Avenue Bourguiba oggi è tornata quella di sempre. Dei gazebo blu, rossi, bianchi spuntati improvvisamente uno dopo l’altro negli ultimi tre giorni più nessuna traccia. Cessati anche la cacofonia dei megafoni e i cori dei militanti. Oggi la strada tace, oggi la parola passa alle urne.
Finiti i comizi, è il giorno del voto
"Voterò Beji Caid Essebsi" mi dice il concierge, "è il solo che abbia la statura, è acculturato, ha esperienza, è stato un uomo di Stato. Ci serve qualcuno che unisca e risollevi davvero il Paese". Ottantotto anni, leader di Nidaa Tounes (partito laico che vinto le elezioni), Essebsi è stato ministro sotto il governo di Bourguiba e sotto Ben Alì.
"Non possiamo mettere il paese nelle mani di un anziano" afferma Mohammed. Lo incontro in un quartiere popolare alla periferia di Tunisi. "Darò il mio voto a Slim Rihai, lui è giovane, potrà fare molto per il paese". 42 anni, leader dell’Unione patriottica libera, lo chiamano il Berlusconi tunisino perché possiede una squadra di calcio e una rete televisiva. Non ha la sua retorica, ma sa come arringare le folle: venerdì ha aperto il suo ultimo comizio con Caffon, rapper tunisino cantastorie dei malesseri di un paese, un tripudio popolare. Buffo, a soli 200 metri, il capannello dei militanti di Hamma Hammami, leader del Fronte popolare. Qui la musica è musica tradizionale, i giovani alternativi dal piglio intellettuale. "Hamma è l’uomo del popolo, è il solo che ha un’idea chiara di cosa si debba fare per la Tunisia, porterà la giustizia sociale", mi dice Rachid.
Il candidato Hamma Hammami
"Temo che ritorni il vecchio partito di Ben Alì" confessa il taxista. "Io sono con Moncef Marzouki, è onesto ed è in linea con i nostri valori". Elettore di Ennahda, che non ha candidati ufficiali, Mehmet sceglie dunque il presidente uscente. Una Tunisia divisa in 4, non in due, alla ricerca di chi la renda una sola.
Annamaria Valenti




