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L’arte di correre (dei running club ticinesi)

Quando la corsa diventa una cultura, non possono che nascere cose positive. Chiamatelo pure, se volete, trend

  • Oggi, 17:00
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09:23

L’arte di correre

RSI Spam 17.05.2026, 14:00

  • A cura di Pablo Creti e Giorgia Blotti
Di: Pablo Creti 

Vlog, reportage, storie: Spam racconta in video di 7-10 minuti il mondo dei giovani della Svizzera italiana a 360 gradi. Tutte le puntate sono disponibili su PlayRSI.

Nella Svizzera italiana basta uscire di casa all’alba, oppure poco prima che faccia buio, per accorgersene: il running non è più soltanto sport. È diventato paesaggio umano. Per le strade e nei parchi di Locarno, Lugano, Bellinzona, Mendrisio, Chiasso, dalle valli ai centri cittadini, c’è una generazione — anzi, più generazioni insieme — che corre. E sì, probabilmente è anche un trend: i social sono pieni di Strava, scarpe fluorescenti, video motivazionali, (mezze) maratone fatte o da preparare. Ma forse, per una volta, il fatto che qualcosa sia diventato “di moda” non è necessariamente una brutta notizia.

Perché correre fa bene davvero. Fa bene al corpo, certo: migliora il cuore, la resistenza, il sonno, l’energia. Ma soprattutto sembra fare bene alla testa. In un periodo storico pieno di stress, iperconnessione e rumore mentale, infilarsi un paio di scarpe e uscire a correre è diventato uno dei pochi momenti di silenzio reale che molte persone si concedono. Non è soltanto una sensazione romantica o un mantra motivazionale da social network. Sempre più spesso si parla di quanto l’attività fisica — e la corsa in particolare — possa avere effetti molto concreti sulla salute mentale. Endorfine, dopamina, serotonina: nomi che magari sembrano usciti da una lezione di biologia, ma che nella pratica significano una cosa semplice. Correre può aiutare a stare meglio. A scaricare ansia e tensioni. A ritrovare lucidità. A sentirsi più leggeri, non soltanto fisicamente.

Haruki Murakami, nel suo L’arte di correre, scriveva che la corsa è soprattutto una disciplina mentale, una forma di dialogo silenzioso con sé stessi. Non parla di record o di performance estreme, ma di costanza, ripetizione, resistenza emotiva. Ed è forse proprio questo che tante persone stanno cercando oggi: non soltanto allenamento, ma equilibrio.

La corsa infatti non è più soltanto attività fisica. È diventata una cultura, un linguaggio condiviso, un modo di stare al mondo. C’è chi corre per (ri)mettersi in forma, chi per preparare una mezza maratona, chi per staccare dal lavoro, chi perché senza quei dieci chilometri serali sentirebbe di aver dimenticato qualcosa. Ma dietro a tutto questo c’è anche un forte senso di appartenenza. E questo si vede anche nella crescita dei running club nella Svizzera italiana. Realtà come il 692 di Lugano, il Lulu’s Run Club di Tenero o il Run Social Locarno stanno trasformando la corsa in qualcosa di collettivo. Non solo allenamento, ma anche comunità. Persone che riscoprono le città correndo insieme, condividendo chilometri, fatica e conversazioni.

Il fenomeno dei running club è esploso un po’ ovunque e anche nella Svizzera italiana; per alcuni è un modo per motivarsi, per altri per conoscere nuove persone, per altri ancora semplicemente per stare bene. In un’epoca in cui gran parte delle relazioni passa attraverso uno schermo, ritrovarsi a correre insieme è controcorrente: sociale, reale e persino terapeutico. I gruppi running si moltiplicano, gli eventi podistici registrano sempre più partecipanti, le community online si trasformano in amicizie vere. Persone che magari non si sarebbero mai incontrate finiscono a condividere levatacce all’alba, salite infinite, consigli sulle scarpe o semplicemente quel tipo di fatica che solo chi corre riesce a capire davvero.

Murakami scriveva anche che “il dolore è inevitabile, la sofferenza è una scelta”. Una frase che chi corre conosce bene. Perché dentro alla fatica della corsa c’è qualcosa di profondamente umano: il tentativo di attraversare il caos quotidiano mantenendo un ritmo, un respiro, una direzione. Poi certo, esistono anche gli eccessi. La performance ossessiva, il confronto continuo, l’ansia da prestazione trasformata in contenuto Instagram. Ma nel bilancio generale è difficile vedere il boom del running come qualcosa di negativo. Se una “moda” porta le persone fuori di casa a fare qualcosa che fa bene alla salute, se crea comunità invece che isolamento, se aiuta mente e corpo invece di consumarli, allora forse non importa troppo chiamarla trend.

Magari è semplicemente una delle poche tendenze contemporanee che, oltre a essere “catchy” online, fa davvero bene anche nella vita reale.

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