Il suo nome è Contender ed è un esemplare imponente. Con i suoi 4,2 metri di lunghezza e circa 750 chilogrammi di peso, questo gigante di una trentina di anni è il più grande squalo bianco maschio mai catturato e studiato nell’Atlantico nord-occidentale dall’organizzazione no-profit OCEARCH. L’animale è stato poi rilasciato. Non si tratta del più grande squalo bianco mai osservato in assoluto, ma di un esemplare di notevoli dimensioni.
A tu per tu con gli squali - Secondo episodio
Terra 14.07.2026, 09:40
Il segnale dopo mesi di silenzio
Dopo mesi di silenzio passati a nuotare nelle profondità dell’oceano, a metà luglio 2025 il localizzatore satellitare fissato alla sua pinna dorsale ha inviato un debole segnale radio al largo delle Outer Banks, in North Carolina, negli Stati Uniti. Un segnale di vita tecnologico che gli scienziati chiamano Z-ping: un’emersione troppo rapida e un segnale troppo debole per calcolare la posizione esatta, ma sufficiente a confermare che lo squalo è vivo, attivo e in viaggio verso nord.
Tenendo conto di tutti i segnali registrati da quando è stato marcato nel gennaio del 2025, Contender ha percorso oltre 11’000 chilometri. Ma oltre all’entusiasmo per le sue dimensioni e le sue rotte si nasconde un’innovazione scientifica che sta cambiando il nostro rapporto con i predatori marini.
L’importanza della ricerca
Fino a pochi decenni fa, studiare gli spostamenti degli squali oceanici era quasi impossibile. Oggi, grazie a dispositivi come il tag SPOT (Smart Position or Temperature) fissato alla pinna dorsale di Contender, gli scienziati possono seguire i movimenti di questi animali in tempo reale. Il meccanismo è semplice e ingegnoso: il trasmettitore si attiva ed emette un segnale solo quando la pinna fuoriesce dall’acqua.
I dati raccolti su Contender stanno confermando che gli squali bianchi tendono a tornare negli stessi luoghi per nutrirsi o riprodursi, un fenomeno conosciuto come filopatria. Dopo aver svernato nelle acque tra la Florida e la Georgia, lo squalo sembra nuotare in direzione nord, verso le zone ricche di prede del Massachusetts e del Canada atlantico.
OCEARCH è un’organizzazione no-profit che marca squali bianchi e altri grandi predatori marini per raccogliere dati altrimenti difficili da ottenere: rotte migratorie, localizzazione delle zone di caccia e in alcuni casi campioni biologici. Questi dati non sono un semplice esercizio di ricerca, ma forniscono informazioni cruciali. Lo squalo bianco è un superpredatore: si trova cioè all’apice della catena alimentare. Con la sua presenza e il suo comportamento predatorio influenza tutte le altre specie che vivono nello stesso ambiente e mantiene l’equilibrio dell’ecosistema marino. Sapere dove questo animale si riproduce, dove si alimenta e come si muove nel corso dell’anno è cruciale per proteggere la specie, ma anche per facilitare la convivenza tra squali e attività umane lungo le coste.
https://rsi.cue.rsi.ch/info/natura-e-animali/Squali-vittime-o-carnefici--3213468.html
Non solo lo squalo bianco
Nell’immaginario collettivo, plasmato dal cinema d’animazione e dai blockbuster hollywoodiani, la parola “squalo” evoca immediatamente fauci spalancate e acque tinte di rosso. Ma la realtà biologica è ben diversa. Esistono oltre 500 specie di squali a livello mondiale, la grande maggioranza delle quali è di dimensioni ridotte e del tutto innocua per l’uomo.
Come spesso ricordato dal giardino di Albert, la narrazione che vede questi animali come mostri sanguinari non è corretta. Nella realtà, gli squali sono vittime e non carnefici. Ogni anno, a causa della pesca intensiva, del mercato delle pinne (finning) e delle catture accidentali, l’essere umano uccide circa cento milioni di squali. Persino nel bacino del Mediterraneo la presenza degli squali non sta aumentando, nonostante i rari avvistamenti estivi continuino a generare titoli allarmistici.
https://rsi.cue.rsi.ch/info/ambiente/No-gli-squali-nel-Mediterraneo-non-stanno-aumentando--3865442.html
Dalla biologia alla tecnologia: volare come uno squalo
La necessità di proteggere questi animali non deriva solo dal loro ruolo ecologico, ma anche da ciò che possono svelare. La scienza che imita la natura per risolvere problemi umani, la biomimetica, ha trovato negli squali una preziosa fonte di ispirazione.
Un esempio arriva dal settore aerospaziale. Studiando la pelle degli squali, i ricercatori hanno scoperto una struttura formata da minuscoli “denti” che riducono l’attrito. Questo principio è stato imitato per sviluppare rivestimenti applicati agli aerei, capaci di diminuire la resistenza dell’aria e quindi il consumo di carburante e le emissioni di anidride carbonica.
Le applicazioni non si fermano all’aviazione. La microstruttura della pelle degli squali ostacola infatti l’adesione di batteri e altri organismi, ispirando la creazione di superfici antibatteriche per ospedali, dispositivi medici e ambienti ad alta frequentazione. Dagli aerei ai materiali innovativi, gli squali dimostrano come milioni di anni di evoluzione possano offrire soluzioni preziose per la tecnologia e la sostenibilità del futuro.
Perché gli squali attaccano?
Il giardino di Albert 18.10.2025, 16:55
La scienza contro la paura
Il viaggio di Contender, monitorabile pubblicamente da chiunque sul sito di OCEARCH o tramite un’apposita APP, ricorda che l’unico modo per superare la paura ancestrale degli squali è la conoscenza. Attraverso la ricerca scientifica e lo studio della biodiversità è possibile salvare specie vulnerabili dall’estinzione e, contemporaneamente, beneficiare delle incredibili soluzioni ingegneristiche che la natura ha perfezionato in milioni di anni di evoluzione.








