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“Trump usa le primarie per punire i dissidenti interni”

Nel Kentucky vince il candidato dell’ex presidente Biden - Del Pero: “Chi sfida Trump dentro il partito repubblicano perde”

  • Un'ora fa
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Radiogiornale 12.30 del 20.05.2026 - Le considerazioni di Del Pero sulle primarie negli Stati Uniti

RSI Info 20.05.2026, 14:55

  • Keystone
Di: Radiogiornale/ATS/AC 

Thomas Massie, deputato repubblicano tra i più critici verso Donald Trump, ha perso le primarie nel Quarto distretto congressuale del Kentucky. L’esito del voto ha visto prevalere Ed Gallrein, ex Navy Seal sostenuto da Trump, che lo ha rimarcato in un post sul suo social Truth, a conferma della sua presa sempre più solida sul partito.

La sconfitta di Massie dimostra come Trump stia usando le primarie congressuali per consolidare il controllo sul partito repubblicano. Ai microfoni del Radiogiornale della RSI, Mario Del Pero, professore di scienze politiche a Parigi, analizza questo fenomeno. “Donald Trump ha consolidato ulteriormente la sua posizione come leader del partito repubblicano”, ha detto. “Ha ottenuto vittorie nette in diversi Stati, rafforzando il vantaggio sugli avversari ancora in corsa, che faticano a ridurre il divario. Il suo sostegno rimane forte tra gli elettori conservatori e nelle aree rurali, segnalando una base elettorale stabile e compatta”.

La conferma di alcune tendenze

Secondo il professore, “la prima indicazione è che la base repubblicana è leale a Trump. È impopolare, ma è anche un leader che controlla la sua base, che un 35-40% degli americani continua a seguire. Chi sfida Trump dentro il partito repubblicano, perde”.

“Trump è vendicativo, quindi ha usato queste primarie per punire e sanzionare repubblicani che avevano dissentito da lui in passato”, aggiunge.

La base trumpiana non basta per vincere

La seconda indicazione è che “questa base elettorale è insufficiente per vincere: nel 2024 Trump ha vinto grazie a un elettorato mobile e indipendente, più centrista, magari irritato con alcuni eccessi democratici. Un elettorato che Trump tende a perdere. Tutte le consultazioni elettorali del passato hanno mostrato che il trumpismo senza Trump va peggio e c’è interesse nel partito democratico ad avere questi candidati”.

I sondaggi e la popolarità di Trump

I sondaggi indicano che Trump è in declino. Circa il 37% dell’elettorato approva il suo mandato. A pesare negativamente sono soprattutto la guerra e l’economia. Come mai, però, questo dato non rappresenta la realtà emersa dalle primarie?

Per il professor Del Pero “quei sondaggi sono stati letti male o in parte fraintesi. Gallup fa delle rilevazioni sul tasso di approvazione dell’operato dei presidenti sulla loro popolarità dalla Seconda guerra mondiale: Trump è l’unico presidente che in questi sondaggi non ha mai sfondato il 50%, quindi è poco popolare. Non è però neanche mai andato sotto il 35%, quindi questo ci dice che in termini di popolarità, di consenso e di opinione, Trump ha una soglia di resistenza verso il basso”.

L’entusiasmo democratico

Poco più di un terzo del Paese, quindi, sta con Donald Trump. Secondo Del Pero, c’è un’altra indicazione importante che viene dalle primarie, e cioè l’elevato tasso di partecipazione democratica. “In Texas hanno scelto un giovane candidato che si chiama Talarico e alle primarie, per lui, sono andati a votare 2’320’000 elettori. È più del doppio della media delle primarie democratiche dei cicli precedenti. Questo mostra entusiasmo nella base democratica, voglia di partecipazione, che è trainata anche dall’opposizione a Trump e al trumpismo”, conclude il professore.

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