Tassi di interesse negativi come quelli introdotti dalla BNS dovrebbero corrispondere a un abbassamento dei tassi ipotecari. Ma non è così. La tendenza attuale, infatti, è proprio l’opposto. Un fenomeno, questo, che ha un spiegazione.
Per un’ipoteca a 10 anni (che alcuni mesi fa aveva un costo medio dell’1,3% e ora attorno all’1,8%), l’istituto incassa lo stesso importo per tutta la durata del prestito e, se i tassi cominciassero a salire, dovendo remunerare i depositi dei clienti, la banca rischierebbe di trovarsi nella situazione di dover pagare più interessi di quanti ne guadagni dal deposito ipotecario.
Per mettersi al riparo esistono strumenti possibili solo con tassi d’interesse positivi e attuarli oggi sarebbe un costo. Le soluzioni al problema sono due: applicare tassi negativi anche ai conti correnti, cosa che in tutta probabilità spingerebbe i clienti a ritirare i propri soldi, o, come avvenuto, far pagare di più le ipoteche.
RG/ZZ
RG 08.00 del 13.02.15: il servizio di Marzio Minoli
RSI Info 12.02.2015, 22:20
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