Il sentirsi forma non sempre vuol dire che non si stia covando qualche malanno. E ciò vale anche per le borse occidentali. Dopo le turbolenze greche, mercoledì i mercati europei si sono ripresi chiudendo in positivo: Zurigo + 1,01%, Parigi +0,75%, Londra +0,91% e Milano +2,64%. Ora a farsi temere è il contagio asiatico. La crisi dei listini cinesi (in poche settimane hanno perso oltre il 30%) si è estesa a altre piazze: Hong Kong (-5,8%), Tokyo (-3,1%) e Taiwan (-3%).
Taluni analisti già evocano scenari apocalittici parlando un “29 cinese” con riferimento alla crisi del 1929 partita dopo il crollo di Wall Street.
In serata ad aumentare le preoccupazioni si è poi aggiunta la improvvisa decisione di sospendere gli scambi al New York Stock Exchange. Le contrattazioni si sono fermate alle 11.32 (le 17.32 in Svizzera) e sono riprese dopo oltre tre ore. Lo stop è stato provocato da problemi tecnici. Subito si sono però diffuse voci incontrollate di cyber attacchi.
Ad alimentarle, malgrado le smentite, la precedente paralisi della rete informatica della United Airlines e le contemporanee difficoltà di accesso al sito del Wall Street Journal.
Diem/ATS/Reuters




