In base al codice penale egiziano, Hosni Mubarak e i sette coimputati rischiano la pena capitale.
Si avvia al termine il primo processo che ha visto alla sbarra uno dei leader rovesciati dalle rivolte popolari della Primavera Araba. Il 2 giugno si conoscerà infatti il verdetto nei confronti dell'ex rais egiziano. Coimputati con lui per l'uccisione di oltre ottocento persone durante le manifestazioni fra gennaio e febbraio dello scorso anno anche il suo ex ministro dell'interno Habib el Adly e sei suoi collaboratori.
El Adly respinge ogni accusa
Oggi, in una lunga autodifesa, l'ex ministro el Adly ha negato di aver mai dato l'ordine di sparare sui manifestanti, proprio mentre Amnesty International ha accusato le forze dell'ordine egiziane di usare, ad un anno dalla rivoluzione, gli stessi metodi brutali che avevano durante il regime di Mubarak.
Mubarak rischia la pena di morte
Iniziato sette mesi fa, il processo è stato trasmesso in diretta TV per molte udienze prima del black-out deciso il mese scorso. In base al codice penale egiziano Mubarak e el Adly rischiano la pena capitale. La difesa ha sempre respinto le accuse, mentre il procuratore ha indicato oggi che l'ospedale della prigione di Tora è pronto per ospitare l'ex presidente, agli arresti dall'inizio del processo in una clinica alla periferia del Cairo.
Le vicende processuali di Mubarak si intrecciano con la transizione politica nel Paese, che si sta preparando alla campagna per le presidenziali. Una data non è ancora stata fissata.




