Di fronte ai tempi che stiamo vivendo, e alle dinamiche politiche ed economiche che osserviamo ogni giorno, risulta difficile trovare chiavi di lettura capaci di aiutarci a comprendere il presente. Ogni spettatore del proprio tempo fatica ad avere la prospettiva necessaria per cogliere la portata delle trasformazioni in atto. Siamo tutti un po’ presbiti, incapaci di mettere a fuoco il passato più vicino a noi.
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In questo quadro, una lettura particolarmente illuminante tra le novità editoriali è Aspiranti fascisti. Vademecum per contrastare la più grave minaccia alla democrazia (Donzelli, 2025) di Federico Finchelstein, professore ordinario di storia contemporanea alla New School for Social Research di New York; l’istituto è stato fondato nel 1919 da un gruppo di intellettuali progressisti e nel 1933, con il sostegno della Rockefeller Foundation, diede vita alla celebre University in Exile, che offrì rifugio a numerosi antifascisti e antinazisti nel periodo tra le due guerre mondiali, tra cui il filosofo e politologo italiano Max Ascoli e il sociologo tedesco Hans Speier.
Argentino di origine e statunitense d’adozione, Finchelstein conosce bene la minaccia cui allude, sia per esperienza personale, sia per i suoi studi. È infatti tra i maggiori esperti di fascismo e populismo, autore di numerosi volumi tradotti in molte lingue e collaboratore di autorevoli periodici. La domanda che guida il libro è chiara: “Se non impariamo a riconoscerli in tempo, gli aspiranti fascisti di oggi si trasformeranno nei dittatori di domani. La democrazia ha gli anticorpi per combatterli?”

Aspiranti fascisti. Vademecum per contrastare la più grave minaccia alla democrazia. Donzelli (2025) - copertina
La risposta non è semplice, come accade per ogni questione complessa. Tuttavia, al di là delle conclusioni, il libro risulta interessante per la chiave interpretativa che offre sull’ascesa internazionale della destra. Finchelstein sostiene che viviamo in un’epoca di autoritarismi sostenuti da maggioranze elettorali, in cui la minaccia alla democrazia proviene da leader democraticamente eletti che utilizzano strumenti del fascismo per scardinare il sistema dall’interno. Secondo l’autore, è quindi in corso una tendenza globale verso forme di autocrazia che, riprendendo elementi del populismo classico, si stanno trasformando in aspirante fascismo.
Gli esempi citati sono noti: Donald Trump negli Stati Uniti, Javier Milei in Argentina, Narendra Modi in India, Viktor Orbán in Ungheria, Benjamin Netanyahu in Israele, fino alla destra di Giorgia Meloni. Con l’espressione “aspiranti fascisti”, Finchelstein identifica quei leader estremisti che non hanno (ancora) raggiunto il livello di menzogne e violenze dei fascismi storici. Non si dichiarano apertamente fascisti, ma adottano stili e comportamenti politici di matrice fascista: un populismo che tende a trasformarsi in fascismo e che rappresenta, per questo, una grave minaccia per la democrazia.
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A differenza del fascismo, il populismo non elimina le elezioni, ma le usa come un plebiscito per celebrare la propria legittimità maggioritaria, dimensione chiave che definisce la sovranità populista. Il populismo mina quindi la democrazia dall’interno, senza distruggerla, ma può arrivare a distruggerla se si trasforma in dittatura. Per valutare come il populismo si stia avvicinando al fascismo, Finchelstein utilizza quattro categorie di analisi: la violenza e la manipolazione della politica, le bugie e la propaganda, la politica della xenofobia e infine la dittatura. Con lucidità e acume, lo storico mostra come in molti contesti politici, europei e non, il populismo abbia già assunto comportamenti fascisti: dalla manipolazione dei media all’adozione di posizioni xenofobe, fino alla militarizzazione della politica.
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Ci si interroga dunque su come poter frenare questa deriva. Finchelstein non impartisce lezioni rassicuranti ma, ricordando un episodio della storia argentina, indica la via da seguire. Rievoca infatti la rivolta militare del 1987, sventata grazie alle pacifiche proteste di massa, che videro centinaia di migliaia di cittadini scendere in strada a sostegno delle istituzioni democratiche.
Come scriveva Norberto Bobbio: “La democrazia è un regime fragile, che richiede una continua manutenzione” (Il futuro della democrazia, Einaudi, 1984, p. 7). Spetta a tutti noi, dunque, custodi di questa eredità, essere vigili e attivi.

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