Il 14 aprile 2026 segna una frattura profonda nella storia dell’editoria francese. Olivier Nora, presidente e direttore di Éditions Grasset da ventisei anni, è stato improvvisamente rimosso dal suo incarico dal gruppo Hachette, controllato dall’imprenditore Vincent Bolloré. Al suo posto è stato nominato Jean‑Christophe Thiery, manager proveniente dal mondo delle grandi imprese e considerato un fedelissimo del miliardario bretone. Un passaggio di consegne che Hachette ha presentato come ordinario, ma che in Francia è stato immediatamente letto come un atto politico.
La reazione non si è fatta attendere. Oltre 115 autori di primo piano – da Virginie Despentes a Bernard‑Henri Lévy, uniti al di là delle loro differenze ideologiche – hanno firmato una lettera aperta annunciando l’addio alla casa editrice. Un gesto senza precedenti nella storia recente dell’editoria d’Oltralpe, interpretato come un atto di resistenza collettiva contro una possibile minaccia all’indipendenza editoriale.
Ad Alphaville la vicenda è stata analizzata con Veronica Noseda, corrispondente dalla Francia, che ha inserito il caso Grasset all’interno di una strategia culturale più ampia portata avanti da Bolloré negli ultimi anni. Dopo la televisione, la stampa e la radio, l’editoria appare come l’ultimo tassello di un disegno ideologico che mira a influenzare l’agenda culturale e politica del paese, anche a costo di pesanti perdite economiche.

Le edizioni Grasset orfane di Oliver Nora
Alphaville 17.04.2026, 11:45
Contenuto audio
Grasset non è una casa editrice come le altre. Fondata nel 1907, ha pubblicato autori che vanno da Proust a Zola, fino alle voci più radicali e controcorrente della contemporaneità. Sotto la guida di Jean‑Claude Fasquelle prima e di Olivier Nora poi, ha incarnato una tradizione di pluralismo, eleganza editoriale e apertura al dissenso. È proprio questa eredità che oggi molti temono venga messa in discussione.
Il caso Grasset solleva una domanda che va oltre l’editoria: chi difende, oggi, l’indipendenza della cultura? Per molti osservatori, l’alleanza trasversale degli scrittori potrebbe rappresentare la prima pietra di una resistenza più ampia. In un paese che ha fatto della contestazione una parte del proprio DNA, la partita è tutt’altro che chiusa.




