano di offrire ai figli il maggior numero possibile di opportunità, nel tentativo di prepararli al futuro. Ma quando ogni momento libero viene programmato, il rischio è quello di ridurre gli spazi di autonomia, di immaginazione e fantasia e anche di scoperta di sé.
I bambini, ormai è chiaro, hanno bisogno di tempo libero e tempo lento. Questo diventa per loro spazio di crescita, in cui imparano ad annoiarsi e a trovare strategie per stare meglio. Imparano a conoscersi più in profondità, un passaggio cruciale nello sviluppo della personalità.
In una società che tende a riempire ogni istante disponibile, forse la sfida non è aggiungere nuove attività alle loro giornate, bensì restituire ai bambini qualcosa che rischia di diventare raro: il diritto di avere del tempo vuoto (da riempire con la loro fantasia).






