Nella toilette, nel dormitorio e persino nella sala principale dell’asilo nido: l’educatore avrebbe commesso le violenze sessuali durante l’orario di lavoro, negli spazi della struttura, secondo l’atto d’accusa della Procura bernese, come riferisce SRF.
I casi riguardano due strutture private, una nella regione di Berna e un’altra nell’area di Winterthur.
Nell’atto d’accusa gli episodi vengono descritti così: il sospettato rimaneva da solo con le presunte vittime in una stanza, a porte chiuse, in parte seminudo. Le avrebbe molestate per diversi minuti, filmando anche le sue azioni. Il tutto per un periodo complessivo di circa un anno e mezzo.
Perché non vengono fatti i nomi delle strutture
Le presunte vittime sono molto piccole, tra 1 e 4 anni. Per tutelarne l’identità, non vengono resi noti i nomi delle strutture coinvolte.
Nel corso dell’inchiesta, SRF ha contattato i responsabili di entrambe le istituzioni.
L’imputato era responsabile di gruppo
Secondo l’atto d’accusa, all’uomo vengono contestate aggressioni sessuali ai danni di almeno 15 bambini in tenera età. La vittima più giovane avrebbe avuto un anno al momento dei fatti, la più grande quattro, e la maggior parte sono bambine.
L’imputato ha 33 anni e, in entrambe le strutture, era impiegato come responsabile di gruppo, ruolo che comporta la responsabilità pedagogica di un gruppo di bambini.
Nuovo posto di lavoro dopo i primi sospetti
Nell’estate del 2022, secondo l’inchiesta di SRF, l’uomo era quasi stato scoperto. Una madre preoccupata si era rivolta alla direzione dell’asilo nido di Winterthur. La figlia, di quattro anni, le avrebbe riferito di essere stata vittima di abusi da parte dell’educatore.
La direzione dell’asilo ha quindi presentato una denuncia alla Polizia cantonale di Zurigo. Poiché l’uomo si è rifiutato di rilasciare dichiarazioni e la bambina è rimasta in silenzio durante la deposizione, le indagini sono state archiviate alla fine di maggio 2023. Come ha comunicato la Procura zurighese su richiesta, nonostante gli accertamenti approfonditi non è emerso un sospetto sufficientemente fondato per aprire un’inchiesta penale.
Pur non avendo avuto conseguenze penali, il caso ha portato al licenziamento immediato dell’educatore da parte della direzione della struttura di Winterthur. Un anno dopo, l’uomo inizia un nuovo lavoro in un asilo nido della regione di Berna. La direzione ha richiesto referenze a Winterthur, che sono risultate positive. A causa dell’indagine in corso, la direzione del primo asilo nido era tenuta al riserbo.
Nel febbraio 2024, l’uomo è stato arrestato per presunte violazioni legate a materiale pedopornografico online. In quel momento lavorava ancora come responsabile di gruppo nella struttura bernese.
Al momento dell’arresto, secondo l’atto d’accusa, la polizia ha sequestrato laptop, hard disk e chiavette USB contenenti oltre 800 immagini, rappresentazioni e video di pornografia infantile, tra cui anche filmati delle aggressioni che si sarebbero verificate all’interno degli asili nido.
Nessun segnale di abusi
Nelle strutture interessate la costernazione è grande. L’avvocato Emanuel Zloczower, che rappresenta la direttrice dell’asilo della regione di Berna, afferma: “La mia cliente è sconvolta dal fatto che episodi di questo tipo siano potuti accadere”. Il resto del personale educativo e la direzione avrebbero mai notato nulla di sospetto.
Anche la direzione dell’asilo della regione di Winterthur, rispondendo a una richiesta di SRF, scrive: “Siamo profondamente colpiti e scossi dagli episodi in questione”. Nella struttura vigeva un rigido concetto di protezione, in vigore anche al momento dei fatti. Tra le misure, l’obbligo di lasciare aperta la porta della stanza del fasciatoio e il divieto di chiudere quella del dormitorio.
Anche l’asilo della regione di Berna disponeva, al momento degli abusi, di un ampio piano di protezione che, tra le altre cose, proibiva l’uso di dispositivi elettronici privati.
Secondo l’avvocato Zloczower, tali misure erano effettivamente applicate nella vita quotidiana dell’asilo. La struttura, tuttavia, non è parte del procedimento penale. “Non conoscendo i dettagli dei fatti, non possiamo esprimere una valutazione” afferma il legale.
Che questi concetti di protezione fossero realmente rispettati nella pratica è però messo in dubbio da Laura Jost. L’avvocata, che rappresenta sette famiglie, ritiene che un abuso così sistematico e su un numero così elevato di bambini indichi lacune organizzative nelle strutture, “altrimenti, episodi così gravi non sarebbero spiegabili”.
Dall’atto d’accusa emerge che ci sarebbero effettivamente stati indizi di violenze: bambini con improvvise infiammazioni nelle parti intime, resistenze al contatto durante il cambio dei pannolini, oppure comportamenti in cui venivano imitate alcune scene degli abusi. L’avvocato Zloczower ribatte: “Alla mia cliente non è mai stato segnalato che i bambini mostrassero simili sintomi o comportamenti. Se fosse accaduto, sarebbe intervenuta immediatamente”.
Piani di protezione rivisti
Dopo le gravi accuse, l’asilo della regione di Berna ha aggiornato il proprio piano di protezione. Secondo l’avvocato Emanuel Zloczower, sono stati installati specchi e telecamere senza funzione di registrazione nei punti non visibili.
Anche l’asilo della regione di Winterthur ha nel frattempo apportato modifiche al proprio concetto di protezione. Quando possibile, il cambio deve avvenire in un luogo dove siano presenti altre persone. Per quanto riguarda l’uso dei servizi igienici, gli educatori devono attendere all’esterno e entrare solo se il bambino ha bisogno di aiuto.
Denuncia penale contro l’asilo nido bernese
L’avvocata delle vittime, Laura Jost, intende chiarire anche dal punto di vista legale se vi siano responsabilità da parte delle strutture coinvolte. A nome di alcune famiglie, nell’autunno 2025 ha presentato una denuncia penale contro la direzione dell’asilo della regione di Berna. L’accusa riguarda la violazione dell’obbligo di cura o dell’obbligo educativo.
Secondo Jost, se una persona cambia un bambino e resta sola con lui per un periodo tale da consentire abusi così gravi, per di più filmati, allora l’obbligo di cura è stato chiaramente violato.
Verso il processo
Per il momento, al centro dell’attenzione c’è la responsabilità dell’ex collaboratore della struttura. L’imputato deve rispondere davanti al Tribunale regionale di Berna di accuse che includono atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere, coazione sessuale, violenza carnale e atti sessuali con fanciulli.
Secondo il suo avvocato, l’uomo ha ammesso di aver abusato di 15 bambini tra 1 e 4 anni. Attualmente si trova in esecuzione anticipata della pena.
La combinazione tra confessione e registrazioni video degli abusi lascia presumere un’alta probabilità di condanna. Tuttavia, fino alla sentenza definitiva vale la presunzione d’innocenza, sia per l’imputato che per i responsabili dell’asilo denunciato.








