Non occupa più le prime pagine dei giornali eppure l’Afghanistan sta per vivere un anno cruciale. Fra poche settimane, il 5 aprile ci sarà il primo turno delle presidenziali che dovrebbero designare entro giugno il successore di Hamid Karzai, che non può ripresentarsi per un terzo mandato. La campagna è già in corso e ha già fatto salire la tensione per l’aumento del rischio di attentati. L’altro appuntamento che preoccupa tutte le forze in campo – a parte i talebani che sicuramente invece ne traggono speranza– è la partenza delle forze internazionali alla fine del 2014. Una partenza che non dovrebbe essere totale, ma la mancata firma da parte di Karzai dell’accordo bilaterale sulla sicurezza con gli Stati Uniti, mette in forse anche la permanenza di poche migliaia di soldati destinati alla formazione dell’esercito e della polizia afghani.
Rischio destabilizzazione
Un anniversario che ci aiuta a capire la posta in gioco. Esattamente 25 anni fa, il 16 febbraio, il generale russo Gromov, attraversava il ponte dell’amicizia che porta in Uzbekistan, segnando il ritiro delle truppe russe. Si sa cosa ne seguì: una guerra sanguinosa tra le varie fazioni di mujaheddin che culminò con la semi-distruzione della capitale e poi nel 1996 la vittoria dei talebani che hanno imposto un regime altamente repressivo, in particolare nei confronti delle donne. Oggi ci si chiede se potrebbe succedere di nuovo: se dopo tanti sforzi militari e finanziari della comunità, le guerre intestine potrebbero di nuovo devastare l’Afghanistan, destabilizzando l’intera regione e non solo, e i talebani vincere la partita.
Gli afghani sono inquieti. Preciso: gli afghani delle due città in cui sono stata dal primo al 12 febbraio e cioè Kabul e Mazar-i-Sharif. I commercianti notano uno stallo negli affari dovuti all’incertezza. I segnali non sono buoni: basti pensare che nel 2013 si è registrato un aumento delle vittime civili del 7%– con 3’000 morti. Un aumento che coincide con il passaggio della responsabilità della sicurezza dall’ISAF, la missione militare diretta dalla NATO, alle forze dell’ordine afghane. Forze afghane ancora deboli e che stentano a contenere le milizie talebane che si sono ringalluzzite per la prospettiva della prossima partenza delle truppe straniere.
Un paese giovane
Ma l’Afghanistan è anche un paese molto giovane: oltre il 40% della popolazione ha meno di 15 anni. E questi giovani – che hanno beneficiato anche delle possibilità di istruzione offerte dalla presenza internazionale - hanno voglia di pensare al futuro in modo spensierato, esattamente come i giovani di qui.
Lucia Mottini
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Avete in mente Xfactor, o Amici di Maria De Filippi? Esiste una versione afghana che si chiama Afghanstar: ? alla nona edizione ed ? una trasmissione di grandissimo successo. Tant?? vero che anche dei nomadi che abbiamo incontrato ci hanno assicurato che la seguono nella loro casa-tenda grazie a un piccolo pannello solare. I talebani avevano proibito la musica.
RSI Info 24.02.2014, 15:35
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Il principale distretto di polizia di Kabul ? comandato da met? gennaio da una donna, Jamila Bayaz. La sua nomina recente non ha fatto felice tutti i colleghi maschi, ma ? il segno chiaro di un cambiamento.
RSI Info 25.02.2014, 13:33
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Una città in piena esplosione edilizia: così si presenta Kabul oggi. Semidistrutta durante la Guerra civile tra il 1992 e il 1996, la capitale afghana è cresciuta demograficamente circa nove volte rispetto ai 500'000 abitanti stimati nel 2001. Il ritorno dei profughi, la presenza internazionale, l’attrazione che esercita sulle campagne ancora prive di molti servizi, l’hanno fatta crescere in modo sregolato. Secondo voci critiche all’interno della stessa amministrazione afghana, molti quartieri sono stati costruiti senza autorizzazione su terreni pubblici. Denunce portate alla luce da un giornalista appartenente alla nuova generazione, attivo nel giornalismo d’inchiesta. Il reportage di Lucia Mottini.
RSI Info 26.02.2014, 13:19
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Il mantenimento della sicurezza: un tema fondamentale per la popolazione e per lo sviluppo dell'Afghanistan. Ma alla fine dell?anno, le truppe da combattimento internazionali verranno ritirate. L'ISAF, la forza diretta dalla NATO, cambier? nome e dovrebbe rimanere in Afghanistan in forma ridotta, con il compito di addestrare l?esercito e la polizia afghani ancora troppo deboli. Se non ci sar? per? l'assenso del capo di stato afghano, la prospettiva sar? quella del ritiro totale. L?intervista al generale di brigata dell'ISAF Heinz Feldmann, al quartier generale di Kabul.
RSI Info 27.02.2014, 12:41
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L'ultima puntata che dedichiamo all'Afghanistan nell'anno critico del disimpegno occidentale, propone due visioni della scuola e del futuro del paese. L'istruzione ? uno dei settori in cui ? stata compiuta una grande svolta rispetto al regime talebano, in particolare per quanto riguarda la formazione delle ragazze che risultano essere il 40 percento degli scolari. Ma non tutti hanno la stessa visione sui contenuti e la forma della scuola. Il reportage di Lucia Mottini.
RSI Info 28.02.2014, 13:21
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