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Marc Bloch al Pantheon: la storia come coscienza civile

La Francia accoglie per la prima volta uno storico nel tempio laico della nazione: non solo il fondatore delle Annales, ma un intellettuale che fece della ricerca un dovere etico e della Resistenza una conseguenza del pensiero

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Di: Mat Cavadini 

Nel giorno in cui la Francia si appresta ad accogliere Marc Bloch nel Pantheon (qui l’evento streaming), il luogo simbolico della memoria civile della nazione, si compie un gesto profondamente politico e culturale. Pantheonizzare Bloch significa infatti riconoscere non solo l’opera di uno storico tra i più influenti del Novecento europeo, ma anche la statura morale di un intellettuale che fece della conoscenza storica un impegno etico, un esercizio di responsabilità verso il presente.

Nato nel 1886, formato alla scuola dell’École Normale Supérieure e segnato dall’esperienza diretta delle due guerre mondiali, Bloch contribuì in modo decisivo alla trasformazione della disciplina storica. Con Lucien Febvre fondò nel 1929 la rivista Annales d’histoire économique et sociale, destinata a rivoluzionare il modo di fare storia: non più una narrazione centrata sugli eventi politici e sulle grandi personalità, ma un’indagine aperta alle strutture profonde, ai fenomeni economici e sociali, alle mentalità collettive. In questo senso Bloch fu un autentico innovatore, capace di rompere con la tradizione positivista per inaugurare una storia totale, interdisciplinare, sensibile al lungo periodo.

Opere come I re taumaturghi (1924) o La società feudale (1939-40) testimoniano l’ampiezza del suo sguardo e la sua capacità di cogliere l’intreccio fra credenze, istituzioni e pratiche sociali. In esse lo storico non si limita a registrare fatti, ma cerca di comprendere le forme della mentalità umana, interrogando le fonti con spirito critico e immaginazione controllata. Ancora oggi, il suo Apologia della storia o mestiere di storico, scritto durante la clandestinità e pubblicato postumo, resta uno dei testi più limpidi e penetranti sulla natura del lavoro storico. Qui Bloch si manifesta come un artigiano sospettoso, un interrogatore che diffida delle risposte e pratica l’arte, rarissima, di formulare buone domande. “Comprendere” – sembra dirci, senza mai dirlo – è un verbo che implica un rischio, una presa, una contaminazione.

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La “panteonizzazione” di Marc Bloch

Alphaville 22.06.2026, 11:45

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  • Cristina Artoni

La grandezza di Bloch non si esaurisce, però, nella sua produzione scientifica. Ebreo, patriota, ufficiale combattente nella Prima guerra mondiale, egli non esitò, dopo la disfatta del 1940 e la nascita del regime di Vichy, a entrare nella Resistenza. In un tempo di compromessi e silenzi, Bloch scelse la via più rischiosa, quella dell’azione clandestina e della lotta contro l’occupante nazista. Arrestato nel 1944 dalla Gestapo, fu torturato e fucilato nei pressi di Lione il 16 giugno di quello stesso anno. La sua morte lo consegnò non soltanto alla storia della storiografia, ma anche alla memoria della libertà europea.

La decisione di accoglierlo nel Pantheon, primo storico ad avere accesso, assume dunque un valore emblematico. Bloch incarna una figura intellettuale che appare oggi più che mai necessaria: quella di chi unisce rigore scientifico e impegno civile, spirito critico e senso di appartenenza. In un’epoca segnata da nuovi conflitti, da manipolazioni della memoria e da revisionismi di varia natura, il suo insegnamento invita a considerare la storia non come un repertorio di certezze, ma come un campo di interrogazione continua, un esercizio di verità che richiede metodo, dubbio e responsabilità.

Pantheonizzare Marc Bloch significa, in definitiva, restituire visibilità a un’idea esigente della cultura: non ornamento, ma strumento di comprensione. Nel silenzio solenne di quel tempio laico, la sua voce continuerà a ricordarci che comprendere il passato è, prima di tutto, un modo per restare umani.

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Pantheon Parigi

Marc Bloch al Pantheon: un simbolo di resistenza e verità

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  • Marco Pagani

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