Con la sua enciclica sull’intelligenza artificiale, Leone XIV richiama la necessità di porre la tecnologia al servizio della dignità umana e del bene comune. Nel solco della dottrina sociale della Chiesa, il Papa indica l’IA come una nuova “questione sociale”, capace di incidere su lavoro, relazioni, decisioni pubbliche e conflitti. L’appello è a non ridurre l’uomo a criteri di efficienza e calcolo, e a “disarmare” l’intelligenza artificiale, sottraendola a logiche di dominio, esclusione e guerra.
Il Telegiornale della RSI ne ha parlato con Markus Krienke, professore di etica sociale cristiana alla Facoltà di Teologia di Lugano. Secondo il docente, la tempestività dell’intervento non è casuale. Di solito, osserva, la Chiesa impiega tempo a reagire agli sviluppi della società. In questo caso, invece, la preoccupazione del Papa è emersa fin dall’inizio del pontificato.
Al centro dell’enciclica non c’è una condanna della tecnologia in quanto tale, ma il timore che l’essere umano venga ridotto a strumento di efficienza, a ingranaggio di logiche materialistiche. Per Krienke, il punto critico è il rapporto tra intelligenza artificiale, transumanesimo e rifiuto dei limiti propri della condizione umana. Voler eliminare dolore, fragilità e finitudine, spiega, significa rischiare di cancellare anche ciò che rende profondamente umano l’uomo.
Tra i passaggi più significativi del testo, il professore cita l’idea secondo cui un’umanità che vuole evitare il dolore finisce per cancellare anche l’amore. Perché l’amore, sottolinea, è cura dell’altro proprio nelle sue fragilità, non qualcosa che possa essere ricondotto al solo paradigma dell’efficienza o dell’eliminazione del problema. L’intelligenza artificiale, naturalmente, può avere applicazioni utili nella società civile. Ma la preoccupazione della Chiesa riguarda soprattutto il piano etico, morale e spirituale. Sempre più persone si rivolgono infatti agli strumenti digitali anche per cercare conforto, orientamento o risposte a domande esistenziali. La Chiesa si sente insidiata nel suo ruolo?
Krienke invita a distinguere. La vocazione della Chiesa, dice, è prendere sul serio le domande profonde dell’essere umano. Ma le risposte fornite dall’intelligenza artificiale, per quanto articolate, non sono vere risposte esistenziali. Le grandi domande sul senso, sulla sofferenza, sulla morte o su Dio non cercano semplicemente una spiegazione razionale ma aprono a un percorso, a una relazione, a una dimensione più profonda. Una risposta automatica rischia invece di chiudere la ricerca nel momento stesso in cui sembra soddisfarla.
Non si tratta dunque della paura della Chiesa di essere messa da parte. Il Papa, afferma ancora Krienke, non teme la tecnologia come un attacco alla fede. Lo stesso pontefice non ha avuto nemmeno timore di Trump quando si è costituito difensore di chi soffre in guerra. La preoccupazione è invece che l’umanità perda se stessa, rinunciando alle domande che la costituiscono. In questo senso la Chiesa si presenta come voce dell’umano, come istituzione che intende difendere ciò che rischia di essere sacrificato alla logica della prestazione e dell’automazione. L’enciclica guarda anche all’attualità geopolitica. Leone XIV ha chiesto che l’intelligenza artificiale sia “disarmata”, inserendo il tema nel più ampio richiamo alla pace. Per Krienke, il disarmo è ormai una parola centrale di questo pontificato. Il Papa riprende anche l’eredità di Francesco, fino a mettere in discussione la possibilità stessa di parlare ancora di “guerra giusta”.

La prima enciclica di Papa Leone
Telegiornale 25.05.2026, 20:00









