Ambiente

Cos’è il compostaggio dei defunti e come funziona

Nelle foreste romande è nato di recente un centro per lo studio della decomposizione umana: una pratica diffusa negli Stati Uniti che rende lo smaltimento dei corpi più ecologico 

  • 2 ore fa
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Il biocompostaggio umano diventerà un giorno un'alternativa alla sepoltura tradizionale?

Il biocompostaggio umano diventerà un giorno un'alternativa alla sepoltura tradizionale?

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Di: red. giardino di Albert/Matteo Martelli  

Trasformare i nostri corpi a fine vita in compost. Può sembrare macabro, ma è un’idea che si diffonde sempre di più come alternativa ecologica alle pratiche funerarie tradizionali. La decomposizione naturale evita l’impiego di combustibili fossili necessari alla cremazione e risparmia l’utilizzo di suolo dedicato alla sepoltura.

Riconnettersi con la natura

L’attenzione verso questa pratica moderna di sepoltura è legata a un profondo desiderio di riconnettersi con la natura, anche dopo la morte, ed è nata negli Stati Uniti. Nel 2019, lo Stato di Washington è stato il primo ad approvare il compostaggio umano, e in totale sono oggi quattordici gli Stati americani ad averlo consentito per legge. In Europa, se ne discute: in Germania è in corso un progetto pilota nel Land dello Schleswig-Holstein, mentre in Svizzera, pur essendo tutt’ora illegale, la politica cantonale zurighese ha avviato una discussione dopo un’iniziativa individuale di un cittadino sul tema.

Servono prove scientifiche

La possibilità che questa pratica diventi realtà anche in Svizzera è legata a doppio filo con la sua sicurezza. “Cosa accade con i medicinali o con gli stupefacenti presenti nel corpo? Vengono semplicemente dispersi nell’ambiente?”, si chiede l’UDC zurighese Ueli Bamert.

Per rispondere a queste domande, è nato di recente in Svizzera un centro per lo studio della decomposizione naturale di corpi umani. Un progetto pionieristico lanciato dallo Swiss Human Institute of Forensic Taphonomia (SHIFT) del Centro universitario di medicina legale della Svizzera romanda del CHUV: in una località segreta immersa nelle foreste del Canton Vaud è stato inaugurato un laboratorio a cielo aperto dove sarà possibile studiare da vicino il compostaggio umano.  

Il centro per lo studio della decomposizione umana

Il centro per lo studio della decomposizione umana

  • SHIFT

“Dobbiamo essere certi che, alla fine, il compost umano sia sicuro, che non contenga componenti fisici o chimici tossicologici”, spiega Vincent Varlet, responsabile del progetto che avrà fra le altre cose il merito di migliorare la gestione dei disastri umanitari e generare dati senza precedenti per la medicina legale. Lo studio è reso possibile da un gruppo di volontari che ha deciso di donare il proprio corpo alla scienza in caso di morte.

Il peso ambientale della cremazione

Il processo di cremazione dura in media circa 1,5 ore e avviene a una temperatura compresa tra i 900 e i 1300 °C. Ogni cremazione richiede circa 200 kWh di gas naturale e circa 50 kWh di elettricità. Una quantità sufficiente ad alimentare un’auto elettrica per oltre 1000 chilometri. Nel 2023, circa il 90% di tutti i defunti in Svizzera è stato cremato.

Il compostaggio controllato

Se il progetto romando indagherà il biocompostaggio umano in un ambiente naturale, le esperienze fatte finora sono avvenute in condizioni controllate. In genere i corpi sono piazzati in un contenitore metallico su un letto di paglia, fieno, erbe e fiori, dove i microorganismi di origine umana e vegetale decompongono il corpo in una quarantina di giorni: un processo che prende il nome di terramazione.

Il destino dei resti

Il progetto SHIFT avrà una durata di quattro anni e cercherà anche di rispondere a una domanda significativa: i resti di una persona defunta trasformati in terreno fertile possono essere restituiti ai familiari? Se la risposta sarà positiva, in futuro potremmo persino scegliere di essere trasformati, dopo la morte, in una rigogliosa pianta da giardino.

Articolo da Le 12h30, RTS La Première del 25.2.2026

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