Myriam Stefford, nata a Berna come Rosa Martha Rossi, è una leggenda in Argentina. Tra la sua patria svizzera e il suo mausoleo “El Ala” a Córdoba ci sono circa 11’500 chilometri in linea d’aria. La sua vita avventurosa è ben documentata, con giornali, libri e film che hanno raccontato la sua storia. Molto meno si sa invece del monumento dedicato alla sua memoria.
Come è possibile che da 90 anni un mausoleo alto 82 metri renda omaggio a una svizzera nel cuore dell’Argentina? La risposta comincia con una vita fuori dal comune, un grande amore, la passione per il volo, e finisce con un tragico incidente che ancora oggi solleva interrogativi.
Rosa Martha Rossi nacque a Berna nel 1905. Suo padre, un commerciante di carrozze originario del Ticino, apparteneva al ceto medio. Nel 1924 la giovane si cancellò dal registro di Berna e partì per Parigi, ufficialmente per un anno. Sui motivi della partenza si specula ancora oggi. Fonti argentine sostengono che sia fuggita da casa, mentre storici svizzeri avanzano l’ipotesi di conflitti familiari o una relazione indesiderata.
Non si sa come sia riuscita a mantenersi a Parigi, né precisamente come abbia conosciuto il milionario argentino Raúl Barón Biza. È però certo che l’eccentrico argentino trasformò Rosa Rossi nel personaggio “Myriam Stefford”. Sulla sua rivista, nel 1926, la presentò come una promessa del cinema con ruoli nell’industria cinematografica tedesca. Oggi sappiamo che quella carriera era in gran parte inventata: il suo nome non compare né negli archivi cinematografici né nei registri teatrali.

Raúl Barón Biza e Myriam Stefford, nata Rosa Martha Rossi
La stampa annunciò persino un matrimonio a Venezia, ma decenni dopo nei registri non risultava alcuna traccia. Quando Stefford arrivò in Argentina nel 1928, sarebbe stata registrata come lavoratrice nubile.
Una delle prime aviatrici in Argentina
In Argentina Myriam Stefford divenne comunque una figura affascinante. Frequentava i circoli dell’alta società, conduceva una vita alla moda e scoprì una nuova passione: il volo. Nel 1931 fu tra le prime donne del Paese a ottenere il brevetto di pilota. Solo poche settimane dopo annunciò la sua intenzione di affrontare un volo a tappe sopra le 14 capitali provinciali dell’Argentina.

Myriam Stefford equipaggiata per il volo
Il 18 agosto 1931 decollò con un piccolo aereo biposto per intraprendere il viaggio. Vari incidenti la costrinsero ad atterraggi d’emergenza, ma lei proseguì. Il 26 agosto 1931 il suo aereo precipitò nei pressi di Marayes, nella provincia di San Juan. Myriam Stefford e il suo istruttore di volo morirono nell’incidente.
Già subito dopo la tragedia iniziarono a circolare voci sulle cause dello schianto: si parlò di un vuoto d’aria, altri ipotizzarono un crimine. Le leggende nacquero immediatamente dopo la sua morte e sopravvivono ancora oggi.
Un monumento nato dall’amore
Barón Biza reagì alla morte della sua compagna con un progetto commemorativo senza precedenti. Per prima cosa fece erigere un monumento nel luogo dell’incidente. Nel 1936 seguì il monumentale mausoleo “El Ala” ad Alta Gracia: un’ala di cemento alta 82 metri, più imponente persino del celebre obelisco di Buenos Aires.
La struttura, concepita come un’ala di aeroplano gigantesca e stilizzata, fu progettata anche come faro. Alla sua sommità si trovava una luce che, si dice, fosse visibile fino a 60 chilometri di distanza.
I resti di Myriam Stefford furono trasferiti lì. Si racconta che nella tomba siano stati deposti anche i suoi gioielli, tra cui un diamante leggendario, attorno al quale ruotano ulteriori miti.
Fin dall’inizio il monumento era pensato come luogo pubblico, parco e spazio d’incontro. All’inaugurazione del 1936, secondo le cronache, parteciparono migliaia di persone. Novant’anni dopo, l’ala di cemento svetta ancora nel paesaggio delle Sierras presso Córdoba, corrosa dal tempo, abbandonata e quasi dimenticata in Svizzera.
Una storia ancora viva
In Argentina, però, la storia continua a vivere, non solo nei libri e nei film, ma anche nei ricordi personali legati al mausoleo.
Dopo un appello di Swissinfo, alcuni lettori e lettrici dall’Argentina hanno scritto alla redazione. Molti associano al mausoleo ricordi d’infanzia o legami familiari con la Svizzera.
Una lettrice racconta: “El Ala è molto più di un monumento: unisce Córdoba e la Svizzera attraverso una storia di amore e spirito pionieristico”. Altri riferiscono di essere passati spesso davanti al mausoleo, e alcuni sottolineano le proprie origini svizzere.
Così “El Ala” resta non solo la tomba di una giovane pilota, ma un simbolo del legame tra due Paesi, una storia che a 90 anni di distanza continua ad affascinare.
A livello ufficiale, oggi, il monumento dedicato alla defunta svizzera all’estero è poco usato nell’attività diplomatica. È vero che l’ambasciata di Svizzera in Argentina dedicò a Myriam Stefford un ritratto nel 2021, nell’ambito di una campagna sulle “Svizzere in America Latina”. Ma il mausoleo, in quell’occasione, non ebbe un ruolo centrale. Così l’ala di cemento di Córdoba rimane soprattutto un luogo di memoria locale.
Il Ministero della Verità (in salsa argentina)
Kappa in libertà 26.02.2026, 17:50
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