“L’ayatollah Ali Khamenei è stato come un padre per noi sciiti”, afferma l’imam Seyed Behbahani. L’iraniano guida le preghiere in una comunità sciita a Ginevra. La comunità è in lutto per il suo leader. Davanti all’edificio, sono parcheggiate automobili diplomatiche nere. Sciiti provenienti da diversi Paesi, tra cui iraniani fedeli al regime, si sono riuniti per la preghiera del mezzogiorno.
Behbahani è membro di una rete iraniana che, secondo quanto afferma il suo sito web, si pone l’obiettivo di diffondere l’Islam puro e di gettare le basi per una civiltà islamica. Interpellato sulla repressione del regime, l’imam afferma: “Non è la dottrina del Governo opprimere le persone”. Le sue prediche, aggiunge, sarebbero compatibili con i valori democratici della Svizzera.
Iraniani fedeli al regime in Svizzera (Rundschau, SRF, 01.04.2026)
Solo una minoranza degli iraniani in Svizzera sostiene il Governo. Tuttavia, i membri della comunità di Ginevra non sono gli unici sostenitori. In un edificio commerciale a Schlieren, un intero piano appartiene alla Repubblica islamica dell’Iran, come rivelato dalla NZZ am Sonntag. Al suo interno si trova un altro centro islamico. L’associazione ha rifiutato un’intervista alla SRF, precisando però per iscritto di agire in modo indipendente dallo Stato iraniano.
Il presidente del centro di Schlieren è Mahmood Khalilzadeh. Secondo le autorità tedesche, farebbe parte dell’establishment politico-religioso della Repubblica islamica. In passato ha diretto anche il Centro della cultura islamica di Francoforte, chiuso nel 2024 dal Ministero dell’interno tedesco, in quanto considerato parte della moschea Imam Ali di Amburgo, per estremismo e diffusione della cosiddetta “rivoluzione islamica”. Gli sciiti hanno presentato ricorso contro la chiusura: la procedura è tuttora in corso. L’associazione di Schlieren afferma che il suo presidente è una “personalità religiosa e apolitica, che gode di ampio consenso”.
Studenti vicini al regime
Anche al Politecnico federale di Losanna (EPFL) sono attivi sostenitori della teocrazia iraniana. L’inchiesta mostra che un ex dottorando dell’EPFL aveva ricoperto un ruolo di comando nell’organizzazione Basij all’università di Teheran, una rete di volontari con un’ala paramilitare. L’islamologo Reinhard Schulze giudica la situazione problematica: “I Basij sono stati fondati esplicitamente per soffocare sul nascere qualsiasi movimento riformatore nelle università”.
Che cos’è il Basij?
Il Basij (Basij-e Mostaz’afin - Mobilitazione degli oppressi) è un’organizzazione fondata nel 1979 dopo la Rivoluzione islamica iraniana, subordinata al Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (pasdaran).
Viene impiegata per monitorare il comportamento pubblico e imporre codici morali e religiosi. Ha una forte presenza nelle università, dove controlla eventuali movimenti riformatori.
L’ala paramilitare dell’organizzazione è stata più volte impiegata per reprimere proteste e manifestazioni interne.
In Svizzera, il dottorando era membro di un’associazione studentesca sciita, che teneva anche lezioni di Corano al politecnico. Lo mostrano alcuni video pubblicati sul loro canale YouTube. Interpellato dalla SRF, l’ex dottorando respinge tutte le accuse. Nel suo comunicato, l’EPFL sottolinea che eventi di natura religiosa nei suoi spazi sono vietati.
Anche altri cittadini iraniani all’EPFL erano vicini al regime di Teheran. Un anno fa, l’ateneo è stato al centro di un caso di spionaggio: un ex dottorando iraniano è sospettato di aver contrabbandato nel suo Paese tecnologia destinata a droni da combattimento.
Anche la figlia del sindaco di Teheran ha studiato a Losanna. A questo proposito, l’ateneo precisa: “L’EPFL non ha alcuna base legale per negare l’accesso a studenti stranieri, se soddisfano i criteri accademici e quelli stabiliti dalle autorità”.








