La crisi energetica innescata dal conflitto in Iran ha portato in evidenza la grande falla che mina il sistema energetico europeo: la crescente dipendenza dal gas naturale liquefatto proveniente dagli Stati Uniti.
Il paradosso è evidente. L’Europa, che si proclama campione della transizione verde, quando il mercato si scalda deve correre a comprare GNL sul mercato spot, pagando prezzi che oscillano all’impazzata. E chi controlla questo mercato? Gli Stati Uniti, che esportano gas liquefatto a un prezzo che fa comodo a loro.

Guerra in Iran, si infiamma il prezzo del gas
Telegiornale 19.03.2026, 12:30
La chiusura dello Stretto di Hormuz, gli attacchi alle infrastrutture energetiche del Golfo, la riduzione delle esportazioni di GNL dal Qatar: tutto questo ha messo in moto la stessa spirale che l’Europa aveva già vissuto nel 2022 (con la fine delle forniture russe via gasdotto e l’acquisto del GNL americano). Prezzi in salita, navi che cambiano rotta verso l’Asia, scorte che diventano improvvisamente insufficienti. E l’Europa, ancora una volta, senza un piano B.
Lagarde ha sottolineato che lo shock attuale è «più contenuto» rispetto al 2022, ma ha anche avvertito che la BCE è pronta a intervenire se l’inflazione energetica dovesse riprendere a correre. La differenza rispetto al passato è che oggi l’Europa ha più fornitori, più rigassificatori e più scorte. La somiglianza, però, è evidente: la sicurezza energetica europea dipende ancora da eventi geopolitici lontani e incontrollabili.
L’Europa in effetti oggi dipende da più attori, ma questo non la mette al riparo. Perché quando uno di questi attori (il Golfo) entra in guerra, l’altro (gli Stati Uniti) diventa automaticamente l’unico fornitore affidabile. A quel punto, i prezzi li decide lui. E l’Europa paga.
In questo quadro, qualcuno ha persino ipotizzato che la crisi in Iran possa per produrre effetti geopolitici sorprendentemente favorevoli a Washington. Non si tratta di suggerire intenzioni nascoste, ma di osservare come ogni instabilità nel Golfo rafforzi, di fatto, la centralità del GNL americano nel mercato europeo. È una dinamica che alimenta interrogativi legittimi: quando una crisi lontana finisce per avvantaggiare un attore preciso, è inevitabile che qualcuno si chieda se la geopolitica non funzioni anche così, per convergenze di interessi più che per disegni dichiarati.
Mentre l’Europa scopre di essere senza alternative, negli Stati Uniti la produzione di GNL cresce vertiginosamente. I nuovi terminali di liquefazione in Texas e Louisiana entrano in funzione tra il 2026 e il 2027, aumentando la capacità complessiva di esportazione di oltre il 25%. È un’espansione programmata da anni, ma che oggi assume un significato diverso: in un mercato destabilizzato dalla guerra in Iran e dalla riduzione delle forniture dal Golfo, gli USA si preparano a diventare il fornitore dominante del GNL globale. Per l’Europa questo significa una cosa sola: una dipendenza che rischia di trasformarsi da congiunturale a strutturale, con margini di manovra sempre più ridotti.
La guerra in Iran ha tolto il velo: l’Europa non è ancora padrona del proprio destino energetico. La sua sicurezza dipende da rotte marittime lontane, da decisioni prese a Washington e da conflitti che non controlla.

Il prezzo del gas preoccupa anche in Svizzera
Telegiornale 20.03.2026, 12:30
https://rsi.cue.rsi.ch/info/mondo/La-guerra-del-gas-dal-Nord-Stream-a-South-Pars--3612594.html





