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Alcol nella Svizzera italiana, una droga sociale e culturale

Si dice che i ragazzi degli anni Venti siano più attenti alla salute, e bevano di meno. Ma è davvero così? Secondo Radix, è difficile educare a uno sguardo critico nei confronti di una sostanza tanto usata e radicata nella nostra società

  • Un'ora fa
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Come bevono i giovani svizzeri oggi?

RSI Spam 24.06.2026, 17:00

  • A cura di Pablo Creti e Giorgia Blotti
Di: Pablo Creti 

Vlog, reportage, storie: Spam racconta in video di 7-10 minuti il mondo dei giovani della Svizzera italiana a 360 gradi. Tutte le puntate sono disponibili su PlayRSI.

«I giovani non bevono più come una volta».
È una frase che negli ultimi anni si sente ripetere spesso. Compare nei titoli dei giornali, nei rapporti di ricerca, nelle analisi di mercato. La Generazione Z, quella dei ragazzi nati tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Dieci, sembrerebbe avere un rapporto diverso con l’alcol rispetto ai propri genitori. Più attenta alla salute. Più sensibile al benessere fisico e mentale. Meno interessata agli eccessi.
Ma è davvero così?

La domanda diventa ancora più interessante se la si osserva dalla prospettiva della Svizzera italiana. In un territorio dove l’aperitivo è quasi un’istituzione, dove il vino è parte integrante della cultura locale e dove il calendario è costellato di carnevali, feste campestri, sagre ed eventi enogastronomici, il rapporto tra socialità e alcol appare particolarmente radicato.

Siamo andati a parlarne con Radix, che da anni lavora a contatto con adolescenti e giovani nell’ambito della prevenzione.
La risposta che ci restituisce è meno lineare di quanto ci si potrebbe aspettare. Perché forse la questione non è tanto capire se i giovani bevano di più o di meno. La vera domanda è come bevono.

Osservando il territorio, Radix individua tre tendenze principali.

La prima riguarda l’età del primo contatto con l’alcol. Molti ragazzi iniziano a bere molto presto. Dietro questa scelta raramente c’è il gusto della bevanda. Più spesso c’è il desiderio di sentirsi parte del gruppo, di essere accettati.
La seconda tendenza riguarda le ragazze. Se in passato il consumo di alcol era prevalentemente associato ai ragazzi, oggi il divario si è progressivamente ridotto. Sempre più giovani donne consumano alcol e adottano modalità di consumo molto simili a quelle dei loro coetanei maschi.
Ma è il terzo fenomeno quello che desta maggiore preoccupazione. Si chiama binge drinking e consiste nel consumare grandi quantità di alcol in un periodo di tempo molto breve, con l’obiettivo di raggiungere rapidamente uno stato di ebbrezza.
Significa aumentare il rischio di incidenti, aggressioni, comportamenti violenti, rapporti sessuali non protetti o situazioni nelle quali il consenso non è pienamente consapevole. Significa soprattutto abituare il proprio corpo e il proprio cervello ad associare il divertimento all’intossicazione rapida.

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  • Radix produce materiale informativo sul consumo di alcol, tra cui cALCOLapp

Una dinamica che trova riscontro anche nei dati nazionali. Secondo l’Ufficio federale di statistica, in Svizzera il consumo quotidiano di alcol è diminuito sensibilmente negli ultimi trent’anni (dati del 2024), passando dal 20% al 9% della popolazione. Parallelamente, però, il binge drinking è aumentato, soprattutto tra donne, adolescenti e giovani adulti. In altre parole, il bere quotidiano perde terreno, mentre cresce il consumo occasionale ma intenso.
È una differenza sottile, ma fondamentale.

Uno dei principali problemi è che l’alcol continua a essere percepito come qualcosa di normale: una presenza costante nelle relazioni sociali, nelle feste, nelle celebrazioni e nei momenti di aggregazione. Pur essendo una sostanza psicoattiva e una droga a tutti gli effetti, raramente viene considerata come tale.
L’alcol viene associato alla spensieratezza, alla convivialità, alla libertà. È presente nelle pubblicità, negli eventi pubblici, nelle cene tra amici. In Ticino lo ritroviamo nelle feste di paese, nei carnevali, nelle manifestazioni dedicate al vino e in molti degli appuntamenti che scandiscono la vita delle comunità.

Non si tratta di mettere sotto accusa le tradizioni. La domanda è piuttosto un’altra: quanto questa normalizzazione influenza il modo in cui i giovani costruiscono il proprio rapporto con il bere?
«I ragazzi ricevono continuamente messaggi che associano l’alcol al divertimento e all’appartenenza», spiega Radix. «Quando un comportamento è così radicato nella cultura, sviluppare uno sguardo critico diventa più difficile». Ma è bene ricordare che, secondo la quasi totalità di studi sull’argomento, il consumo di alcol in qualsiasi dose è nocivo per la salute.

Per questo motivo il lavoro di prevenzione non può limitarsi a dire ai giovani cosa fare e cosa non fare.
L’approccio scelto da Radix e dai suoi collaboratori è diverso. Parte dall’ascolto. Dal confronto. Dalla partecipazione. I ragazzi vengono coinvolti nell’analisi del fenomeno, invitati a raccontare le proprie esperienze e a riflettere sulle motivazioni che stanno dietro alle loro scelte. L’obiettivo non è vietare, ma rendere consapevoli.

Forse la Generazione Z sta davvero cambiando il proprio rapporto con l’alcol. Ma il cambiamento non è così semplice come raccontano i titoli. Dietro ai numeri si nascondono comportamenti nuovi, contraddizioni e sfide ancora aperte. E soprattutto una domanda che riguarda non solo i giovani, ma l’intera società: quale posto vogliamo continuare a dare all’alcol nella nostra idea di socialità e divertimento?

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Gioventù bevuta

RSI Notrehistoire 18.10.2001, 11:45

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