Ci sono parole che sembrano nate per rassicurare e che invece, appena le si interroga con un po’ di serietà, si rivelano attraversate da fratture, paure, promesse e violenze.
Popolo è una di queste. La si adopera di continuo nei discorsi pubblici, nei conflitti, nelle costituzioni, nei comizi e nelle scuole, eppure poche parole mostrano con altrettanta chiarezza quanto il lessico politico sia un campo di battaglia.
Proprio per questo appare felice la scelta di Echi di Storia 2026, che dal 28 al 31 maggio trasformerà Lugano in una cittadella della cultura tra Asilo Ciani, Biblioteca cantonale e LUX Art House di Massagno, dedicando la sua nuova edizione a “Popoli. Tracce, storie, visioni”.

Manifesto di Echi di Storia 2026. L’immagine pubblica del festival rilancia nello spazio urbano una parola insieme antica e contesa, popoli.
Il primo merito della rassegna sta qui: non prendere quella parola come un dato ovvio, ma restituirle spessore, attrito, durata. Se il presente ama maneggiare il popolo come una sostanza compatta, già data, quasi biologica, la storia insegna il contrario. Il popolo non è un’essenza, ma un problema, un intreccio di rappresentazioni, pratiche sociali, lingue, diritti e conflitti. È il nome mutevole che, nei secoli, ha dato forma a comunità reali fatte di miti, confini, memorie, paure e diritti.
Il festival non allinea semplicemente incontri, ma costruisce una domanda: cosa intendiamo davvero quando pronunciamo la parola popolo? La risposta emerge da una costellazione di appuntamenti che intrecciano storia delle idee e storia politica, dimensione europea e sguardo globale, lunga durata e urgenze del presente. Giulia Calvi apre con il suo ‘teatro del mondo’, mostrando come abiti, corpi e immagini, tra Occidente e Oriente, abbiano contribuito a formare le prime raffigurazioni globali delle differenze culturali.
Andrea Graziosi affronta il rapporto tra popoli, etnie, nazioni e razze. Andrea Moro e Lino Leonardi, in biblioteca, riportano il discorso su lingua, razza e gerarchie.
Giuseppe Pellizza da Volpedo, Il quarto stato, 1901.
È significativo che questa riflessione si dispieghi in nodi dove la storia smette di essere un rifugio antiquario e torna a incidere sul presente.
Il sabato si passa dai Balcani trent’anni dopo Dayton al caso del popolo jenisch, riconosciuto in Svizzera come vittima di persecuzioni definite nel 2025 crimine contro l’umanità. Segue il Medio Oriente, con l’Iran contemporaneo (Giacomo Longhi intervistato da Simona Sala) e il confronto tra Anna Foa e Lorenzo Kamel su israeliani e palestinesi, una terra e due popoli.
La domenica il cerchio si allarga: Thomas Maissen, Luca Tori e Maurizio Binaghi si interrogano sull’esistenza di un popolo svizzero. Marcella Culatti e Alessandro Vanoli affrontano invece la costruzione europea dell’Oriente, ricordando che i popoli non sono solo vissuti, ma anche rappresentati, classificati ed esotizzati.
Popolo
Cliché 31.10.2025, 22:10
Un tratto distintivo di questa edizione è l’apertura a un pubblico più ampio. Echi di Storia entra nella scuola, nella biblioteca, nel teatro. I laboratori per le classi, su popoli in movimento e senza Stato, offrono casi concreti per riflettere su confini, cittadinanza, diritti e responsabilità. Il workshop per insegnanti di Andrea Savio traccia una genealogia del lemma “popolo” dall’età moderna alla svolta costituzionale americana. Gli appuntamenti al LUX ricordano che la storia delle identità collettive vive anche nelle canzoni, nelle voci e nell’immaginario.
La chiusura affidata a Franco Cardini è emblematica: Francesco d’Assisi davanti al sultano, nel Mediterraneo del XIII secolo, ricorda che i popoli si incontrano e si scontrano, si immaginano e si fraintendono, talvolta si ascoltano, dentro una trama di lingue, religioni e miti.
Echi di storia
RSI Cultura 25.05.2026, 22:30
Echi di Storia 2026 non offre identità rassicuranti né risposte facili. Invita a sostare nell’inquietudine di una parola abusata e mostra che ogni volta che si invoca il popolo si riapre una questione di storia, potere e verità. Come sosteneva Lucien Febvre, vale sempre la pena fare la storia di una parola. E forse oggi Popoli è proprio il nome da cui ricominciare.
Programma completo, aggiornamenti e materiali multimediali sul sito ufficiale www.echidistoria.ch e sui canali social del festival, Instagram (@echidistoria) e YouTube (Echi di Storia).




