Per la Svizzera, dal punto di vista diplomatico ed economico, la Seconda guerra mondiale non si concluse davvero l’8 maggio 1945. Il vero punto di svolta secondo storici e diplomatici arrivò infatti il 25 maggio 1946, con la firma degli Accordi di Washington, negoziati dalla delegazione svizzera guidata dal diplomatico Walter Stucki.
Anni di guerra
Laser 25.09.2019, 09:00
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In quella primavera, la Confederazione si trovava in una posizione estremamente delicata. Pur avendo mantenuto la neutralità, durante la guerra aveva continuato a intrattenere relazioni economiche e finanziarie con il Terzo Reich, riuscendo a preservare la propria indipendenza ma finendo sotto una crescente pressione internazionale.
Gli Alleati accusavano la Svizzera di avere beneficiato economicamente del conflitto e chiedevano chiarimenti sugli averi tedeschi depositati nelle banche elvetiche e sull’oro acquistato dalla Reichsbank tedesca, parte del quale proveniva da riserve saccheggiate dai nazisti nei territori occupati.
Già nel 1944-45 numerose aziende svizzere furono inserite dagli USA nella “Proclaimed List”, la blacklist commerciale alleata che limitava i rapporti economici con i mercati controllati dagli Alleati e accresceva la pressione diplomatica sulla Confederazione.
https://rsi.cue.rsi.ch/rete-due/programmi/cultura/laser/Svizzera-e-Italia-nella-Seconda-guerra-mondiale--1055653.html
I negoziati con Stati Uniti, Regno Unito e Francia furono lunghi e difficili. L’accordo firmato nel 1946 prevedeva che la Svizzera versasse 250 milioni di franchi come contributo alla ricostruzione europea e procedesse alla liquidazione degli averi tedeschi bloccati sul proprio territorio.
In cambio, gli Alleati rinunciavano a ulteriori rivendicazioni sull’oro acquistato durante la guerra contro il governo svizzero e la BNS, sbloccavano i capitali elvetici congelati negli Stati Uniti e ponevano fine alle liste nere che colpivano molte imprese svizzere.
L’intesa non comportava tuttavia un’ammissione di colpa: Berna continuò a sostenere che i rapporti economici con il Reich fossero stati necessari alla sopravvivenza del Paese, completamente circondato dalle potenze dell’Asse fino al 1944, nel tentativo di preservare la propria indipendenza.

La Svizzera durante la seconda guerra mondiale
Laser 30.10.2009, 01:00
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La storiografia svizzera considera quegli accordi una tappa decisiva della politica estera del dopoguerra. La documentazione diplomatica ufficiale li definisce una vera e propria “pietra miliare”, poiché permisero alla Confederazione di uscire dal relativo isolamento internazionale del dopoguerra e di reinserirsi nel nuovo ordine economico occidentale.
Lo storico e diplomatico Linus von Castelmur ha scritto che, paradossalmente, per la Svizzera la guerra “termina soltanto nell’estate del 1946”, quando i rapporti con gli Alleati vengono finalmente normalizzati (The Washington Agreement of 1946 , 1999).

Jean-François Bergier, storico svizzero.
Gli Accordi di Washington non chiusero però tutte le questioni aperte. Restavano irrisolti temi che riemersero decenni dopo: i patrimoni non reclamati appartenuti alle vittime del nazismo, il ruolo delle banche durante la guerra e il rapporto tra neutralità e responsabilità economica.
Negli anni ‘90, sotto forte pressione internazionale, la Svizzera istituì la Commissione Bergier e riaprì numerosi archivi storici, fino all’accordo del 1998 tra le principali banche svizzere e le organizzazioni ebraiche internazionali.
https://rsi.cue.rsi.ch/srg/notrehistoire/La-questione-dei-fondi-ebraici-nelle-banche-svizzere--1142707.html
Più che una semplice intesa finanziaria, gli Accordi di Washington rappresentarono quindi il primo grande confronto della Svizzera con le implicazioni politiche e morali della propria neutralità economica.
Segnarono l’inizio di una ridefinizione del ruolo internazionale della Confederazione, chiamata da allora a conciliare autonomia finanziaria, pressioni geopolitiche e responsabilità verso la comunità internazionale.
La Svizzera e la Seconda guerra mondiale. A vent’anni dal Rapporto Bergier
Geronimo 09.11.2020, 11:35
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A 80 anni di distanza, quella vicenda conserva ancora una forte attualità. Le sanzioni economiche, il congelamento degli asset e la tracciabilità dei capitali sono oggi strumenti centrali delle relazioni internazionali.
E la Svizzera, ancora una delle principali piazze finanziarie mondiali, continua a confrontarsi con gli stessi equilibri emersi nel secondo dopoguerra: neutralità politica, integrazione economica e responsabilità globale.






