Il 20 luglio 1976, sette anni dopo lo sbarco dell’Apollo 11 sulla Luna, un altro evento storico segnava l’inizio di una nuova era dell’esplorazione spaziale. Quel giorno la sonda (lander) Viking 1 si posò con successo su Marte, realizzando il primo atterraggio pienamente riuscito e operativo sulla sua superficie.
Cinquant’anni dopo, quell’impresa resta uno spartiacque che contribuì a cambiare radicalmente il modo in cui l’umanità guardava al Pianeta Rosso.
Missione Viking su Marte
RSI New Articles 18.07.2026, 19:17
Il programma Viking, sviluppato dalla NASA tra gli anni Sessanta e Settanta, fu uno dei progetti più ambiziosi dell’esplorazione robotica dell’epoca. Due sonde identiche, ciascuna composta da un orbiter e da un modulo di atterraggio, avrebbero osservato Marte dall’alto e analizzato superficie e atmosfera.
Viking 1 entrò in orbita marziana il 19 giugno 1976. L’atterraggio, previsto per il 4 luglio, fu rinviato quando le immagini dell’orbiter mostrarono un sito più accidentato del previsto, e venne scelta un’area ritenuta più sicura: Chryse Planitia, una vasta pianura situata nell’emisfero settentrionale del pianeta.

Immagine a colori di Marte, 21 luglio 1976.
Circa venticinque secondi dopo il contatto con il suolo, Viking trasmise la prima scansione in bianco e nero del terreno e di uno dei supporti di atterraggio della sonda. Seguirono panorami di una pianura polverosa disseminata di rocce e, nelle immagini a colori, di un cielo rosato.
Non si trattava della prima fotografia scattata dalla superficie di un altro pianeta: le sonde sovietiche Venera avevano già trasmesso immagini di Venere nel 1975. Era però la prima immagine nitida e duratura del paesaggio marziano ripresa dal suolo. Fino ad allora Marte era stato osservato solo dalle sonde Mariner durante i sorvoli e dall’orbita; con Viking 1 il pianeta diventava finalmente un luogo da esplorare direttamente, sul quale una macchina poteva posarsi, osservare, misurare e svolgere esperimenti scientifici.

Lanciata il 20 agosto 1975, Viking 1 raggiunse Marte il 19 giugno 1976. Un mese dopo, il 20 luglio, il lander si separò dall'orbiter e atterrò nella regione di Chryse Planitia.
Tra gli obiettivi centrali di Viking vi era una domanda che da oltre un secolo alimentava l’immaginazione di scienziati e scrittori: esiste vita su Marte? Il lander trasportava un laboratorio automatico, al quale un braccio robotico consegnava campioni di regolite. Tre esperimenti — Gas Exchange, Pyrolytic Release e Labeled Release — cercavano possibili tracce di attività biologica; un gascromatografo-spettrometro di massa (GCMS) analizzava invece i composti organici dei campioni.
I risultati furono sorprendenti e controversi. Soprattutto il Labeled Release (rilascio marcato) produsse un segnale compatibile con una possibile attività metabolica, ma il GCMS non rilevò quantità significative di composti organici nel suolo marziano. Individuò soltanto semplici composti clorurati, allora ritenuti contaminanti terrestri. La conclusione prevalente fu che gli esperimenti non fornivano prove definitive dell’esistenza di microrganismi su Marte, ma neppure ne dimostravano l’assenza.
La questione rimase aperta. Nel 2008 la missione Phoenix scoprì perclorati nel suolo marziano e studi successivi mostrarono che, durante il riscaldamento dei campioni nel GCMS, questi sali avrebbero potuto distruggere o alterare eventuali composti organici, rendendoli difficili da rilevare. Ciò portò a una rivalutazione dei risultati di Viking e, nel 2012, una nuova analisi dei dati dell’esperimento Labeled Release suggerì che il segnale osservato fosse compatibile con un’attività biologica. Nessuna di queste evidenze è tuttavia considerata una prova definitiva dell’esistenza di vita su Marte.
La missione superò di gran lunga i novanta giorni previsti: il lander Viking 1 rimase operativo fino all’11 novembre 1982 e l’orbiter fino al 1980. Le osservazioni dalla superficie e dall’orbita offrirono il primo quadro completo di Marte, rivelando un pianeta freddo e arido, ma segnato da evidenti tracce di un antico passato ricco d’acqua.
Da allora tutte le principali missioni marziane si sono sviluppate nel solco aperto da Viking. La ricerca si è spostata dalla scoperta diretta di organismi viventi allo studio dell’acqua, dell’abitabilità e delle possibili tracce di vita passata.
A cinquant’anni dal primo atterraggio operativo su Marte, l’eredità di Viking non è dunque tanto l’aver risolto la questione della vita sul pianeta, quanto l’aver trasformato questa antica domanda in un programma di ricerca tuttora aperto.

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