La settimana dei mercati finanziari è partita in affanno, con le principali borse europee in negativo. In Svizzera lo SMI ha aperto in perdita, confermando anche lunedì la tendenza dello Swiss Market Index al rallentamento.
Una reazione in linea con il quadro generale, come spiega Marzio Minoli, giornalista economico della RSI, nella sua analisi al Radiogiornale: “Per mesi ci si è chiesti come mai i mercati azionari non risentissero delle pressioni geopolitiche internazionali e siano saliti fino a nuovi massimi. La spinta è arrivata soprattutto dai titoli legati all’intelligenza artificiale, ma anche dalla speranza di trovare una soluzione sul fronte medio orientale. Oggi però gli investitori hanno deciso di vendere. Per molti di loro la crescita dei titoli tecnologici è stata troppo veloce ed è andata troppo lontana e in Medio oriente si continua a bombardare”.
A queste considerazioni, continua Minoli, si aggiungono un prezzo del petrolio che torna a salire, aumentando le pressioni inflazionistiche e quindi attese crescenti per un rialzo dei tassi d’interesse negli Stati Uniti, ma non solo. Anche la Banca centrale europea giovedì potrebbe agire in tal senso.
I principali indici asiatici dunque hanno perso parecchio terreno, sulla scia della pessima chiusura a New York di venerdì. Infatti l’indice dei titoli tecnologici, il NASDAQ, ha perso il 4,80%. In Europa le cose non vanno bene. Negativi gli indici anche se in misura più contenuta.
“Il petrolio - conclude Minoli - sta risalendo verso quota 100 dollari il barile e il timore dell’inflazione hanno causato una vendita di titoli di Stato, il che ha fatto aumentare i rendimenti. E questo è un elemento importante: infatti i rendimenti obbligazionari sono determinanti per poi sapere quanto ci costeranno le ipoteche e gli interessi sulle carte di credito”.






