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“È un dovere essere qui”

Parigi: musica e commemorazione un anno dopo gli attentati del 13 novembre; le testimonianze

  • 13.11.2016, 19:11
  • 4 maggio, 17:11
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Parigi, un anno dopo: le testimonianze della gente - di Lorenzo Giroffi

RSI Info 13.11.2016, 19:03

Il Bataclan non deve divenire un mausoleo, come ha ricordato il direttore artistico del locale, Jules Frutos, ma alla prima dopo gli attentati del 13 novembre ci si rende conto che non è più solo musica.

Il servizio di sicurezza è stringente ed il concerto di Sting non riceve solo amanti della musica. Farsi strada tra la polizia e le vie d’accesso bloccate è complicatissimo. Tra gli spettatori c’è chi ammette di non seguire musicalmente Sting dai tempi dei Police e di essere al Bataclan solo come segno di resistenza alla paura che è divenuta quotidiana. C’è anche chi era presente l’anno scorso, sulle note degli Eagles of Death Metal e degli esplosivi che invasero la sala. Sting ha suonato in memoria di chi è morto e di chi ancora vive il trauma di quella notte. Il concerto del sabato sera è stato il 12, perché il 13 novembre 2016 Parigi ha deciso di non suonare, di non parlare, ma di rinchiudersi nel silenzio. In tutti i luoghi degli attentati (ristoranti, café e naturalmente Bataclan) ci sono state cerimonie, tra i familiari delle vittime, le autorità e semplici passanti vogliosi di esprimere la propria solidarietà.

Il Bataclan però ha deciso di non accettare tutti. Il direttore artistico Frutos non ha digerito ancora le parole di Jesse Hughes, cantante degli Eagles of death Metal, sospettoso sul personale di sicurezza e resosi protagonista di dichiarazioni con tinte fortemente razziali. Per lui le porte del locale parigino resteranno chiuse ed anche nel giorno della commemorazione non c’è stato spazio per Jesse, che però ha voluto comunque esserci. Lo abbiamo immortalato con le nostre telecamere mentre andava via, visibilmente emozionato.

Lorenzo Giroffi

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