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Cibi fermentati e crescita del cervello umano

Secondo una nuova ricerca, i cibi fermentati sarebbero tra i fattori che hanno contribuito all’evoluzione del cervello umano

  • 6 maggio, 17:30
  • FOOD
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  • Foto di Tim Oliver Metz su Unsplash
Di: Matteo Fieni, di Future Fermentation 


L’ipotesi intrigante della fermentazione come motore dell’espansione del cervello umano ci apre a un affascinante viaggio attraverso la storia culinaria dell’umanità. Contrariamente alle aspettative, sembra che siano stati i cibi fermentati, e non il fuoco, a giocare un ruolo cruciale nella nostra evoluzione.

Gli scienziati, per anni, hanno esplorano i misteri dell’evoluzione umana, soffermandosi sui fattori che hanno contribuito alla notevole espansione, a livello di volume, del cervello umano. Sebbene si disponga di molte informazioni sulla sequenza temporale e sulla misura in cui il cervello umano si è espanso nel corso della nostra evoluzione, i meccanismi che hanno guidato questa espansione sono più difficili da determinare. Sono diverse le teorie riportate a suffragio di questa evoluzione, ma secondo una nuova ricerca, datata 2023, svolta da alcuni ricercatori dell’Università di Marsiglia e di Harvard, dal titolo La tecnologia della fermentazione come motore dell’espansione del cervello umano, la crescita celebrale negli ominidi sarebbe connessa alla dieta e al consumo di cibi fermentati.

Il ruolo dei cibi fermentati nell’evoluzione umana

La fermentazione, un processo naturale che coinvolge batteri, lieviti o muffe nel decomporre sostanze organiche, è stata una pratica culinaria diffusa in molte culture per secoli. Non solo serviva a preservare gli alimenti, ma anche a migliorarne gusto e digeribilità.

I nostri antenati potrebbero aver consumato regolarmente cibi fermentati, aiutandoli non solo a mantenere freschi gli alimenti più a lungo, ma anche a renderli più facili da digerire e più ricchi di nutrienti. Ed è proprio questo legame tra fermentazione e cucina ad indicare che la tecnica fermentativa potrebbe aver avuto un impatto significativo sulla nostra evoluzione.

“Fermentazione esterna” e cervello: la nuova ricerca

Il tessuto cerebrale è metabolicamente “costoso” a livello di consumo energetico infatti utilizza circa il 20% dell’energia totale del corpo. Com’è stato possibile che, nel corso di 2 milioni di anni di evoluzione, il volume del cervello umano sia triplicato?
Gli australopitechi, infatti, possedevano volumi cerebrali che corrispondevano all’incirca alle dimensioni dei nostri parenti più stretti tra le scimmie viventi, come scimpanzé e i bonobo. Con la comparsa dell’Homo, l’espansione del cervello nella stirpe umana cominciò ad accelerare e continuò fino all’emergere di H. sapiens e H. neanderthalensis .

La ricerca suggerisce che la fermentazione avrebbe reso gli alimenti più facilmente digeribili e i nutrienti più disponibili per l’assorbimento, fornendo così una fonte di energia metabolizzabile che avrebbe potuto sostenere il crescente fabbisogno energetico richiesto dal cervello per svilupparsi. A suffragio di questa teoria, la stessa ricerca punta l’attenzione sulla “fermentazione esterna”, cioè quella che si riferisce al processo di scomposizione del cibo all’esterno del corpo sfruttando i microorganismi ambientali, a differenza della fermentazione interna che avviene nell’intestino. I dati, infatti, riportano l’effettiva riduzione delle dimensioni del colon umano rispetto ai nostri antenati, suggerendo una minore dipendenza dalla fermentazione interna a favore di quella esterna che non solo aumenta la biodisponibilità dei nutrienti, ma riduce anche il dispendio energetico per la digestione - che testimonierebbe il conseguente rimpicciolimento del colon nell’arco dell’evoluzione umana - .

Questo giustificherebbe anche il dilagare delle pratiche di fermentazione nelle culture umane, dai prodotti caseari in Europa alle verdure fermentate in Oriente e Nord Europa.

Un elemento intrigante che supporta questa teoria è l’etimologia stessa della parola “fermentazione”, che trae origine dal termine latino “fervere”, cioè, ribollire. Questo ci rimanda non solo alla calorosa immagine del fuoco che questa nuova teoria vorrebbe confutare come ruolo evolutivo, ma anche all’attività metabolica in corso nel nostro stesso organismo, che, come nei fermentati, crea l’energia necessaria per processare i cambiamenti e quindi anche ad aiutarci nell’esplorazione di nuove frontiere dell’identità umana.

La straordinaria teoria presentata dagli autori ci invita a meditare sull’essenza del rapporto tra il cibo che scegliamo e l’evoluzione della nostra identità.

Il neolitico a tavola

Il giardino di Albert 23.01.2022, 18:10

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Riferimenti:

Bryant, K. L., Hansen, C., & Hecht, E. E. (2023). Fermentation technology as a driver of human brain expansion. Nature [https://www.nature.com/articles/s42003-023-05517-3]

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