La Svizzera deve sanzionare severamente l'utilizzo e la trasmissione di dati bancari acquisiti in modo illecito. Lo ha deciso oggi tacitamente il Consiglio degli Stati, che ha approvato una mozione in tal senso della sua commissione degli affari giuridici. Il dossier va al Nazionale.
Nelle intenzioni dei "senatori", il Consiglio federale dovrà inoltre esaminare la possibilità di estendere le sanzioni alla pubblicazione di dati bancari rubati, pur rispettando la libertà di stampa, nonché alla violazione del segreto di fabbricazione e di quello commerciale.
Il Governo si era detto d'accordo con gli scopi perseguiti da questa mozione, mentre aveva invece espresso perplessità nei confronti di un atto parlamentare del consigliere agli Stati PPD Pirmin Bischof che - a detta dell'Esecutivo – “andava troppo lontano”.
Solo l’ultimo di molti altri casi
Stando all’edizione odierna della Süddeutsche Zeitung, la magistratura tedesca ha scoperto un grosso caso di sottrazione fiscale grazie all'esame di dati su cittadini tedeschi con conti in Svizzera, contenuti in un CD rubato. Secondo un primo bilancio, il CD fornirebbe indicazioni su 750 fondazioni e su 550 altri casi per un volume complessivo di circa 2,9 miliardi di euro.
Nel febbraio del 2010, il Land del Nord Reno-Westfalia ha acquistato, per 2,5 milioni di euro, un CD contenente i nomi di circa 1’500 evasori del fisco detentori di conti in una banca svizzera. In seguito, gli acquisti di dati illeciti sono continuati e possono contare sull’approvazione della maggioranza della popolazione (stando a un sondaggio, il 62% dei cittadini tedeschi sarebbe a favore). La drastica misura di lotta contro gli evasori è osteggiata dal ministro delle finanze Shäuble, ma appoggiata dal fronte rosso-verde, maggioritario nella Camera dei Länder.
Negli ultimi mesi il dibattito si è inasprito, anche in previsione della votazione sull’intesa fiscale tra Svizzera e Germania, bocciata lo scorso 23 novembre dal Bundesrat. Il fallimento dell'accordo con Berlino non impedirà in ogni caso l'entrata in vigore delle analoghe convenzioni concluse da Berna con Gran Bretagna e Austria. Metterà però in una posizione scomoda tutta la strategia elvetica per salvaguardare la piazza finanziaria, visto che il Consiglio federale fatica pure a raggiungere un compromesso in materia con gli Stati Uniti.









