Sono 128 i giornalisti che sono stati uccisi, finora, nel corso dell’anno durante l’esercizio della professione. Lo rileva l’organizzazione non governativa Press Emblem Campaign (PEC) che ha sede a Ginevra e che beneficia dello statuto consultivo speciale dell’ONU. “Anche il 2015 è stato un anno terribile per i rappresentanti dei media” rileva il segretario generale della PEC Blaise Lempen in una nota.
I Paesi più pericolosi per i reporter
I primi morti “sono stati registrati a Parigi con la strage di Charlie Hebdo e poi ci sono state le decapitazioni per mano del sedicente Stato islamico tra cui quelle del giornalista nipponico Kenji Goto in Siria”. Sempre secondo il rapporto PEC pubblicato oggi, lunedì, le violenze contro i giornalisti, in questi quattro ultimi anni sono state “le peggiori e quelle con più morti di tutto il decennio. I morti del 2015 si concentrano in una decina di Paesi.
L'evoluzione del numero di morti
Con 11 morti la Siria è il paese più pericoloso per i report e quello dove si sono registrate il maggior numero di uccisioni. Dopo il paese mediorientale a figurare da luoghi per nulla sicuri per gli addetti dei media sono l’Iraq e il Messico.
Red.MM/AFP/Swing




