La decisione della Banca nazionale svizzera di fissare due anni fa a 1,20 franchi la soglia minima del cambio con l'euro si è resa necessaria per contrastare l'eccessivo apprezzamento della valuta elvetica, che minacciava la stabilità dei prezzi e l'economia del paese, in un contesto di tassi di interesse vicini allo zero. Il presidente della BNS, Thomas Jordan, l'ha spiegata parlando martedì al Peterson Institute di Washington. L'eccedenza delle bilancia delle partite correnti, al contrario, non svolge nessun ruolo nella politica monetaria, ha detto ancora.
Essa è dovuta a fattori specifici, come i redditi sugli investimenti fatti all'estero, le attività del settore finanziario con la clientela straniera e i proventi del commercio di transito. Non può dunque essere usata per valutare il contributo elvetico agli squilibri internazionali. Anzi, ha affermato Jordan, "con i suoi investimenti esteri la Confederazione contribuisce a una crescita mondiale equilibrata".
PON/ats



