Il 24 febbraio 2022 l’esercito russo invadeva l’Ucraina. Il quarto anniversario della data che ha segnato la storia recente europea e mondiale, non trova tuttavia tempo per commemorazioni nel Donbass, lungo il fianco orientale dell’Ucraina. Nella regione - la più contesa nei negoziati di pace tra Mosca e Kiev - la guerra in realtà è presente sul territorio da 12 anni, con scontri sempre più aspri tra l’esercito ucraino e le forze separatiste filorusse, spiega al Radiogiornale l’inviato RSI nel Donbass Pierre Ograbek.
Kramatorsk, città fantasma sotto assedio
“Qui il Governo ucraino continua a difendere a denti stretti questo territorio, ma in realtà a livello pratico la situazione sta diventando chiaramente invivibile. Kramatorsk è ormai quasi una sorta di città fantasma. È sconsigliato soffermarsi a lungo all’aperto. C’è pochissimo traffico, le automobili sfrecciano a tutta velocità e una buona parte dei negozi in centro città ha chiuso i battenti. L’allarme attacco aereo continua a suonare quasi in continuazione. L’artiglieria è molto attiva, [...] molti sono gli stabili danneggiati”, racconta il giornalista RSI.
Le strategie anti-drone per la sopravvivenza al fronte
La zona - dove nel 2014 si era rifugiato il governo regionale del Donetsk, il cui capoluogo era stato occupato dai miliziani filorussi - viene costantemente marcata dalla presenza di droni. “Per chi vuole avventurarsi verso la linea del fronte - prosegue Ograbek - diventa indispensabile dotarsi, oltre che di una serie sempre più ampia di apparecchi che disturbano le frequenze dei droni, anche di un rivelatore di droni che permette addirittura di vedere su un piccolo schermo ciò che un drone [...] nelle vicinanze sta inquadrando. E se su quello schermo dovesse apparire la propria autovettura inquadrata dall’alto, allora è il caso di fermarsi immediatamente e di rifugiarsi sotto un albero per evitare di essere il bersaglio prescelto da quel drone”.
La resistenza nel Donbass vacilla
C’è infine la questione territoriale, sulla quale le parti coinvolte - in sede di negoziati - non sono ancora giunte a nessun accordo. In questi mesi l’Ucraina ha tentato di non cedere alle pressioni del Cremlino, sull’acquisizione russa del territorio del Donbass. Ma se la resistenza alle pressioni persiste in sede diplomatica, Pierre Ograbek non può constatare la stessa tendenza sul terreno: “la resistenza è sempre stata un punto fermo e irrinunciabile. Ora però c’è incertezza, c’è una presa di coscienza di fronte al fatto che le due città chiave del Donbass (Kramatorsk e Sloviansk) non siano proprio più in zona sicura. Le truppe russe nel corso di questi quattro anni sono avanzate molto, molto lentamente. Hanno incassato delle perdite enormi, ma hanno proseguito nella loro marcia verso ovest come un rullo compressore [...] dimostrando chiaramente di essere disposte ad avanzare a qualsiasi costo”.







