Intervista

Contro Vladimir Putin, “criminale di guerra”

Marina Ovsyannikova continua a sfidare la propaganda russa: dopo il gesto in diretta, denuncia arresti, dà voce ai prigionieri politici e mantiene aperta la crepa nel sistema mediatico del Cremlino

  • Oggi, 10:00
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  • Keystone
Di: Laser/Mat 

La protesta di Marina Ovsyannikova non appartiene al passato. Continua a vibrare oggi, con la stessa forza del momento in cui entrò in diretta negli studi di Channel One con un cartello che diceva «Non credete alla propaganda. Qui vi stanno mentendo». Quel gesto ha incrinato un sistema costruito per essere impenetrabile, e la crepa che ha aperto non si è più richiusa.

Nell’intervista rilasciata A Sabrina Pisu in Laser, Ovsyannikova racconta come funziona dall’interno la macchina informativa russa. Definisce Channel One una «enorme macchina propagandistica del Cremlino», un ambiente in cui «le direttive presidenziali dettano cosa si può dire e cosa è proibito». La costruzione dell’immagine dell’Ucraina come minaccia, la cancellazione sistematica delle notizie positive sull’Occidente, la produzione continua di paura: tasselli di una strategia che ha modellato l’opinione pubblica russa per anni.

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La giornalista che ha sfidato Putin in diretta TV

Laser 04.05.2026, 09:00

  • © RSI
  • Sabrina Pisu

Il dissenso, in questo contesto, è un atto che isola. Ovsyannikova ricorda colleghi che condividevano idee liberali ma sceglievano il silenzio per proteggere le proprie famiglie. «A chi protesta la vita viene immediatamente distrutta», afferma. La sua descrizione della Russia come «un paese sotto il controllo della polizia» trova conferma nei rapporti internazionali sulla libertà di stampa, che documentano un ambiente ostile a ogni forma di critica.

Il prezzo personale è stato altissimo. Dopo la protesta è stata arrestata e accusata di diffondere «notizie false riguardanti l’esercito russo». La sua famiglia si è spezzata: l’ex marito, sostenitore dell’“operazione militare speciale”, l’ha accusata di essere una nazista e le ha fatto revocare la potestà genitoriale; madre e figlio, racconta, sono stati «plagiati» dalla propaganda e l’hanno definita una «traditrice della Russia». Una frattura che mostra quanto la disinformazione possa insinuarsi nella vita privata fino a dividerla.

Oggi Ovsyannikova vive in Francia, dove ha ottenuto asilo politico. La sua protesta continua da lì, con una forza diversa ma altrettanto incisiva. Si dedica ai «prigionieri politici», legge i loro nomi nei consessi internazionali, ricorda che dietro ogni arresto c’è una storia che rischia di scomparire. La sua voce è diventata un archivio vivente del dissenso russo.

Le sue parole sul futuro della Russia sono nette. Definisce Vladimir Putin un «criminale di guerra» e parla di uno «stato di polizia» costruito in venticinque anni. Secondo lei, servirà molto tempo per riportare il Paese verso la democrazia. L’avvertimento è diretto: «non bisogna mai fidarsi di Putin», un ex agente dei servizi segreti che «conosce bene il linguaggio del potere». La Russia attuale, afferma, somiglia a «uno stato mafioso», un sistema in cui ogni opposizione viene soffocata.

La forza della protesta di Marina Ovsyannikova sta nel fatto che non si è esaurita con un gesto televisivo. Continua ogni volta che denuncia un arresto, ogni volta che racconta un nome, ogni volta che ricorda cosa significa vivere sotto un regime che controlla l’informazione. La sua voce resta un punto di rottura in un panorama dominato dalla propaganda, un promemoria del prezzo della verità e della fragilità della libertà di espressione.

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Ucraina, intervista a Marina Ovsyannikova

Telegiornale 07.06.2023, 20:00

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