Svizzera e dopoguerra

Accordi di Washington 1946: la resa dei conti

80 anni fa, la Svizzera finì sotto pressione per i rapporti economici con il Reich: sotto esame oro nazista, beni tedeschi, banche e neutralità

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F.W. McCombe per la Gran Bretagna, Walter Stucki, delegato del Consiglio federale svizzero, Randolph Paul per gli Stati Uniti e François Chargueraud per la Francia (da sinistra) conversano il 19 marzo 1946 a Washington durante i negoziati tra gli Alleati occidentali e la Svizzera sul tema dell’oro nazista e dei beni tedeschi presenti in Svizzera.

F.W. McCombe per la Gran Bretagna, Walter Stucki, delegato del Consiglio federale svizzero, Randolph Paul per gli Stati Uniti e François Chargueraud per la Francia (da sinistra) conversano il 19 marzo 1946 a Washington durante i negoziati tra gli Alleati occidentali e la Svizzera sul tema dell’oro nazista e dei beni tedeschi presenti in Svizzera.

  • KEYSTONE/PHOTOPRESS-ARCHIV/St
Di: Elizabeth Camozzi  

Per la Svizzera, dal punto di vista diplomatico ed economico, la Seconda guerra mondiale non si concluse davvero l’8 maggio 1945. Il vero punto di svolta secondo storici e diplomatici arrivò infatti il 25 maggio 1946, con la firma degli Accordi di Washington, negoziati dalla delegazione svizzera guidata dal diplomatico Walter Stucki.

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Anni di guerra

Laser 25.09.2019, 09:00

  • Keystone

In quella primavera, la Confederazione si trovava in una posizione estremamente delicata. Pur avendo mantenuto la neutralità, durante la guerra aveva continuato a intrattenere relazioni economiche e finanziarie con il Terzo Reich, riuscendo a preservare la propria indipendenza ma finendo sotto una crescente pressione internazionale.

Gli Alleati accusavano la Svizzera di avere beneficiato economicamente del conflitto e chiedevano chiarimenti sugli averi tedeschi depositati nelle banche elvetiche e sull’oro acquistato dalla Reichsbank tedesca, parte del quale proveniva da riserve saccheggiate dai nazisti nei territori occupati.

Già nel 1944-45 numerose aziende svizzere furono inserite dagli USA nella “Proclaimed List”, la blacklist commerciale alleata che limitava i rapporti economici con i mercati controllati dagli Alleati e accresceva la pressione diplomatica sulla Confederazione.

I negoziati con Stati Uniti, Regno Unito e Francia furono lunghi e difficili. L’accordo firmato nel 1946 prevedeva che la Svizzera versasse 250 milioni di franchi come contributo alla ricostruzione europea e procedesse alla liquidazione degli averi tedeschi bloccati sul proprio territorio.

In cambio, gli Alleati rinunciavano a ulteriori rivendicazioni sull’oro acquistato durante la guerra contro il governo svizzero e la BNS, sbloccavano i capitali elvetici congelati negli Stati Uniti e ponevano fine alle liste nere che colpivano molte imprese svizzere.

L’intesa non comportava tuttavia un’ammissione di colpa: Berna continuò a sostenere che i rapporti economici con il Reich fossero stati necessari alla sopravvivenza del Paese, completamente circondato dalle potenze dell’Asse fino al 1944, nel tentativo di preservare la propria indipendenza.

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La Svizzera durante la seconda guerra mondiale

Laser 30.10.2009, 01:00

La storiografia svizzera considera quegli accordi una tappa decisiva della politica estera del dopoguerra. La documentazione diplomatica ufficiale li definisce una vera e propria “pietra miliare”, poiché permisero alla Confederazione di uscire dal relativo isolamento internazionale del dopoguerra e di reinserirsi nel nuovo ordine economico occidentale.

Lo storico e diplomatico Linus von Castelmur ha scritto che, paradossalmente, per la Svizzera la guerra “termina soltanto nell’estate del 1946”, quando i rapporti con gli Alleati vengono finalmente normalizzati (The Washington Agreement of 1946 , 1999).

Jean-François Bergier, storico svizzero.

Jean-François Bergier, storico svizzero.

Gli Accordi di Washington non chiusero però tutte le questioni aperte. Restavano irrisolti temi che riemersero decenni dopo: i patrimoni non reclamati appartenuti alle vittime del nazismo, il ruolo delle banche durante la guerra e il rapporto tra neutralità e responsabilità economica.

Negli anni ‘90, sotto forte pressione internazionale, la Svizzera istituì la Commissione Bergier e riaprì numerosi archivi storici, fino all’accordo del 1998 tra le principali banche svizzere e le organizzazioni ebraiche internazionali.

Più che una semplice intesa finanziaria, gli Accordi di Washington rappresentarono quindi il primo grande confronto della Svizzera con le implicazioni politiche e morali della propria neutralità economica.

Segnarono l’inizio di una ridefinizione del ruolo internazionale della Confederazione, chiamata da allora a conciliare autonomia finanziaria, pressioni geopolitiche e responsabilità verso la comunità internazionale.

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Passaporto di Willhelm Frank con il timbro "J" rosso che veniva apposto sui passaporti delle persone ebree

La Svizzera e la Seconda guerra mondiale. A vent’anni dal Rapporto Bergier

Geronimo 09.11.2020, 11:35

  • courtesy Archiv für Zeitgeschichte, ETH Zürich, afz.ethz.ch - Wikipedia

A 80 anni di distanza, quella vicenda conserva ancora una forte attualità. Le sanzioni economiche, il congelamento degli asset e la tracciabilità dei capitali sono oggi strumenti centrali delle relazioni internazionali.

E la Svizzera, ancora una delle principali piazze finanziarie mondiali, continua a confrontarsi con gli stessi equilibri emersi nel secondo dopoguerra: neutralità politica, integrazione economica e responsabilità globale.

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