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Ringiovanire le cellule

Al via i primi test sull’uomo negli USA: la scienza prova a riavvolgere l’orologio biologico. Tra promesse terapeutiche e rischi ancora da chiarire, si apre una nuova frontiera della medicina

  • Un'ora fa
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Di: Mat Cavadini 

Per anni è sembrata fantascienza. Oggi, invece, il ringiovanimento cellulare è entrato a pieno titolo nei laboratori – e inizia a muovere i primi passi anche nella pratica clinica. Non si parla più di eterna giovinezza, ma di un campo di ricerca serio, a metà tra genetica, epigenetica e medicina rigenerativa. L’idea di fondo è semplice quanto radicale: l’invecchiamento non è solo un processo inevitabile, ma qualcosa che, almeno in parte, si può rallentare o modulare intervenendo sui meccanismi interni delle cellule.

Il punto di svolta è recente: nel giugno 2026 nell’ambito di un trial di fase 1 negli Stati Uniti ha avuto inizio la prima sperimentazione clinica sull’uomo di una terapia di riprogrammazione cellulare, sviluppata da Life Biosciences.

Alla base di questo approccio c’è il ruolo dell’epigenoma. Una cellula giovane e una invecchiata hanno lo stesso DNA – ciò che cambia è come viene utilizzato. L’epigenoma è il sistema che accende o spegne i geni, decidendo quali istruzioni leggere e quali ignorare. Con il tempo, però, questo sistema perde precisione – un fenomeno chiamato epigenetic drift – e le cellule iniziano a funzionare peggio.

Per capire meglio, si può immaginare il DNA come un enorme libro di istruzioni. Nelle cellule giovani, i “segnalibri” – cioè i meccanismi epigenetici – indicano con precisione quali pagine leggere. Con l’età, però, questi segnalibri si spostano o si confondono: la cellula finisce per consultare le istruzioni sbagliate o saltare quelle giuste. Il risultato è un accumulo di errori e una perdita di funzione.

Da qui nasce l’idea del ringiovanimento cellulare: non riscrivere il DNA, ma rimettere ordine in questo sistema di lettura, riportando la cellula a uno stato più “giovane”.

Una svolta importante è arrivata con la scoperta dei fattori di Yamanaka – quattro geni capaci di riportare cellule adulte a uno stato simile a quello embrionale. È il processo di riprogrammazione cellulare, che ha aperto nuove prospettive nella medicina. Il problema è che riportare le cellule troppo indietro nel tempo può essere pericoloso: si rischia di perdere la loro identità e favorire la formazione di tumori.

Per questo oggi si punta sulla riprogrammazione parziale: invece di azzerare completamente la cellula, la si riporta indietro solo di qualche passo. Quanto basta, magari, per recuperare alcune funzioni senza compromettere la sua natura.

Un altro bersaglio importante sono le cellule senescenti – quelle ormai invecchiate, che non si dividono più e rilasciano sostanze infiammatorie. Con il tempo si accumulano e contribuiscono al deterioramento dei tessuti. La ricerca prova quindi a eliminarle oppure a “ringiovanirle”, facendole tornare a funzionare meglio.

In parallelo, cambia anche il metabolismo cellulare: i mitocondri producono meno energia, aumentano gli errori e la cellula perde efficienza. In questo senso, ringiovanire non significa solo riparare singoli danni, ma riattivare i meccanismi di manutenzione interna che permettono alle cellule di restare sane.

Le prime applicazioni cliniche si concentrano su ambiti molto specifici – come alcune malattie dell’occhio o del sistema nervoso – dove anche piccoli miglioramenti possono fare la differenza. I trattamenti utilizzano spesso vettori virali per introdurre i geni necessari, con sistemi di controllo che permettono di attivarli o spegnerli.

I risultati ottenuti negli animali sono incoraggianti, ma il passaggio all’uomo resta complesso. I rischi – dall’insorgenza di tumori alle reazioni immunitarie – sono ancora da valutare con attenzione.

Al di là delle applicazioni pratiche, però, questa ricerca cambia il modo in cui pensiamo all’invecchiamento. Se è possibile, almeno in parte, invertire l’età biologica delle cellule, allora l’invecchiamento non è più solo un destino scritto, ma un processo dinamico.

Questo non significa vivere per sempre. Significa, piuttosto, vivere più a lungo in buona salute – prolungando la qualità della vita più che la sua durata. In fondo, la vera sfida non è battere il tempo, ma imparare a gestirlo meglio dentro il nostro organismo.

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Rigenerazione Tissutale del midollo spinale

Millevoci 17.06.2026, 10:05

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  • Maria Pia Belloni e Claudia Demircan

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