Storia

La guerra di Svevia 

Una lotta elvetica per l’indipendenza dall’Impero

  • 22.11.2023, 10:32
  • 19.09.2025, 16:14
Rappresentazione della Guerra di Svevia (1500)

Rappresentazione della Guerra di Svevia (1500)

Di: Elizabeth Camozzi  

Si svolse al di fuori dei confini della Confederazione e vide contrapposti i dieci cantoni confederati, insieme ai loro territori alleati, alla casa d’Asburgo-Austria, sostenuta dalla Lega di Svevia, un’alleanza istituita dall’imperatore Federico III nel 1488 per garantire la stabilità territoriale. La guerra di Svevia ebbe luogo nel 1499 e si concluse con la vittoria dei Confederati sulle truppe asburgiche, costringendo Massimiliano I a sottoscrivere la pace di Basilea, che segnò un momento cruciale per l’autonomia elvetica. Questo conflitto rappresenta l’epilogo della politica di espansione della Confederazione: un successo netto nelle regioni settentrionali, in netto contrasto con le pesanti sconfitte subite a sud durante le campagne italiane.

Il teatro bellico della Guerra di Svevia.

Il teatro bellico della Guerra di Svevia.

Le radici della guerra sveva affondavano in molteplici tensioni di lunga data, che combinate tra loro sfociarono in un conflitto aperto. Dopo la vittoria sulla Borgogna, la Confederazione si impose come forza dominante nella Germania meridionale, suscitando la reazione della nobiltà sveva e, in particolare, degli Asburgo - decisi a contrastarne l’influenza crescente nell’Europa centrale. Il punto di rottura si manifestò a Worms nel 1495, quando la Dieta imperiale introdusse una riforma volta a mantenere la pace interna, istituendo la Corte della Camera Imperiale e imponendo una tassa comune. I Confederati, restii a versare contributi per funzioni che ritenevano di poter gestire in autonomia, rifiutarono la riforma e continuarono a mantenere solo un’integrazione moderata con la corona.

Parallelamente, nell’inverno del 1498, si accesero nuovi attriti nella val Venosta: l’intervento delle truppe tirolesi spinse la Lega Caddea a occupare la val Monastero, coinvolgendo la Lega Grigia e attivando una rete di alleanze. Entrambe, già dal 1497-98, erano legate ai Sette cantoni della Svizzera orientale; presto anche Berna, Friburgo e Soletta si unirono allo scontro. E per le autorità dell’Alta Austria l’occupazione equivalse a un’aggressione ai domini asburgici, giustificando l’appello alla Lega di Svevia.

Così, nel 1499, la guerra esplose con violenza tra Confederati e Svevi, contendendosi i territori dal Lago di Costanza all’Alto Reno. I combattimenti furono durissimi: guidati da Heinrich von Fürstenberg, gli avversari devastarono le zone di frontiera, ma vennero infine sconfitti a Dornach (SO). La disfatta obbligò Massimiliano I a firmare la pace di Basilea, che sancì la liberazione della Confederazione dal giogo asburgico, pur mantenendo distinte le aree di influenza tra i due schieramenti lungo l’Alto Reno. Pochi anni dopo, nel 1501, Basilea e Sciaffusa entrarono ufficialmente nella Confederazione elvetica.

Frontespizio della Schweizer Chronik di P. Etterlin (1507). L'aquila imperiale circondata dagli stemmi dei cantoni svizzeri e dei loro più importanti alleati.

Frontespizio della Schweizer Chronik di P. Etterlin (1507). L'aquila imperiale circondata dagli stemmi dei cantoni svizzeri e dei loro più importanti alleati.

Tre furono gli scontri più significativi della guerra di Svevia. Il primo, la battaglia di Frastanz del 20 aprile 1499, si concluse con la distruzione della grande fortificazione eretta dagli Asburgo per proteggere Feldkirch e il Montafon. L’esercito confederato, guidato dal capitano urano Heini Wolleb e da Ulrico de Sacco, riuscì infatti a sconfiggere le truppe austriache di Burkhard von Knörringen e ad abbattere le difese, ponendo fine alle ostilità nel Vorarlberg.

A quel punto entrò in scena Massimiliano I. Fino ad allora impegnato nei Paesi Bassi, il sovrano dichiarò il 22 aprile la guerra imperiale contro i Confederati e pochi giorni dopo raggiunse il lago di Costanza per muovere verso il Tirolo. Qui intendeva fermare l’avanzata grigionese, ma i suoi piani furono frustrati dalla battaglia della Calven. Il 22 maggio 1499, infatti, i Grigioni inflissero una dura sconfitta all’Imperatore, aggirando le difese che egli aveva fatto costruire nella gola della Calven, punto strategico d’accesso alla val Monastero.
Le origini di quello scontro risalivano a un’incursione tirolese nel convento di Müstair, seguita da una razzia in Bassa Engadina e da falliti tentativi di invasione sveva a Sankt Luzisteig e in Prettigovia. Con la vittoria alla Calven, lo spirito indipendentista del giovane Stato grigionese si rafforzò.

Massimiliano reagì lanciando, a inizio giugno, una campagna punitiva in Engadina, ma i Confederati risposero tra il 22 giugno e il 1° luglio devastando gran parte della val Venosta. Alla fine di luglio l’Imperatore radunò a Costanza un esercito imponente, oltre diecimila uomini, ma la sua offensiva nello Schwaderloh fallì ancor prima di iniziare: i suoi comandanti si rifiutarono infatti di attaccare.

Ritratto dell'Imperatore Massimiliano I, di Albrecht Dürer.

Ritratto dell'Imperatore Massimiliano I, di Albrecht Dürer.

Il 22 luglio si combatté anche il terzo e ultimo scontro, quello risolutivo: la battaglia di Dornach. In quell’occasione, un esercito formato da contingenti di Berna, Zurigo, Lucerna e Zugo – affiancati dagli alleati di Soletta – colse di sorpresa e distrusse le forze austriache. Massimiliano I aveva infatti affidato al conte Heinrich von Fürstenberg il compito di assediare la rocca di Dornach, posseduta dai Solettesi, la cui conquista avrebbe spalancato alle truppe imperiali l’accesso alla valle dell’Aar. La sconfitta, però, costrinse l’imperatore austriaco a riparare a Lindau e ad abbandonare ogni ambizione militare, aprendo la strada ai negoziati di pace.

Dettaglio di una xilografia coeva della battaglia di Dornach durante la guerra di Svevia del 1499. L’immagine raffigura diverse fasi dello scontro: al centro la battaglia principale sotto il castello di Dorneck (a sinistra la cavalleria della Lega Sveva con lo stendardo della Croce di Sant’Andrea rossa, a destra la fanteria svizzera con gli stendardi di Berna, Thun, Zurigo e Soletta); in basso, il massacro delle truppe in fuga da parte degli Svizzeri lungo il fiume Birsa.

Dettaglio di una xilografia coeva della battaglia di Dornach durante la guerra di Svevia del 1499. L’immagine raffigura diverse fasi dello scontro: al centro la battaglia principale sotto il castello di Dorneck (a sinistra la cavalleria della Lega Sveva con lo stendardo della Croce di Sant’Andrea rossa, a destra la fanteria svizzera con gli stendardi di Berna, Thun, Zurigo e Soletta); in basso, il massacro delle truppe in fuga da parte degli Svizzeri lungo il fiume Birsa.

  • Wikipedia

L’accordo segnò una chiara distinzione tra le sfere di influenza asburgiche e quelle confederate: i Confederati ottennero la suprema giurisdizione sulla Turgovia, consolidando definitivamente la loro autorità in quell’area, mentre l’Austria fu di fatto esclusa dal territorio elvetico, ad eccezione di alcuni domini nei Grigioni. In cambio, la Confederazione rinunciò alla politica di alleanze mirata a un’espansione verso nord, pur mantenendo legami con alcuni Paesi oltre Reno. L’alto Reno, il lago di Costanza e il Reno alpino divennero così confini politici stabili, gettando le basi per una pace duratura; già nell’ottobre 1500 Massimiliano I stipulò un nuovo accordo con Zurigo, Berna, Uri e Untervaldo, rinnovando la “Pace perpetua” del 1474.

Quanto al Sacro Romano Impero, la guerra di Svevia non alterò in modo sostanziale i rapporti con la Confederazione. Nel testo della pace di Basilea l’Impero non è mai menzionato, a conferma del fatto che i Confederati considerarono Massimiliano I come arciduca d’Austria e conte del Tirolo, e non come rappresentante della massima autorità imperiale. La pace garantì comunque agli svizzeri una larga autonomia all’interno della compagine imperiale, simile a quella goduta da altri membri.

Sul piano storiografico, il conflitto non ebbe particolare rilievo in Germania, né presso i cronisti coevi né nella storiografia moderna, al contrario di quanto avvenne in Svizzera, dove la guerra fu oggetto di analisi già tra il 1499 e il 1500, come testimoniano le cronache di Kaspar Frei, Niklaus Schradin e Johann Lenz. Se la storiografia svizzera ottocentesca (ad esempio Wilhelm Oechsli nel 1890) interpretò a lungo gli eventi come la lotta per l’indipendenza dall’Impero, gli studi più recenti mostrano invece che, pur avendo rafforzato la tendenza al distacco, la guerra di Svevia non modificò in modo decisivo la posizione della Confederazione all’interno della struttura imperiale.

Incisione raffigurante un soldato svizzero del XVI secolo tratto da un disegno di Hans Holbein e inciso da Christian von Mechel (Basilea, 1790).

Incisione raffigurante un soldato svizzero del XVI secolo tratto da un disegno di Hans Holbein e inciso da Christian von Mechel (Basilea, 1790).

  • Francesco Cerea

Indipendentemente dalle diverse interpretazioni storiografiche, la guerra di Svevia rappresentò un avvenimento cruciale nella memoria storica della Confederazione elvetica, per l’imponente mobilitazione di uomini e risorse che lasciò un ricordo duraturo nei secoli. Già intorno al 1500, a Dornachbrugg (SO), venne eretto un primo monumento commemorativo, con la costruzione di una cappella dedicata a Maria Maddalena, consacrata nel 1512 e divenuta presto meta di numerosi pellegrini. L’affluenza crescente rese necessario un nuovo edificio, inaugurato il 22 luglio 1643, giorno dedicato alla santa, accanto al quale sorse anche un ossario per i caduti. Questa seconda cappella fu però demolita nel 1874 e i resti trasferiti nel cimitero, vicino alla chiesa di San Maurizio.

In occasione del quattrocentesimo anniversario della battaglia, nel 1899, il governo commissionò un nuovo monumento di Paul Reber, collocato davanti alla chiesa del monastero di Basilea: una struttura neogotica in arenaria rossa a forma di arco, ornata dagli stemmi dei cinque cantoni partecipanti (Berna, Lucerna, Soletta, Zugo e Zurigo) e da una piramide di crani dei caduti. Anche questo memoriale venne poi rimosso, sostituito da un grande rilievo murale di 22 metri ideato da Jakob Probst, che scolpì tre scene: la marcia degli Svevi, la battaglia e l’avanzata dei Confederati. Infine, nel 1954, le ossa furono collocate nel sarcofago dell’ossario situato nell’angolo sud-occidentale del muro di cinta, presso l’attuale Museo di Storia locale.

Monumento ai caduti della battaglia di Dornach (1959).

Monumento ai caduti della battaglia di Dornach (1959).

Nel 1959 Jakob Probst realizzò anche la scultura funebre intitolata Il guerriero morente, collocata all’ingresso orientale della chiesa dedicata a San Maurizio, dove si trova tuttora. Fino al 2018 una fondazione locale curò la manutenzione del complesso commemorativo e l’organizzazione delle celebrazioni annuali; in quell’anno decise però di sciogliersi, trasferendo al Comune di Dornach la proprietà del monumento e di tutti i beni collegati. Alla donazione venne aggiunta anche una somma di quasi duecentomila franchi svizzeri, destinata a coprire le spese di manutenzione e le cerimonie commemorative per i vent’anni a venire.

24:00
Rappresentazione della Guerra di Svevia (1500)

La campagna degli Svizzeri in Italia: l’anno 1499

RSI Cultura 14.11.2023, 11:30

  • . Gigliola Rondini Soldi

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