Gli algoritmi stanno prendendo il controllo della rete, dei media e, sempre più spesso, delle scelte quotidiane delle persone.
Papa Leone XIV torna a lanciare l’allarme sullo scorretto uso dell’intelligenza artificiale, una tecnologia che, avverte, non va demonizzata, ma governata con responsabilità. Il suo messaggio per la Giornata delle Comunicazioni sociali, diffuso nella festa di San Francesco di Sales (24 gennaio), mette al centro il rapporto tra informazione, verità e potere delle piattaforme digitali.
Il Papa chiede ai media un cambio di passo: meno caccia ai clic, più qualità e trasparenza. E ricorda che la credibilità nasce ancora dal lavoro sul campo, dalla verifica diretta delle notizie. «La fiducia del pubblico si conquista con l’accuratezza, non con la rincorsa a un coinvolgimento qualsiasi», afferma, invitando le imprese della comunicazione a non lasciare che siano gli algoritmi, progettati per massimizzare l’attenzione, a dettare l’agenda informativa. E chiede che i contenuti generati o manipolati dall’IA siano sempre segnalati in modo chiaro.
L’intelligenza artificiale è uno dei temi centrali del pontificato di Leone XIV e potrebbe diventare oggetto di una futura enciclica. Come Leone XIII affrontò la rivoluzione industriale, così oggi il Papa guarda alla rivoluzione digitale, ribadendo che la tecnologia deve restare al servizio dell’uomo e del bene comune. L’informazione, sottolinea, è un bene pubblico e richiede trasparenza delle fonti, inclusione e standard elevati di qualità.
Il rischio più immediato è la disinformazione. La mancata verifica delle fonti, unita alla crisi del giornalismo sul campo, crea un terreno fertile per notizie distorte e per un crescente senso di sfiducia e insicurezza. A questo si aggiunge il funzionamento degli algoritmi dei social media, che chiudono gli utenti in bolle di consenso facile e indignazione rapida, indebolendo ascolto e pensiero critico.
Leone XIV mette in guardia anche dall’affidamento «ingenuamente acritico» all’IA come se fosse un’oracolo infallibile. Una dipendenza che, avverte, può logorare la capacità di pensare in modo analitico e creativo, fino a confondere la superficie delle parole con il loro significato.
Il messaggio è chiaro: governare l’IA, non subirla. E difendere la verità con gli strumenti di sempre, rigore, presenza, verifica, prima che la logica degli algoritmi trasformi l’informazione in un prodotto opaco e manipolabile.







