È arrivato l’ultimo giorno di negoziazione in borsa per Meyer Burger, che martedì chiude in pratica la storia di quella che era una stella del settore fotovoltaico svizzero ed europeo, prima di essere schiacciata dalla produzione cinese, più economica.
Da quattro mesi è chiaro che l’azienda bernese, nata nel 1953 per la produzione di componenti per l’orologeria ma poi specializzatasi in moduli solari ad alte prestazioni, sta chiudendo i battenti. Gli stabilimenti sono fermi, i dipendenti sono stati licenziati. Dalla scorsa estate l’azione ha vissuto un’esistenza marginale come “penny stock”. Ora è scambiata per 2 centesimi. E pensare che tre anni fa valeva ancora quasi 200 franchi e che nel 2011, al suo apice, aveva raggiunto i 1’667 franchi: all’epoca il valore della società era superiore a 2 miliardi di franchi.
Meyer Burger aveva grandi progetti, in particolare l’espansione negli Stati Uniti, dove nel novembre 2024 ha però subito la batosta definitiva, la perdita di un importante contratto.

Fotovoltaico: Meyer Burger sull'orlo del fallimento
Telegiornale 16.11.2024, 12:30







