Storia

Carlos Pellegrini e l’altra storia del Ticino emigrante

Nel 120° anniversario della morte dell’ex presidente argentino, il ricordo del ruolo svolto dagli emigranti ticinesi nella costruzione dell’Argentina moderna

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Ritratto di Carlos Pellegrini (circa 1890).

Ritratto di Carlos Pellegrini (circa 1890).

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Di: Raphael Rues, fondatore di insubricahistorica.ch

Il 17 luglio 1906 morì a Buenos Aires Carlos Pellegrini cinquantanovenne ed ex-presidente della Repubblica Argentina, figlio dell’ingegnere e pittore Carlo Enrico Pellegrini, la cui famiglia era originaria di Croglio presso Ponte Tresa. A 120 anni dalla scomparsa, la sua figura richiama un capitolo rilevante della storia cantonale: l’emigrazione ticinese verso l’Argentina, che tra il 1870 e il 1915 condusse nel Paese sudamericano almeno 10’000 persone.

Fino alla metà degli anni 1860 l’emigrazione fu circoscritta; il passaggio per l’Argentina si compiva prevalentemente su soli velieri e richiedeva circa tre mesi di navigazione: il superamento del Gottardo avveniva spesso a piedi o in carrozza, per poi raggiungere la ferrovia a Lucerna o Basilea e imbarcarsi nei porti francesi e belgi. La traversata era segnata da mancanza di viveri, sovraffollamento nelle stive ed epidemie. Con l’affermazione dei motori a vapore, tra la fine degli anni 1860 e gli anni 1880, i tempi di navigazione scesero a 20-30 giorni: i costi divennero calcolabili.

Emigrazione ticinese argentina

Le cause della partenza rispecchiavano le fragilità strutturali del Cantone: la debolezza economica seguita alla fine delle dogane interne (1848), il blocco austriaco del 1853, la sovrappopolazione delle valli e la crisi della gelsibachicoltura nel Sottoceneri. L’alluvione del settembre-ottobre 1868 aggravò la situazione, spingendo diversi comuni e patriziati a finanziare l’espatrio. Il trasporto dei migranti divenne un settore commerciale gestito da agenzie private non sempre serie che, prima della legge cantonale restrittiva del giugno 1885, imponevano condizioni impossibili.

I flussi migratori verso l’Argentina provenivano soprattutto dal Luganese e dal Mendrisiotto, seguendo due direttrici: una agricola e collettiva verso le colonie di Santa Fe, Córdoba ed Entre Ríos - la cosiddetta “pampa gringa” gravitante sul porto fluviale di Rosario - e una urbana e individuale verso Buenos Aires, composta da artigiani, commercianti e architetti.

Pampa argentina nel 1939 (CC BY-SA 4.0).

Pampa argentina nel 1939 (CC BY-SA 4.0).

  • Politecnico federale di Zurigo

L’assorbimento di tali flussi rispondeva alle strategie demografiche dell’Argentina, indipendente dal 1816. Dalla Costituzione del 1853 alla legge Avellaneda del 1876, lo Stato garantì agli immigrati diritti civili, alloggio all’arrivo e concessioni fondiarie. Parallelamente, le campagne militari del 1878-1879 nella pampa meridionale e in Patagonia aprirono alla colonizzazione milioni di ettari, determinando però il genocidio delle popolazioni indigene. Su queste basi si edificò un modello agro-esportatore, che fece dell’Argentina uno dei paesi a più rapida crescita del mondo.

Il sistema mostrò la sua vulnerabilità nel 1890, quando la speculazione fondiaria alimentata dalle banche provinciali e il sovraindebitamento estero condussero al tracollo finanziario. Pellegrini, allora vicepresidente, assunse per due anni la guida dello Stato: negoziò la moratoria del debito, liquidò gli istituti insolventi e fondò nel 1891 il Banco de la Nación Argentina, facendosi conoscere con l’appellativo di «piloto de tormentas».

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Alfonsina Storni e l'Argentina

RSI Shared Content DME 21.05.2019, 09:00

Oltre a Pellegrini, altre tre biografie illustrano i mille volti e destini del fenomeno ticinese. Segundo Rosa Storni (1876-1954), nato a Tucumán da famiglia attinente di Bigorio, fu vice-ammiraglio della Marina argentina e ministro degli Esteri nel 1943. Giuseppe Soldati (1864-1913), di Neggio, acquistò e lottizzò nel 1908 vasti terreni a sud della capitale, dotandoli di scuole e collegamenti ferroviari; l’area diede origine ai quartieri tutt’oggi esistenti di Villa Lugano e Villa Soldati. Alfonsina Storni (1892-1938), nata a Sala Capriasca ed emigrata bambina, fu insegnante, scrittrice e ragazza-madre in una società conservatrice; divenne una delle voci maggiori della poesia latinoamericana. La canzone Alfonsina y el mar, ispirata al suo suicidio a Mar del Plata, la consegnò alla memoria popolare argentina.

Il legame - come riportato da Augusto Pedrazzini nel suo monumentale lavoro L’emigrazione ticinese nell’America del Sud - si ebbe in entrambe le direzioni. Chi rientrò lasciò testimonianze architettoniche come la Villa Argentina di Mendrisio, oggi sede dell’accademia di architettura; le Ville Buenos Aires di Castel San Pietro e San Nazzaro, Villa Sacchi a Lodrino o ancora la scomparsa masseria Argentina ad Agno. Oltreoceano, la memoria permane nella toponomastica della capitale e nel villaggio cordobese di Ticino. Le rimesse della diaspora generarono inoltre flussi di capitale stabili per le finanze ticinesi.

Emblema ufficiale del quartiere Villa Lugano di Buenos Aires.

Emblema ufficiale del quartiere Villa Lugano di Buenos Aires.

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A 120 anni dalla morte di Pellegrini, la vicenda argentina restituisce al Ticino un’immagine meno nota di sé: quella di una terra d’emigrazione che, tra valli spopolate e pampa, contribuì in maniera determinante alla realizzazione di uno Stato sudamericano quasi mille volte più esteso dello stesso Cantone.

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Viaggio sulle tracce degli emigrati ticinesi in Argentina (prima parte)

RSI Notrehistoire 11.10.1997, 16:03

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Viaggio sulle tracce degli emigrati ticinesi in Argentina

RSI Notrehistoire 18.10.1997, 16:23

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