Territorio e tradizioni

Quando il Merlot fu un’innovazione

Malattie della vite, terreni scoscesi, cambiamenti climatici: la viticoltura in Ticino si è sempre rimessa in gioco con idee e sperimentazioni

  • 9 maggio, 11:30
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Vigneto
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Di: Patrizia Rennis

La vite viene coltivata nella Svizzera italiana da oltre duemila anni, ma è solo a inizio Novecento che nascono le prime produzioni di vino qualitativamente significative. Per fare fronte all’epidemia della fillossera della vite (un parassita delle radici) che aveva distrutto i vitigni autoctoni, nel 1906 in Ticino vengono impiantati i primi vitigni Merlot, arrivati dalla regione di Bordeaux.

Il Merlot deve il suo nome al merlo, un uccello particolarmente ghiotto di uva.

Dalle prime sperimentazioni il Merlot mostra ottimi risultati, è una pianta resistente che si rivela ideale per il territorio ticinese, il suo impianto viene quindi promosso sul territorio. Un successo che porta l’uva Merlot a diventare uno dei simboli dell’enogastronomia locale.

Dal 1997 il Merlot del Ticino ha ottenuto la DOC, la denominazione di origine controllata, un riconoscimento alla produzione e alla qualità.

La prima mondiale del bianco di Merlot

Negli anni ’80 il settore vitivinicolo locale vive una fase di crisi, la qualità del vino rosso prodotto non raggiunge le aspettative e le vendite vanno male. Per risollevare il mercato, l’enologo Adriano Petralli propone un’idea innovativa: vinificare il Merlot in bianco, una prima mondiale. Nel giro di pochi anni questa novità dà una svolta al mercato, la produzione e la vendita del bianco di Merlot aumentano e questo vino diventa una vera e propria specialità ticinese.

Fra le figure chiave che hanno fatto diventare il Ticino una regione vitivinicola c’è Cesare Valsangiacomo, considerato infatti uno dei padri del Merlot «ha portato nuove visioni nel settore, promuovendo il bianco di Merlot e la spumantizzazione con il metodo classico» racconta Davide Cadenazzi, presidente di Federviti.

Ancora oggi l’80% dei vigneti coltivati in Ticino sono di uva Merlot, esistono però anche altre interessanti varietà, come il Cabernet Franc , il Pinot nero, il Gamaret, lo Chardonnay, il Sauvignon e vitigni di grande valore storico come la Bondola.

botti di Bondola a Gudo

L'affinamento del vino avviene in botti di legno, in contenitori in inox o in anfore

  • ©Melanie Türkylmaz

Bondola e Bondoletta sono vitigni autoctoni che rischiavano di scomparire, grazie a Slow Food e alla Comunità della Bondola dal 2022 stanno venendo riscoperti.

Anche se i vitigni a buccia bianca coprono solo l’8% del territorio vitivinicolo, in Ticino si produce una ragguardevole quantità di vino bianco, proprio grazie alla vinificazione in bianco del Merlot.

Perbacco i bianchi

Il Quotidiano 03.05.2024, 19:00

Il difficile lavoro dei viticoltori

Il terreno vitivinicolo ticinese è molto particolare perché ricco di piccoli appezzamenti, spesso molto scoscesi. Un terzo dei filari in Ticino richiede una gestione manuale, a volte coltivarli è davvero molto complesso, tanto che in alcuni casi si parla di viticoltura eroica.

La viticoltura eroica è tipica delle zone alpine e prealpine dove le antiche popolazioni sono riuscite con fatica a strappare terra coltivabile alla montagna.

Ci sono vigneti che rischiano di scomparire nei prossimi anni, proprio per la difficoltà e il grande impegno che serve per gestirli, ma perdere questi terreni significherebbe impoverire il paesaggio di uno dei suoi elementi più tradizionali. Negli ultimi anni una nuova generazione di viticoltori sta cercando di fermare questa tendenza. È il caso dei ragazzi di Manimatte che hanno ripreso un vigneto collinare a Gudo e lo lavorano lla sostenibilità e alla biodiversità.

La storia di Anna e Luca e la viticoltura eroica di Manimatte 

RSI Food 14.12.2023, 11:11

Nel mondo della viticoltura ticinese le sfide non sono mai mancate e con il cambiamento climatico, le nuove malattie dei vitigni e la ricerca di maggiore sostenibilità non mancheranno neanche in futuro.

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