A fine anno, in Afghanistan, la missione ISAF (International Security Assistance Force) della NATO lascerà il posto a "Resolute Support", che avrà il solo scopo di addestrare e assistere le forze di sicurezza afgane e vedrà una significativa riduzione dei militari della coalizione: saranno circa 12'000, prevalentemente statunitensi.
Il controllo del territorio e la sicurezza sono ora responsabilità dell'esercito e della polizia afgani, addestrati dai militari italiani a scovare e disinnescare ordigni improvvisati sulle vie di comunicazione.
Arruolarsi, per questi uomini e donne, significa anche entrare nel mirino del terrorismo. Per un salario, da soldato semplice, di 230 dollari al mese. Ma sono pochi coloro che lo fanno soltanto per avere un lavoro sicuro, per tanti è una missione: contribuire a dare un futuro al paese.
Una missione che sta dando i suoi frutti: nell'ultimo anno, assicura un generale afgano, i terroristi non sono riusciti né a far saltare strade, né a prendere il controllo di nuovi territori.
Col passaggio a "Resolute support" il contingente italiano, se il Parlamento accoglierà la proposta del Governo, scenderà da 1'500 a circa 750 militari.
Nel reportage, Paola Nurnberg ci porta a visitare un loro campo di addestramento e introduce ad altre, importanti attività, come un programma di reinserimento in un penitenziario.
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