La milizia Houthi dello Yemen dallo scorso fine settimana è entrata nella guerra a fianco dell’Iran. Sabato ha lanciato un attacco con due missili contro Israele. Anche nella notte su lunedì ci sarebbero stati nuovi attacchi. La milizia fa parte del cosiddetto “Asse della resistenza”, ossia delle milizie che sostengono l’Iran. Di motivazioni e strategia parla la politologa Elham Manea dell’Università di Zurigo, intervistata da SRF News.

Medio Oriente, gli Houthi attaccano Israele
Telegiornale 28.03.2026, 20:00
Perché gli Houthi sono entrati in guerra proprio ora?
“Non si tratta solo di un’escalation, ma di un segnale mirato su più livelli. Il momento non è casuale: i colloqui tra Arabia Saudita e Houthi sono in stallo. Questi negoziati sono centrali per gli Houthi, perché riguardano sostegno finanziario, riconoscimento politico e stabilità nel proprio territorio. Se non si muove nulla, la pressione interna cresce. Al contempo il segnale è rivolto a diversi destinatari: verso l’esterno gli Houthi si presentano come parte di un’alleanza regionale vicina all’Iran. Verso l’interno mobilitano sostegno attraverso il tema della Palestina. Non è una contraddizione, ma strategia”.
Cosa intendono ottenere gli Houthi con i loro attacchi contro Israele?
“L’Iran gioca un ruolo importante, ma non si tratta solo dell’Iran. Gli Houthi sono legati ideologicamente e politicamente all’Iran, ma prendono le loro decisioni autonomamente. Verso l’esterno mostrano: siamo parte di questo fronte regionale e un attore rilevante. Verso l’interno si tratta di mobilitazione. E per questo il tema della Palestina e di Israele è molto più efficace di un conflitto in nome dell’Iran. Per questo non vediamo un’escalation incontrollata, ma azioni mirate e limitate”.
Gli Houthi potrebbero attaccare nuovamente navi nel Mar Rosso?
“È possibile. Il Mar Rosso è come una leva per gli Houthi. Hanno già dimostrato di poterlo usare come strumento di pressione. Ma al momento agiscono con cautela. Sanno che una nuova grande escalation scatenerebbe immediatamente reazioni internazionali. Per questo è sì una possibilità reale, ma non un prossimo passo automatico. Nei prossimi giorni ne sapremo di più”.
Perché questa cautela?
“Gli Houthi agiscono ideologicamente, ma sono anche pragmatici. Calcolano le loro azioni e sono sotto forte pressione interna. L’attacco dell’anno scorso ha indebolito la loro stessa base. Ciò non significa che ulteriori escalation siano escluse. Al momento sono cauti. Ma tutto è aperto, tutto è possibile”.
Cosa ci si può aspettare dagli Houthi come prossima mossa?
“Molto probabilmente vedremo una continuazione dell’attuale schema: retorica forte e azioni mirate e limitate, ma nessuna escalation aperta. Gli Houthi sono sotto pressione economica e sul piano della politica interna ed estera. Al contempo cercano di valorizzare il loro ruolo nella regione. Questo equilibrio tuttavia non è stabile. Se la pressione dovesse aumentare ulteriormente o il conflitto allargarsi, la loro strategia può cambiare rapidamente”.






