Il 12 marzo del 1966, al Salone dell’auto di Ginevra, viene presentata la Lamborghini Miura. Il nome deriva da un allevamento di tori da combattimento in Spagna.
Non è solo l’arrivo di un nuovo modello di auto, è un piccolo cataclisma, che porta alla nascita di molti concetti, per l’epoca e per il settore, rivoluzionari.
In realtà, già l’anno prima, telaio e motore vengono esposti a Torino. In quel salone, narra la leggenda che Bertone dice a Ferruccio Lamborghini: “Ho la scarpa perfetta per questo piede meraviglioso!”, precisando addirittura che quella carrozzeria la disegnerebbe anche gratis nel caso.
Ma perché è una novità rivoluzionaria?
Perché con lei nasce il concetto di Supercar, di un’auto stradale con prestazioni estreme, da competizione.
Nasce anche l’idea che una macchina debba essere immediatamente riconoscibile e molto desiderabile. Il design è volutamente sexy, con forme sinuose: le griglie nere attorno ai fari sembrano ciglia, l’auto sembra avere degli occhi ammiccanti. Il disegno rivoluzionario della carrozzeria è di Marcello Gandini, per Bertone.

Gli "occhi" della Miura
E c’è di più, la Miura è anche considerata la prima Exotic Car, cioè un’auto bella ma in modo sfacciato, sorprendente, irriverente rispetto al passato: un’aura che sulla nuova Lamborghini è data anche dalla posizione del motore, un 12 cilindri, centrale, posteriore, dietro alla schiena di chi guida, come nelle auto da corsa: i buoi si possono mettere dietro il carro, in certi casi, cosa che Enzo Ferrari non aveva ancora fatto per le sue auto stradali.
Quest’anima sfrontata e rivoluzionaria trasforma subito la Miura in qualcosa di iconico, che va ben oltre l’oggetto meccanico, in un mito che piace molto alle star per esempio: Frank Sinatra, Miles Davis, Elton John, Rod Stewart, Peter Seller, Tony Curtis si comprano una Miura.
Bisogna dire che questa ascesa delle macchine all’olimpo delle icone, dei sogni condivisi, negli anni Sessanta è spesso quasi qualcosa di automatico, facile.
E non è solo un’esclusività delle auto supersportive. Tutt’altro.

Che bei tempi
RSI Cultura 12.03.2026, 08:00
Un solo esempio: sempre nel 1967 a Ginevra, l’Alfa Romeo presenta una nuova spider filante, due posti. È la macchina che poi verrà soprannominata “Duetto”. Ora, quell’auto diventa subito un’icona in pochi mesi, anche grazie al flim “Il laurerato”, dove il protagonista, un giovane Dustin Hoffman, guida proprio una Alfa Romeo Spider rossa: nell’immaginario collettivo, nella memoria del cinema e, in fondo, del mondo, quei fotogrammi si cristallizzano per sempre.
E oggi? Oggi è tutto un altro mondo, difficilissimo per il mercato dell’auto. Un sogno collettivo dietro ad una nuova auto è qualcosa di quasi inimmaginabile. Anche perché, le automobili di portano dietro ormai un ‘aurea gigantesca di negatività, come produttrici di traffico, di inquinamento, di CO2.
Concetti anche reali, ma, forse, l’uomo non può vivere solo di realtà e razionalità.
E allora, azzardiamo una conclusione: magari la macchina dovrebbe tornare anche a essere qualcosa per cui sognare, qualcosa che apra un mondo nuovo in cui poter scappare, rifugiarsi, per dimenticare un po’ la vita di tutti i giorni.
Il 36. Salone dell'Automobile di Ginevra
RSI Archivi 17.03.1966, 08:00

La grande passione per le quattroruote
RSI Archivi 20.05.1970, 11:19
https://rsi.cue.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Crisi-del-mercato-dell%E2%80%99auto-in-Ticino--3518578.html







