Da due secoli ci ostiniamo a leggere il mondo con le etichette “destra” e “sinistra”, come se fossero categorie naturali. Non lo sono. Esse nascono da un dettaglio quasi accidentale: la disposizione dei seggi nell’Assemblea nazionale durante la Rivoluzione francese, dove i sostenitori dell’ordine tradizionale sedevano a destra del presidente e i fautori del cambiamento a sinistra. Da quel gesto contingente abbiamo ricavato due parole che oggi pretendiamo di usare per spiegare tutto: economie, identità, culture, conflitti.
David Hume, nel Settecento, aveva intuito che la nascita della finanza moderna avrebbe creato due economie sovrapposte ma distinte: quella dei proprietari terrieri, basata su eredità, legami familiari e stabilità; e quella dei detentori di capitale finanziario, fondata su mobilità, debito, commercio e libertà individuale. La seconda avrebbe sconvolto la prima, spostando il potere dalle campagne alle città, dagli anziani ai giovani, dalla terra al denaro. E così è stato. Ma ciò che Hume non poteva prevedere è che la vecchia economia non sarebbe mai scomparsa: eredità, reti familiari, ruoli tradizionali continuano a plasmare la vita di milioni di persone, e sono oggi difesi politicamente dalla destra.
La sinistra è diventata, nel tempo, il laboratorio degli strumenti che rendono possibile l’economia finanziaria: istruzione, welfare, diritti, mobilità sociale. Tutto ciò che serve a far circolare persone, idee, capitali. È la parte del mondo che tende a vedere il futuro come qualcosa da costruire, non da ereditare. Non è un caso che le aree più ricche e globalizzate votino prevalentemente a sinistra (New York, Los Angeles, Toronto, Berlino, Parigi, Melbourne). Ed è anche la parte che ha contribuito a creare gli strumenti che tengono in piedi il capitalismo moderno: banche centrali, debito pubblico, protezione dalla svalutazione. La sinistra è spesso la fucina del denaro, anche quando sogna di abbatterlo.
La destra, invece, difende ciò che la finanza tende a erodere: la terra, la famiglia, la continuità. Difende il diritto di invecchiare mantenendo un ruolo nella vita dei figli, il diritto di restare dove si è nati, il diritto di non essere travolti da un mondo che cambia troppo in fretta. Per molti, questi valori valgono più del reddito o della crescita. Non sorprende che la destra sia più forte nelle aree rurali e nei territori dove la tradizione pesa più della mobilità (l’UDC in Svizzera incarna proprio questa visione, che si registra altresì nel Midwest e Sud degli Stati Uniti, Polonia, Ungheria, Giappone rurale, Italia e Francia rurale). Molte persone preferiscono terra e potere a denaro e libertà: è un’altra idea di sicurezza, un’altra idea di futuro.
Il punto è che queste due economie – quella dei proprietari terrieri e quella dei detentori di capitale – convivono nello stesso spazio, ma non parlano la stessa lingua. Una vive di mobilità, l’altra di radicamento. Una prospera con l’inflazione, l’altra la teme come una minaccia esistenziale. Una vuole aprire, l’altra vuole chiudere. E quando il clima cambia, quando la terra fertile si restringe, quando l’acqua scarseggia, la logica della conquista torna a galla. Non è un caso se i leader più ossessionati dai confini e dalle annessioni emergono spesso da destra (Russia, India nazionalista, Stati Uniti trumpiani): in un mondo che si restringe, la terra torna a valere più del capitale.
Ecco perché la destra cresce. Non perché la sinistra abbia fallito, ma perché il pianeta sta cambiando le regole del gioco. Se la terra diventa scarsa, la finanza diventa un lusso. Se il clima collassa, la mobilità diventa un privilegio. E allora la promessa della destra – protezione, identità, continuità – torna irresistibile.
Ma attenzione: la destra non può cancellare la sinistra, così come la sinistra non può cancellare la destra. E forse è proprio questo il punto che dimentichiamo: la sinistra non è solo morale, è ingegneria economica. È lì che nasce il denaro moderno. È lì che si inventano le soluzioni che impediscono alle società di implodere. Quando la sinistra si dimentica di essere il motore della ricchezza, regala alla destra un potere che non le appartiene.
Il conflitto non finirà. Ma non si tratta di una guerra tra buoni e cattivi. È una guerra tra due modi di sopravvivere.

La Francia al voto. Nel regno dell'estrema destra
Laser 16.06.2022, 09:00
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