Intervista

La caccia ai segnali extraterrestri non si ferma

Uno studio del Poli di Losanna parte dalla mancanza di rilevamenti in 60 anni di ricerche per capire dove è più probabile trovare segnali di vita intelligente al di fuori della Terra

  • 36 minuti fa
Oltre agli strumenti e metodi adeguati, il ricercatore sottolinea un altro fattore fondamentale: la fortuna

Oltre agli strumenti e metodi adeguati, il ricercatore sottolinea un altro fattore fondamentale: la fortuna

  • Keystone
Di: Huma Khamis (RTS)/sf 

Dal 1960, il programma SETI (Search for extraterrestrial intelligence) scruta il cielo alla ricerca di “tecnosegnali”, tracce di tecnologie avanzate provenienti da altre civiltà nello spazio. Eppure, finora non è stato rilevato alcun segnale.

Proprio questa mancanza di rilevamenti è al centro di uno studio del Politecnico federale di Losanna (EPFL), pubblicato su The Astronomical Journal, e l’autore e fisico teorico Claudio Grimaldi sottolinea diversi fattori che potrebbero spiegare questa assenza ai microfoni della RTS. I segnali potrebbero non aver mai attraversato la Terra, gli strumenti potrebbero essere stati puntati nella direzione sbagliata o tarati su frequenze non appropriate, oppure i segnali erano troppo deboli per essere captati. “Lo spazio di ricerca è immenso e ne abbiamo esplorato solo una minima parte” sottolinea il ricercatore.

L’intervista a Claudio Grimaldi (CQFD, RTS, 17.02.2026)

Lo studio si basa su metodi statistici per affinare le ricerche. Integrando i dati sulle zone già esplorate, gli scienziati possono pianificare meglio le osservazioni future. Grimaldi rileva che, se esistono tecnosegnali, potrebbero provenire da regioni molto più lontane di quanto inizialmente previsto, a distanze superiori a diverse migliaia di anni luce. Per il momento le ricerche hanno coperto un milione di stelle situate in un raggio di 500 anni luce dalla Terra, mentre la Via Lattea si estende per circa 100’000 anni luce.

“Per aumentare le possibilità di rilevare segnali, bisogna esplorare regioni più lontane”, afferma Grimaldi. I nuovi radiotelescopi, che entreranno in funzione nei prossimi anni, permetteranno di ampliare questo campo di esplorazione.

Vanno considerati anche altri fattori: più il segnale arriva da lontano, più deve essere potente per poter essere rilevato. Inoltre, più il segnale è breve, minori sono le possibilità che venga osservato. Anche il tempo gioca un ruolo: i segnali radio viaggiano alla velocità della luce e quindi la diffusione commerciale della radio circa cento anni fa significa che i segnali emessi dalla Terra sono rilevabili in un raggio di circa 100 anni luce, in cui però non ci sono molti pianeti abitabili, sottolinea il ricercatore.

Nonostante tutte le difficoltà, la ricerca di possibili forme di intelligenza extraterrestri prosegue, con strumenti sempre più potenti e un’idea più precisa su dove cercare, ma con un elemento fondamentale che non cambia: “Bisogna avere fortuna” conclude Grimaldi.

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World UFO Day

Tra le righe 02.07.2025, 14:00

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  • Lara van Gammeren e Loriana Sertoni
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