Donbass sotto assedio

Kramatorsk tra droni Shahed e bombe plananti russe

Notti di esplosioni e incendi, boati continui di giorno: la capitale provvisoria di Donetsk scivola nel buio e nell’isolamento - Il racconto del nostro inviato

  • 26 febbraio, 08:00
  • 26 febbraio, 10:10
I datti prodotti da un drone russo a Kramatorsk
04:09

Radiogiornale delle 12:30 del 24.02.26 - la corrispondenza dal Donbass di Pierre Ograbek

RSI Info 24.02.2026, 12:48

  • Keystone
Di: Pierre Ograbek, inviato RSI nel Donbass

L’irritante ronzìo dei droni kamikaze russi Shahed ha per lo meno un vantaggio: la sua intensità permette di capire quanto si stiano avvicinando alla città. E quando il suono si fa più acuto vuol dire che si stanno ormai per schiantare, nel giro di un paio di secondi. C’è dunque ancora il tempo per balzar fuori dal letto e precipitarsi verso la zona più protetta dell’abitazione. Qui a Kramatorsk c’è certezza che, notte dopo notte, i droni vengano a perturbare il sonno.

La distruzione prosegue, lenta e costante. Le decine e decine di droni kamikaze (a volte sono centinaia) che ogni notte colpiscono tutta quanta l’Ucraina non si limitano a provocare un’esplosione: creano anche piccoli o grossi incendi. Ieri a Kramatorsk i pompieri sono intervenuti due volte, dopo l’ultimo attacco notturno: ad inizio mattinata è ripartito un piccolo incendio provocato dal carburante che il drone russo portava con sé e che ha sparso sull’edificio colpito. Non solo l’esplosivo (che ha sventrato un appartamento di una palazzina in centro città) dunque, ma anche il fuoco, alimentato dal carburante.

In realtà la popolazione civile rimasta qui, in questa capitale amministrativa provvisoria della regione di Donetsk, presta molta più attenzione ai profondi boati delle bombe plananti russe. Se ne sentono più volte, durante il giorno. E i danni sono pesantissimi, perché trasportano centinaia di chili d’esplosivo. Possono cadere ovunque. E di fatto hanno trasformato questa città in un luogo quasi invivibile. Un luogo dove non si ha più voglia di uscire. Si incontrano solo abitanti che vanno di fretta, a fare la spesa, a lavorare, a fare due passi con il cane. Rapidi rapidi. Non ci sono quasi più momenti di convivialità.

Nel giro di pochi mesi Kramatorsk si è quasi spenta. A metà serata la città sprofonda nel buio più completo. Niente più luci accese. Scene già viste all’inizio dell’invasione russa, quattro anni fa. C’è forse l’illusione che al buio si sia meglio protetti. Ma anche la certezza che l’illuminazione esterna non serve più ai cittadini, consapevoli di quanto sia più sicuro restarsene rintanati in casa. L’allarme attacco aereo risuona ad ogni momento, giorno e notte. Diventa difficile distinguere se stia segnalando la fine di una minaccia, oppure se ne stia segnalando una nuova. Il fantasma della distruzione parziale o completa di questa parte di Donbass pesa ora come un macigno su chi non se n’è ancora andato da Kramatorsk o dalla vicina Sloviansk. Ma pesa anche sui politici e i diplomatici ucraini, che non vogliono cedere anche questo territorio alla Russia. Una volta svuotate queste due città… rimarrà poco da difendere in questa fetta di Donbass ancora in mano ucraina.

Una postazione ucraina apre il fuoco vicino a Bakhmut, nella regione di Donetsk

Guerra in Ucraina

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