Economia e Finanza

Swatch chiede 170 milioni a Samsung

Ventisei quadranti digitali per smartwatch scaricabili dallo store imitavano orologi di marchi elvetici del gruppo: l’Alta Corte di Londra chiamata a stabilire l’ammontare del risarcimento

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Uno smartwatch Samsung: per alcuni anni, quadranti digitali scaricabili imitavano orologi del gruppo Swatch
03:25

Notiziario

Notiziario 26.06.2026, 11:00

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Di: ATS/pon 

Swatch ha chiesto un risarcimento di 170 milioni di dollari al colosso tecnologico sudcoreano Samsung nell’ambito di una controversia per violazione del diritto dei marchi. Lo riferisce venerdì il quotidiano economico-finanziario britannico Financial Times.

La causa, che si trascina ormai da diversi anni dinanzi all’Alta Corte (High Court of Justice) di Londra, riguarda 26 quadranti digitali per smartwatch scaricabili direttamente dal Samsung Galaxy Store e che, secondo Swatch, imitavano chiaramente i marchi del gruppo orologiero bernese, come ad esempio Omega, Breguet, Longines, Swatch e Tissot.

“Copie a basso costo”

Secondo il colosso elvetico, le applicazioni in questione per personalizzare i prodotti di Samsung sono state scaricate circa 160’000 volte nel Regno Unito e nell’Unione europea. A detta del gruppo di Bienne si tratterebbe di “copie a basso costo” di modelli esclusivi delle sue principali marche e chiede pertanto un risarcimento per violazione dei diritti di proprietà intellettuale, avvenuta tra l’ottobre del 2015 e il febbraio del 2019.

Samsung, dal canto suo, respinge la richiesta, definendola, tramite i suoi legali, “esagerata” e “non conforme alla realtà”: Swatch non avrebbe subito alcun danno serio e la ditta sudcoreana non avrebbe tratto alcun vantaggio significativo.

Samsung già ritenuta colpevole

Il risarcimento chiesto dalla società elvetica rappresenta il culmine di una lunga battaglia legale. L’azienda sudcoreana era infatti già stata ritenuta responsabile di violazione dei marchi Swatch dall’Alta Corte britannica nel 2022 e aveva poi perso - un anno più tardi - il successivo ricorso in appello. Sebbene le applicazioni fossero state ideate e sviluppate da società terze, Samsung è stata ritenuta colpevole poiché responsabile direttamente delle revisioni e distribuzioni delle app scaricabili dal proprio store.

Stando al Financial Times sono stati avviati procedimenti anche negli USA, nel frattempo sospesi in attesa dell’esito della sentenza in Inghilterra, che determinerà appunto l’ammontare dell’eventuale risarcimento.

La sede del gruppo Swatch a Bienne

La sede del gruppo Swatch a Bienne

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Citato dal quotidiano britannico, Sylvain Dolla, CEO di Tissot, ha dichiarato che Swatch conduce una politica che non consente la licenza dei propri marchi a terzi, “men che meno ad altre aziende produttrici di orologi e figurarsi a quelle che producono smartwatch”.

Nonostante per la società rossocrociata sussista il “potenziale di vendere milioni” di prodotti in co-branding, Dolla ha affermato che consentire l’utilizzo di marchi di alta gamma su orologi digitali “di massa” “ucciderebbe il valore dei pregiati segnatempo svizzeri”.

Somma “esorbitante” secondo Samsung

Per quantificare i danni, Swatch ha presentato una perizia di un esperto per calcolare il valore di una ipotetica licenza. Tuttavia, Daniel Alexander KC, per conto di Samsung, ha affermato che la richiesta “esorbitante” di Swatch si basa su un approccio “fondamentalmente errato” e “non proporzionale al danno subito”.

Le app contestate, sostiene, “non avevano alcuna rilevanza, non venivano utilizzate da Samsung in alcuna campagna di marketing e “sono state rimosse non appena è emerso il problema”. Alexander ha affermato che quasi tutte le applicazioni che violavano il copyright erano gratuite e che il ricavo totale generato dai download nel periodo in questione era di poco superiore a 1’000 dollari, di cui solo 300 sono confluiti nelle casse di Samsung mentre il resto in quelle degli sviluppatori.

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