Storia

La guerra di Svevia 

Una lotta elvetica per l’indipendenza dall’Impero

  • 22 novembre 2023, 10:32
  • CULTURA
 guerra sveva

Rappresentazione della Guerra di Svevia (1500)

Di: Elizabeth Camozzi

Si svolse fuori dai confini della Confederazione e oppose i dieci cantoni confederati (e i loro Paesi alleati) alla casa d’Asburgo-Austria, unita alla Lega di Svevia, un’alleanza istituita dall’imperatore Federico III nel 1488 per garantire la pace territoriale. La guerra di Svevia ebbe luogo nel 1499, con i Confederati che ebbero la meglio sulle truppe asburgiche, costringendo l’imperatore Massimiliano I alla pace di Basilea, dalla quale si sancì un caposaldo dell’indipendenza elvetica. Una guerra che si inserisce in particolare nell’epilogo della politica d’espansione messa in atto dalla Confederazione, che vide appunto una netta vittoria per quanto riguarda il nord, mentre una cocente sconfitta a sud, subita con le campagne italiane. 

Guerra sveva contesto

Il teatro bellico della Guerra di Svevia.

All’origine della guerra sveva vi furono diversi focolai di tensione, che in parte esistevano già da lungo tempo e che, combinati tra loro, fecero giungere ad un conflitto aperto. In particolare, dopo la vittoria sulla Borgogna, la Confederazione diventò il potere dominante nella Germania del sud e i membri della nobiltà sveva, primi tra tutti gli Asburgo, cercarono di opporsi a quel crescente influsso confederato nell’Europa centrale; il momento culminante si ebbe quando nella città tedesca di Worms, nel 1495, la Dieta imperiale decise di adottare misure per assicurare la pace interna, formando una Corte della Camera Imperiale e introducendo anche una tassa dell’impero. I Confederati, tuttavia, non si dimostrarono favorevoli nel pagare una tassa per compiti che ritenevano di poter eseguire meglio autonomamente, rifiutarono così la riforma imperiale e, nel rapporto con la corona, rimasero ad un livello moderato d’integrazione. Senza un nesso diretto con la riforma imperiale, ci fu un primo inasprimento del conflitto relativo alla val Venosta, nell’inverno del 1498; in risposta ad un intervento di truppe tirolesi nella valle dell’Adige, alla metà di gennaio del 1499, la Lega Caddea occupò poi la val Monastero e la sua richiesta di assistenza alla Lega Grigia, mise in moto le reti di alleanze. La Lega Grigia (dal 1497) e la Lega Caddea (dal 1498) erano Paesi alleati dei Sette cantoni confederati della Svizzera orientale; poco dopo anche Berna, Friburgo e Soletta entrarono nel conflitto. Le autorità dell’Alta Austria considerarono allora l’occupazione della val Monastero alla stregua di un attacco alle province ereditarie austriache e attivarono il patto con la Lega di Svevia. Nel 1499 scoppiò dunque il conflitto, molto cruento e sanguinoso, tra i Confederati (Grigionesi) e la Lega di Svevia (Tirolesi), che si presentava come potenza concorrente nei territori tra il Lago di Costanza e l’Alto Reno, in netto scontro con i Grigioni.
Fu dunque una guerra svizzera, ma che ebbe luogo al Nord del Reno, dove gli avversari capitanati da Heinrich von Fürstenberg avviarono scontri feroci e devastarono le regioni di confine, per poi perdere contro i Confederati presso Dornach (SO). Una sconfitta che costrinse appunto l’imperatore Massimiliano I alla pace di Basilea, che liberò una volta per tutte la Confederazione dal dominio asburgico -sebbene le aree d’influenza delle due alleanze (della Confederazione e della Lega di Svevia), furono circoscritte nell’Alto Reno. Basilea e Sciaffusa aderirono poi alla Confederazione elvetica nel 1501.

Frontespizio della Schweizer Chronik di P. Etterlin (1507)

Frontespizio della Schweizer Chronik di P. Etterlin (1507). L'aquila imperiale circondata dagli stemmi dei cantoni svizzeri e dei loro più importanti alleati.

In particolare furono tre le battaglie distintive durante la guerra di Svevia. La prima fu la battaglia di Frastanz, che prese il via il 20 aprile 1499 e che vide la distruzione della fortificazione di valle, ponendo fine ai combattimenti nel Vorarlberg. In effetti, l’Austria aveva eretto una solida fortificazione a Frastanz per impedire che i Confederati aggirassero Feldkirch e invadessero il Montafon; ciononostante, l’esercito elvetico al comando del capitano urano Heini Wolleb e di Ulrico de Sacco, riuscì a sconfiggere e disperdere gli Austriaci guidati dal cavaliere Burkhard von Knörringen e ad abbattere la fortificazione. A quel punto, nel conflitto intervenne anche re Massimiliano I, fino ad allora impegnato nei Paesi Bassi, il quale il 22 aprile dichiarò la guerra imperiale contro i Confederati, raggiungendo 5 giorni più tardi il lago di Costanza da dove proseguì verso il Tirolo, che voleva liberare dalla minaccia grigionese. Il suo piano fu però sventato dal vittorioso assalto dei Grigionesi alla fortificazione della gola della Calven nei pressi di Glorenza, il 22 maggio 1499. In questo caso, i motivi soggiacenti allo scontro furono, nel febbraio precedente, un’incursione tirolese nel convento di Müstair e poi una razzia nella Bassa Engadina, nel mese di marzo; dopo inutili tentativi di invasione compiuti da soldati svevi a Sankt Luzisteig e in Prettigovia, Massimiliano I concentrò l’attacco principale sul fianco orientale, nell’alta val Venosta, e fece sbarrare con una fortificazione la gola della Calven (oggi Alto Adige), ossia il passaggio più stretto all’entrata della val Monastero. Qui le truppe grigionesi, grazie ad una manovra di aggiramento, il 22 maggio riportarono una vittoria schiacciante. La battaglia della Calven fu dunque il secondo confronto armato decisivo, che rafforzò lo spirito d’indipendenza del giovane Stato repubblicano grigione. Massimiliano I decise allora, agli inizi di giugno, di avviare in Engadina una campagna di ritorsione alla quale i Confederati, tra il 22 giugno e il 1° luglio, risposero con un contrattacco che devastò ampie parti della val Venosta tirolese; alla fine di luglio il sovrano radunò dunque un esercito di oltre diecimila uomini a Costanza, ma la prevista avanzata contro i Confederati nello Schwaderloh, fallì miseramente per il rifiuto dei suoi comandanti di andare all’attacco. 

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Ritratto dell'Imperatore Massimiliano I, di Albrecht Dürer.

Il 22 luglio ebbe dunque luogo il terzo scontro, quello decisivo, ossia la battaglia di Dornach, che vide un esercito composto da truppe di Berna, Zurigo, Lucerna, Zugo -alleati di Soletta- annientare le forze austriache attaccandole di sorpresa, dopo che Massimiliano I aveva ordinato al conte Heinrich von Fürstenberg di bersagliare la fortezza di Dornach posseduta dai Solettesi, poiché la conquista di questa rocca avrebbe permesso alle truppe imperiali di penetrare fino alla valle dell’Aar. L’imperatore austriaco si ritirò allora a Lindau, rinunciando alle sue velleità belliche e acconsentendo ai negoziati di pace.

Battaglia Dorneck

Particolare di una xilografia della Battaglia di Dornach durante la Guerra Sveva del 1499, con diverse fasi della battaglia: al centro la battaglia principale sotto il castello di Dorneck (a sinistra la cavalleria della Lega Sveva sotto lo stendardo della Croce rossa di Sant'Andrea, a destra la fanteria svizzera sotto le insegne di Berna, Zurigo e Soletta); sotto il massacro delle truppe in fuga da parte degli svizzeri presso il fiume Birsa.

Questo accordo favorì una separazione tra le sfere di influenza degli Asburgo e quelle dei Confederati: la conquista svizzera si tradusse nell’alta giurisdizione sulla Turgovia, che consolidò definitivamente il loro potere in quell’area, mentre dal canto austriaco l’Impero fu sostanzialmente estromesso dal territorio elvetico (con l’eccezione di alcuni dominii nei Grigioni), e a sua volta, la Confederazione dovette abbandonare la sua politica di alleanze finalizzata ad un’espansione verso nord, pur conservando alcuni Paesi alleati al di là del Reno. L’alto Reno, il lago di Costanza e il Reno alpino si rivelarono così un confine politico stabile, che creò i presupposti per una soluzione pacifica durevole e, già nell’ottobre del 1500, re Massimiliano I rinnovò un accordo con Zurigo, Berna, Uri e Untervaldo, confermando quindi la Pace perpetua del 1474.
Per quanto concerne poi il Sacro Romano Impero, la guerra di Svevia lasciò pressoché inalterati i rapporti con la Confederazione, tanto che nel testo della pace di Basilea, l’Impero non veniva mai menzionato e questo a dimostrazione del fatto che i Confederati ritennero sempre di aver combattuto contro Massimiliano I in veste di arciduca d’Austria e conte del Tirolo, e non quale  massima autorità dell’Impero. La pace garantì comunque ai Confederati un’ampia autonomia all’interno della compagine imperiale, simile a quella di cui beneficiavano anche altri membri.
Va detto che la Guerra di Svevia, per quanto riguarda la storiografia tedesca coeva e recente, non ha mai tuttavia rivestito particolare importanza, al contrario chiaramente di quella elvetica per la quale fu oggetto di un’approfondita analisi storica già dal 1499/1500, come mostrano tra l’altro le cronache di Kaspar Frei, Niklaus Schradin e Johann Lenz. La storiografia svizzera più datata (ad esempio Wilhelm Oechsli nel 1890) considerò a lungo questi fatti bellici come la lotta dei Confederati per l’indipendenza dall’Impero, mentre gli studi più recenti rivelano invece che, se da un lato la guerra di Svevia rafforzò la tendenza al distacco tra la Confederazione e l’Impero, dall’altro non modificò sostanzialmente la posizione di quest’ultima all’interno della realtà imperiale.

Soldato svizzero del XVI secolo, incisione di Christian von Mechel, Basilea 1790

Incisione raffigurante un soldato svizzero del XVI secolo tratto da un disegno di Hans Holbein e inciso da Christian von Mechel (Basilea, 1790).

  • Francesco Cerea

A prescindere però dall’interpretazione storiografica, questo fu un evento che ricoprì un ruolo di rilievo nella storia della Confederazione elvetica: un dispiego di uomini e di forze tale da essere ricordate nei secoli. Un primo monumento commemorativo dell’epilogo della guerra di Svevia fu eretto praticamente subito, a Dornachbrugg (SO), intorno al 1500 con l’edificazione anche di una prima cappella dedicata a Maria Maddalena,  consacrata nel 1512 e che divenne presto meta di molto pellegrini; talmente tanti che presto dovette essere sostituita con un edificio più capiente, inaugurato il giorno dedicato a Santa Maria Maddalena, appunto il 22 luglio, del 1643, in cui venne costruito anche un ossario ai caduti. Anche questa seconda cappella fu poi demolita, nel 1874 e la maggior parte dei resti furono sepolti nella parte orientale del cimitero, vicino alla chiesa di San Maurizio. Nel 1899 in occasione del 400° anniversario della battaglia, il Governo fece erigere un monumento davanti alla chiesa del monastero di Basilea, su progetto di Paul Reber, che volle i teschi dei militi defunti impilati uno sopra l’altro a forma piramidale, in un monumento neogotico a forma di arco edificato in arenaria rossa, che conteneva anche i cinque stemmi dei cantoni che presero parte alla battaglia (Berna, Lucerna, Soletta, Zugo e Zurigo). Infine, anche questo luogo commemorativo venne demolito, per lasciare il posto ad un muro in rilievo lungo 22 metri; l’ideatore Jakob Probst scolpì sulla parete calcarea del monastero tre gruppi di guerrieri: a destra la marcia degli Svevi, al centro la battaglia e a sinistra la marcia dei Confederati. Nel 1954, le ossa furono poi trasferite nel sarcofago dell’ossario situato nell’angolo sud-ovest del muro di cinta, presso il Museo di Storia locale. 

Monumento ai caduti della battaglia di Dornach

Monumento ai caduti della battaglia di Dornach (1959).

Nel 1959 sempre Jakob Probst realizzò anche la statua funebre intitolata “Il guerriero morente” che ancora oggi si trova all’ingresso orientale della chiesa votata a San Maurizio. Sino al 2018, una fondazione si occupò della manutenzione delle commemorazioni e dell’organizzazione della celebrazione annuale, per poi decidere di donare il monumento e tutti i suoi beni al comune di Dornach e scogliersi definitivamente. Venne donata pure una somma pari quasi a duecentomila franchi svizzeri, sufficienti per coprire i costi di manutenzione e le cerimonie commemorative dei 20 anni successivi. 

La campagna degli Svizzeri in Italia: l’anno 1499

. Gigliola Rondini Soldi 14.11.2023, 11:30

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