La linea del fronte

“Radono tutto al suolo”, la denuncia da Kramatorsk

Dalle bombe plananti ai droni a fibra ottica, il racconto degli interventi e della fuga di centinaia di persone ogni giorno

  • Un'ora fa
Soldati ucraini sulla strada per Kramatorsk
03:43

RG 12.30 del 27.02.2026 La corrispondenza di Pierre Ograbek

RSI Info 27.02.2026, 13:14

  • Keystone
Di: Pierre Ograbek, inviato RSI in Donbass

A Kramatorsk, nel Donbass, si vive sotto bombardamenti quasi quotidiani. Giorno e notte. In pochi mesi questa città, un tempo considerata la retrovia della linea del fronte, si è trasformata in un obiettivo prioritario. Ospita il Governo regionale della regione di Donetsk, trasferito qui dodici anni fa dopo che il capoluogo era finito sotto il controllo dei miliziani filorussi. Oggi pesano dubbi e preoccupazioni sulla capacità della città di resistere all’offensiva russa condotta a distanza.

Come si vive in queste condizioni? Pavlo Diachenko, tra i responsabili della Polizia regionale, spesso tra i primi a intervenire sui luoghi colpiti, lo ha raccontato alla RSI.

Quali sono le armi che stanno causando i danni maggiori a Kramatorsk?

“Le distruzioni più importanti sono opera delle bombe plananti. Di norma trasportano tra i 250 e i 500 chili di esplosivo. Due settimane fa è caduta una bomba enorme da una tonnellata e mezzo, nel centro di Kramatorsk: una bomba termobarica, capace di provocare danni enormi. Per fortuna non è esplosa. Sono arrivato per primo, poi sono giunti gli artificieri. Abbiamo isolato tutto il perimetro. Non era grande, era enorme. Immagini cosa avrebbe potuto provocare in pieno centro città. I russi utilizzano anche droni Molniya e Talmas. In un caso ne hanno impiegati 15 in 24 ore, solo contro Kramatorsk. Usano anche droni a fibra ottica, sia qui sia a Sloviansk.”

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Ci sono giornate senza bombardamenti o attacchi con droni?

“Non riesco nemmeno a ricordare un giorno senza bombardamenti a Kramatorsk, Sloviansk o Druzhkivka. Negli ultimi due giorni, per esempio, ci sono state due vittime. Di solito accade ogni giorno.”

Di fronte a una situazione simile, pensa che la Russia abbia deciso di distruggere Kramatorsk?

“La tattica non cambia. Di recente sono stato a Soledar: purtroppo adottano la stessa strategia. È successo anche a Siversk, Bakhmut, Lyman, Toretsk, Avdiivka, Kurakhove. Radono tutto al suolo. Sono molto attivi. Nella mia città, Kostyantynivka, non c’è più una casa intatta. I russi agiscono sempre così. Recentemente sono stato anche a Oleksijevo-Druzhkivka: è molto pericolosa.”

Invita la popolazione a restare in casa o a lasciare la città?

“Ogni bombardamento, non solo a Kramatorsk, spinge la gente ad andarsene. Molti rimangono finché non vedono con i propri occhi la distruzione e la morte dei vicini, poi decidono di partire. Io collaboro con un’unità della Polizia che si occupa di evacuazioni: disponiamo di veicoli blindati e di sistemi anti-drone. Ricorriamo anche alle evacuazioni forzate per proteggere i bambini. È la nostra priorità: cerchiamo di fare tutto il possibile.”

In città restano ancora decine di migliaia di civili. Sarebbe meglio che se ne andassero tutti?

“Certo. Meno civili in città significa meno vittime, come è accaduto di recente. Ricordo quando siamo andati a Toretsk per un’evacuazione: il giorno dopo i russi hanno sganciato circa 30 bombe plananti. Siamo tornati e tutto era in fiamme. La gente cercava perfino di saltare dentro la nostra auto di servizio pur di fuggire. Un contrasto impressionante, da un giorno all’altro. Abbiamo dovuto coordinare tutto. Evacuavamo 300 persone al giorno da Toretsk. È stato un lavoro continuo, come in una catena di montaggio.”

Una postazione ucraina apre il fuoco vicino a Bakhmut, nella regione di Donetsk

Guerra in Ucraina

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