Erano da poco passate le 20.30 a Washington e i camerieri avevano appena iniziato a servire l’antipasto a base di piselli e burrata alla cena dei corrispondenti quando quattro, forse sei, spari hanno echeggiato nella lobby dell’Hotel Hilton dove si stava svolgendo l’appuntamento annuale. Di corsa gli uomini del Secret Service hanno portato via dal palco il presidente Donald Trump, che per la prima volta partecipava da presidente alla cena, e il suo vice J.D. Vance, in direzioni opposte come previsto dal protocollo d’emergenza.
Era la cena dei corrispondenti, dunque un evento con un’enorme copertura mediatica, qual è stata la reazione a questo tentativo di attentato? Il Telegiornale lo ha chiesto al corrispondente RSI da Washington Massimiliano Herber.
“La cena del corrispondente della Casa Bianca - racconta Herber - è un grande evento mondano della capitale. Vi partecipano 2’600 persone, non tutti giornalisti. Vi sono molti ospiti, molti vip. Per tradizione dal 1924 vi partecipa anche il presidente in carica. E anche il teatro dell’evento è famoso. Un po’ tristemente famoso perché è l’hotel Hilton, dove nel 1981 spararono a Ronald Reagan. Ieri sera era la prima volta, visto il rapporto notoriamente conflittuale con i media, che Donald Trump partecipava a questa serata dal 2015. Il tentato attentato ha dato a questo evento una piega imprevista. La curiosità era per sapere se sarebbe stata una serata di tregua o di conflitto. Ed invece quello che è successo ha provocato caos, attimi di panico, confusione e sconcerto. In abito da sera, molti giornalisti sono tornati in fretta e furia al lavoro. E il momento festivo è stato adombrato da questo episodio di violenza a cui purtroppo la politica americana non è nuova. E so che, specie sui social, molti hanno insinuato qualche dubbio e hanno parlato di messa in scena. Allora io mi permetto brevissimamente di elencare il contesto. Ad esempio la molotov lanciata contro la casa del sindaco di New York Zohran Mamdani a marzo, l’assassinio di Charlie Kirk a settembre, l’uccisione di una deputata del Minnesota a giugno ed il ferimento di un altro rappresentante dello Stato lo stesso mese, poi ancora nell’aprile dell’anno scorso, la distruzione dell’abitazione del governatore della Pennsylvania. Questa è cronaca dell’ultimo anno e non sto sfogliando i libri di storia americana”.
Ma cosa dire di questo nuovo episodio di violenza, si può dire sia legato all’attuale clima politico americano? “Ieri sera - prosegue Herber - nel briefing alla Casa Bianca dopo quanto avvenuto all’Hilton, il presidente Donald Trump ha detto di non credere che quanto avvenuto sia legato alle polemiche per la guerra in Iran. Resta però un dato: dal luglio 2024 è il terzo tentato attentato nei suoi confronti. E questa è la conferma di un substrato di violenza e di odio che permea ormai il dibattito politico. In fondo anche il profilo della persona arrestata, un giovane docente laureato in un ateneo rinomato della California, fa capire come nessuno in fondo sia estraneo a questa deriva. Ci sarà naturalmente ora un’inchiesta. Verrà interrogato l’aggressore che ha fatto irruzione nell’albergo. Verranno chiarite quali siano state le sue motivazioni e quale fosse il reale bersaglio. Poi naturalmente si capiranno quali sono state le lacune della sicurezza. Ma mi preme sottolineare le parole concilianti, sorprendentemente concilianti, utilizzate da Trump ieri sera a fine serata, quando ha invitato gli americani ad affrontare le proprie divergenze in modo pacifico e a riconciliarsi. Un cambio di tono davvero sorprendente. E se è stata un’astuta operazione di comunicazione, beh, diciamo, è stata quello meglio riuscita negli ultimi mesi”.






