Società
Podcast

I love Nati

Ci sono istanti che sfuggono alla logica e raddoppiano di senso. Uno è il sinistro di Hottiger al Wankdorf: improbabile, innocente, inevitabile. Da lì nasce una storia di calcio e destino

  • Un'ora fa
  • Un'ora fa
Protagonista di quella giornata

Protagonista di quella giornata

  • Keystone
Di: Flavio Stroppini 

Ci sono cose che rimangono. Non so come spiegarlo bene. A volte su questo pianeta che lunaparcheggia su se stesso attorno al sole ci sono momenti che, senza troppo comprenderne il motivo, valgono il doppio.

Era il primo maggio del 1993, Wankdorf, Svizzera - Italia, qualificazioni per i mondiali USA 1994. Il sinistro al volo di Marc Hottiger, dal rigore. Non c’erano ancora i nomi sulle maglie, Hottiger portava il numero 2. Nella smorfia napoletana il 2 è associato a “‘a piccerella” (la bambina), che simboleggia l’innocenza e l’irrazionalità. L’irrazionalità di vincere contro l’Italia, l’innocenza del goal di un terzino che riporta la Nati ai mondiali dopo decenni. 

Me lo ricordo come fosse ieri. Quando quel rimpallo, con “l’angelo biondo” Alain Sutter, ha carambolato la palla sul rigore. Io mi sono sentito come Rodrigo de Triana, la vedetta arrampicata sull’albero maestro della Santa Maria che per primo ha urlato “Terra!”. 

Ero un ragazzino nel 1993, ma come Cristoforo Colombo era convinto di raggiungere l’America, io ero convinto a sfidare l’impossibile per raggiungerla. E per un attimo mi si era riempito il corpo, sentivo l’acqua, sentivo la risacca che andava e veniva, Ero quello che l’impossibile lo aveva visto prima di tutti. Quando la palla era alta lì! Sopra a tutti e ruotava senza senso ma con nel destino il piede di un terzino.

Anaïs Nin scrisse che “L’amore non arriva mai senza un briciolo di follia, ma ci vuole anche una logica nel modo in cui ci leghiamo.”.

Da tutto questo è partito “I love Nati”. Da una costrizione fisica consenziente e senza possibilità di controllo, che permette di esplorare fiducia, controllo e intimità. Non è che siamo il Brasile noi svizzeri. Ma prima o poi, come tutti gli esseri umani, possiamo trasformare le limitazioni in una forma di liberazione personale. Il goal di Hottiger è stato lo spunto per costruire la storia di Giuseppe Croci. 

Un personaggio che ha sempre amato Nati (Natasha). E la loro storia è intrecciata indissolubilmente alle sorti dell’altra Nati; la nazionale svizzera di calcio. Infatti fin dall’infanzia Giuseppe ha delegato le grandi scelte della sua relazione con la Nati ai risultati delle partite di calcio della nazionale svizzera. Se vinceva avrebbe... Se perdeva non avrebbe... 

Poi, come diceva Vujadin Boskov: “Quando Dio vuole, palla entra in rete.”… Buon ascolto!

I love Nati

5 puntate sui mondiali di calcio, a cura di Flavio Stroppini

immagine
  • 1. Primo Tempo

    Alphaville: le serie 22.06.2026, 12:35

    • Flavio Stroppini
  • 2. Intervallo

    Alphaville: le serie 23.06.2026, 12:35

    • Flavio Stroppini

Correlati

Ti potrebbe interessare