Occorre dialogare con il Consiglio federale in merito alla sua decisione di applicare la clausola di salvaguardia con otto paesi dell'Europa orientale membri dell'UE: è quanto ha affermato la Commissione Europea, sottolineando che non intende mettere in atto misure di ritorsione.
Una decisione "meramente politica"
Sia Bruxelles, sia i paesi interessati dalla clausola ritengono inaccettabile il comportamento della Svizzera. L’alto rappresentante dell’UE per la politica estera Catherine Ashton ha affermato che la misura “costituisce una violazione dell'accordo sulla libera circolazione delle persone. Il testo non permette di fare differenze fra paesi dell'Ue”.
Un punto condiviso anche dal gruppo Visegrád, di cui fanno parte Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia. Viségrad ha espresso profonda delusione per il passo elvetico. Con esso la Svizzera mina la sua reputazione di paese aperto e cordiale, viene affermato. "Condanniamo la misura perché il governo elvetico fa differenze tra i membri dell'UE e sceglie singoli stati. Consideriamo ciò una decisione meramente politica, dato che dai nostri paesi giunge appena il 10% dei lavoratori stranieri in Svizzera", prosegue il gruppo.
La decisione ha raccolto critiche anche all'interno della Confederazione.
"L'UE deve reagire compatta"
Un portavoce della Ashton ha precisato che il tema sarà discusso dal comitato misto previsto per simili casi nell'ambito dell'accordo di libera circolazione delle persone.
"Riconosciamo che la decisione della Svizzera è motivato dalla politica interna", ha dichiarato a Bruxelles un diplomatico di uno degli otto paesi. L'UE deve reagire compatta, in primo luogo attraverso i colloqui del comitato misto. Il diplomatico non si è espresso sulla possibilità che la questione possa approdare anche al prossimo vertice europeo dei capi di stato e di governo.
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