La giornata mondiale degli oceani, istituita dalle Nazioni Unite nel 2009, ricorre l’8 giugno di ogni anno. Un’occasione per riflettere sull’importanza vitale delle acque marine del Pianeta. Quest’anno la celebrazione è accompagnata da un avvertimento sempre più marcato: gli oceani e i mari a livello globale soffrono e i dati più recenti mostrano un quadro di riscaldamento da record e ondate di calore marine senza precedenti.
È questo il quadro indicato dal rapporto “The European State of the Climate“ che delinea in modo chiaro l’evoluzione recente delle acque europee e le implicazioni per ambiente, economia e società, e che evidenzia come il cambiamento climatico stia accelerando fenomeni già osservati negli ultimi anni. Il rapporto fa parte del programma europeo Copernicus, al quale nei giorni scorsi il Consiglio federale ha deciso di non aderire per questioni politico-finanziarie anche per il periodo 2028-2034.
SEIDISERA del 06.06.2026, l’intervista a Reto Knutti
RSI Info 06.06.2026, 18:09
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I mari europei, indicatori del cambiamento climatico
Le regioni oceaniche che circondano l’Europa sono veri e propri motori delle condizioni climatiche e meteorologiche del continente. In particolare, l’Atlantico settentrionale, con i suoi venti occidentali prevalenti, modella le condizioni atmosferiche e climatiche, mentre le variazioni della temperatura superficiale del mare (SST) influenzano il regime delle precipitazioni. Acque più calde significano maggiore evaporazione, e questo può tradursi in eventi di pioggia intensa.
Ma c’è di più: diversi mari europei, tra cui il Mediterraneo e il mare di Barents, si stanno riscaldando a una velocità superiore alla media globale. Questo non solo ha un impatto diretto sugli ecosistemi marini e sulle attività di pesca, ma intensifica anche le ondate di calore che colpiscono le aree costiere e l’entroterra.
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Un record dopo l’altro
I numeri parlano chiaro. Nel 2025, per il quarto anno consecutivo, la temperatura superficiale media del mare (SST) nella regione europea ha raggiunto un nuovo record, toccando i 10,94 °C. Un valore di 0,65 gradi sopra la media, a conferma di un aumento marcato che si osserva anno dopo anno.
Il mar Mediterraneo, in particolare, ha vissuto un 2025 bollente: la sua SST annuale è stata la seconda più elevata mai registrata, con 21,35 °C, appena sotto il record del 2024. Circa due terzi della regione oceanica europea, e ben il 98% del Mediterraneo, hanno registrato temperature ben al di sopra della media. Record di calore sono stati osservati pure in vaste aree dell’Atlantico settentrionale nord-orientale, nel mare del Nord e nel mare di Norvegia.

Percentuale dell’area della regione oceanica WMO RA VI (Europa) che sperimenta condizioni di ondate di calore marine ogni anno dal 1982 al 2025, mostrata per quattro categorie di intensità: “moderata” (giallo), “forte” (arancione chiaro), “severa” (arancione scuro) ed “estrema” (marrone). Per ciascun anno, la percentuale è basata sulla massima intensità raggiunta in ogni località all’interno della regione. (A destra) Mappa che mostra la categoria più elevata di ondata di calore marina registrata in ogni località nel 2025. Le ondate di calore marine sono definite rispetto al periodo di riferimento 1991–2020.
Ondate di calore marine sempre più diffuse e intense
Le ondate di calore marine, periodi prolungati di temperature oceaniche insolitamente elevate, stanno diventando la normalità. La loro frequenza, intensità e diffusione sono in costante aumento. Negli ultimi decenni, la percentuale di oceano europeo interessata da queste ondate è passata da una media del 40% negli anni ‘80 a un impressionante 98% nel periodo 2023–2025.
Gli ultimi tre anni, in particolare, sono stati caratterizzati da un costante aumento non solo dell’area coinvolta, ma anche dell’intensità di questi eventi. Nel 2025, l’86% della regione ha sperimentato ondate di calore marine “forti” o più intense, un valore record. E il 36% ha registrato condizioni “severe” o “estreme”, un altro primato che eguaglia il 2024.
Un esempio lampante è l’estate del 2025, quando un’eccezionale ondata di calore ha colpito la regione scandinava, in particolare il mare di Norvegia. Tra il 24 e il 25 luglio, la SST giornaliera media in questa regione ha raggiunto un record di 15,5 °C, ben 3 °C sopra la media, con l’acqua che ha raggiunto i circa 19°C lungo la costa norvegese. Un evento che, secondo il rapporto, ha probabilmente contribuito a rafforzare il caldo anomalo anche sulle terre adiacenti.
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Ripercussioni sulla vita marina
Il riscaldamento degli oceani influenza la vita sulle coste e anche la vita marina. La produttività primaria, cioè la base della rete alimentare oceanica, è monitorata stimando la quantità di clorofilla del fitoplancton. Anche questo valore - come indicato nel rapporto - ha mostrato grandi variazioni nel 2025, con concentrazioni di clorofilla superiori alla media nell’Atlantico settentrionale, in particolare a ovest dell’Irlanda e a sud dell’Islanda, aree colpite da ondate di calore marine. Al contrario, nel Mediterraneo, le concentrazioni di clorofilla sono state per lo più inferiori alla media, un segnale di possibili squilibri negli ecosistemi.
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Conseguenze a lungo termine
Il riscaldamento degli oceani è una conseguenza diretta delle emissioni di gas a effetto serra. Gli oceani, a livello globale, hanno assorbito circa il 90% del calore in eccesso causato dalle attività umane. Questo si traduce in un aumento del contenuto di calore oceanico (vale a dire la quantità di calore assorbita dagli oceani), che nel 2025 ha raggiunto un nuovo record storico. Le conseguenze di questo riscaldamento sono molteplici, interconnesse e spaziano dall’innalzamento del livello dei mari, all’acidificazione degli oceani, fino all’alterazione delle correnti oceaniche con potenziali impatti sul clima globale.
La Giornata Mondiale degli Oceani ci ricorda che la salute degli oceani e dei mari del Pianeta è intrinsecamente legata alla nostra. I dati del 2025 sono l’ennesimo segnale della necessità di adottare scelte più sostenibili, diminuendo le emissioni di gas a effetto serra.
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