Società
Voci che incontrano

Onda Diurna, la voce che cura

Una radio che diventa comunità: identità, ascolto e relazione attraverso le parole

  • Oggi, 15:00
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  • Shareradio
Di: Laser/EBo 

Onda Diurna è uno spazio vivo, attraversato da voci che cercano, trovano e costruiscono senso. In onda ogni martedì su Shareradio, il progetto nasce all’interno del Centro Diurno Procaccini come esperienza in presenza, una sorta di radio–spettacolo costruita giorno dopo giorno dagli utenti e dagli educatori. Con la pandemia, però, questa esperienza si trasforma, si espande e dà vita alla “Onda Diurna Community”, un ecosistema partecipativo che raccoglie contributi, testi e messaggi provenienti anche a distanza.

Fin dalle sue origini, il cuore pulsante del progetto è la voce. Non solo come strumento tecnico o narrativo, ma come elemento identitario e relazionale. «La radio è innanzitutto dare parola alle persone, che possono raccontarsi con un effetto terapeutico benefico», sottolinea Nicola Mogno di Shareradio. «E condividendo le proprie esperienze, le mettono anche al servizio degli altri». Una dimensione, dunque, che intreccia espressione individuale e solidarietà, trasformando l’ascolto in una pratica collettiva.

La struttura della trasmissione è oggi ibrida: si compone di conduzione in studio e interventi a distanza, integrando messaggi vocali, contributi scritti e partecipazioni via WhatsApp. Questo permette di superare i confini fisici dello studio radiofonico e di creare una presenza diffusa, in cui ciascuno può trovare il proprio spazio. Come spiega Donatella Fidanza, educatrice del Centro Diurno Procaccini, «è un modo per raccontare di sé attraverso questa parola buona […] e permette davvero a ciascuno in tutta libertà di esprimersi, sia con la propria voce sia in forma scritta».

Al centro di ogni puntata c’è infatti una “parola buona”, proposta dallo psicoterapeuta Sergio Astori nell’ambito del suo progetto “Pillole di resilienza”. Attorno a questa parola si sviluppano riflessioni, racconti, poesie, ricordi. La parola diventa un pretesto e allo stesso tempo un dispositivo: attiva la memoria, sollecita l’immaginazione, offre un terreno condiviso su cui costruire relazioni. «La voce diventa uno strumento di cura», afferma ancora Fidanza. «La voce, l’ascolto e il sentirsi parte di qualcosa».

I contributi degli utenti restituiscono la profondità di questo processo. C’è chi riflette sulla natura stessa della voce e chi ne racconta il valore intimo, fragile, talvolta doloroso. Le storie attraversano esperienze di vita complesse, come nel racconto di chi ricorda «la voce di mio papà» in un momento estremo, oppure nella narrazione di percorsi segnati dalla malattia. La radio diventa così un contenitore capace di accogliere anche ciò che è difficile da dire altrove.

Non manca, però, una dimensione di leggerezza e gioia. «Mi sto divertendo come una pazza», racconta una partecipante. «Un po’ di ansia, ma poi passa». La scoperta della propria voce, e del piacere di usarla, si traduce in un’esperienza di empowerment. Un altro utente lo definisce chiaramente: «È liberatorio. Quando non ti permettono di parlare è un brutto segno». Qui, invece, la parola circola liberamente, si moltiplica, si intreccia.

Il valore collettivo del progetto emerge con forza anche nelle parole di Paolo Diliberto, tra gli ideatori: «Questa trasmissione è fatta da chiunque voglia fare con noi […] negli anni le persone ci hanno raccontato sei anni della loro vita, nel bene e nel male». La radio diventa così archivio di esistenze, memoria condivisa, spazio di continuità. Un patrimonio che cresce nel tempo e che, come sottolinea lo stesso Diliberto, «proprio non possiamo smettere».

“Onda Diurna” è quindi una comunità, prima ancora che un programma. Una comunità che esiste anche tra persone che non si sono mai incontrate di persona, ma che condividono un’esperienza di ascolto e di racconto. «La community sente forte il legame tra le persone», osserva Fidanza, «anche se magari non si sono mai viste». È un legame costruito attraverso la voce, che diventa ponte tra distanze geografiche, emotive e sociali.

A chiudere simbolicamente questo percorso è la riflessione di Sergio Astori, che restituisce il senso profondo dell’esperienza: «Una voce vive davvero solo quando trova qualcuno capace di ascoltarla». È forse questa la chiave di “Onda Diurna”: creare le condizioni perché le voci possano emergere, essere riconosciute, entrare in relazione.

In un tempo in cui la comunicazione è spesso veloce e frammentata, questa trasmissione sceglie di rallentare, di dare spazio, di restituire valore alla parola. La radio, in questo contesto, diventa uno strumento di cura, un luogo in cui la fragilità non è nascosta ma condivisa, e in cui ogni voce — anche la più timida — può trovare il proprio ascolto.

“Onda Diurna” è, in definitiva, un’esperienza collettiva in cui la voce non è mai isolata. Si costruisce nell’incontro con le altre, si rafforza nell’ascolto reciproco e diventa presenza viva: capace di attraversare lo spazio della città e di raggiungere, ogni volta, qualcuno disposto ad ascoltare.

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Onda diurna: la voce che cura

Laser 19.06.2026, 09:00

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  • Anais Poirot

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